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Taormina tra miracoli e retropalchi, “duetto” dei sindaci in Consiglio

TAORMINA – La seduta di Consiglio comunale del 30 marzo 2026 “regala” una rappresentazione plastica perfetta dell’intera stagione politica, targata Ducato, che sta andando in scena a Taormina. I due sindaci salgono in cattedra con un “clinic” politico su disastri e miracoli, strategie e retropalco, visioni e nozioni di efficienza, efficacia, economicità, interlocuzioni nazionali (e pure internazionali). Un lungo campionario di racconti e vocaboli del “manuale” della buona politica monocolore, una narrazione a due voci declinata anche e soprattutto per fare capire la differenza del prima e dopo nel paese tauromenita delle meraviglie.

Seguire i lavori al cloroformio del Consiglio comunale di Taormina di questi tempi è un’impresa per temerari, perché il rischio fatale di addormentarsi all’istante è in agguato, ma stavolta la seduta è stata di quelle un pò più interessanti, se non altro perché a Palazzo dei Giurati si è vista un’esibizione pianistica a quattro mani degli attuali regnanti della città. Così è andato in scena il ritorno settimanale a Taormina del sindaco (eletto) Cateno De Luca, ormai pronto all’assalto di Palermo, ma è pure intervenuto a lungo anche l’altro sindaco, quello per delega fiduciaria, Massimo Brocato.

Il sindaco De Luca, di rientro dal suo primo tour siciliano per le prossime elezioni Regionali, ha spaziato sui suoi cavalli di battaglia, la gestione del dissesto e “fase post-dissestuale con citazione nella relazione annuale della CdC come comune modello”, la “visione strategica”, “i modelli di sviluppo” e l’aver “cancellato” i “disastri” ereditati dagli “altri” e ai quali l’attuale Amministrazione ha “rimediato” (anche e soprattutto con i soldi dei taorminesi, ndr), poi ha rimarcato “l’apprezzamento” della Corte dei Conti per l’operato dell’attuale governo del Ducato, quindi ha difeso l’esecutivo su qualche staffilata riguardante i ristori del Ciclone Harry. De Luca ha poi alzato un muro su altre frecciate che avevano riguardato le partecipate e lì, sul tema, è innegabile che l’attuale sindaco di Taormina sia preparato più di chiunque altro sul tema. Lo ha dimostrato a Messina, lo sta confermando a Taormina. Padroneggia la materia a occhi chiusi. Poi che le varie partecipate costituite a Taormina siano una forzatura leggermente gigantesca, e non se ne sentisse il bisogno, e che lui abbia scelto di farle gestire a Taormina a soggetti che potranno essere per lui i migliori del mondo ma sono totalmente estranei al contesto della città, è un serenissimo dato di fatto: piaccia o non piaccia.

Quindi è arrivato il momento del sindaco Brocato, con il suo intervento sul progetto per il raddoppio ferroviario (ai contenuti specifici dedicheremo un approfondimento a parte) e la prospettiva che porterà, tra le altre cose, anche alla demolizione della ex scuola elementare “Vittorino da Feltre”. Il co-sindaco, adesso elevato a sindaco a tempo pieno, ha esordito con i convenevoli di un paio di sviolinate al suo leader e ormai collega De Luca. Ha scaldato i motori e poi ha preso campo – come si dice in gergo calcistico -, sciorinando anche lui una lunga serie di “perle” del politichese del Ducato: “il tempo ci ha dato ragione”, “punto per punto abbiamo avuto ragione”, i “macro-punti”, “nessun altro avrebbe potuto ottenere” questo, “stiamo affrontando cose di cui si dibatteva a Taormina da 30 anni”. Quindi l’affondo finale, di Brocato, alla De Luca, sul passato e il presente, tra narrazione e futurismo: “Queste fasi si sarebbero dovute fare 10 anni fa. Oggi incidere non è possibile se non lavorando di fino, in sede tecniche e operative, tutto quello che sui sta ottenendo è all’interno di una contrattualistica già definita. Io ho raccontato il retropalco, quello che succede dietro le scene, e con la variante intanto otteniamo dei risultati”.

Amen. La Messa è finita, andate in pace. O più semplicemente chapeau, come direbbero Oltralpe. I due sindaci si confermano protagonisti sincronizzati, un pò come i piloti dei jet acrobatici: volano talmente vicini che sotto il cielo di Palazzo dei Giurati non capisci (mettiamola così…) dove finisce il potere di uno e dove comincia quello dell’altro. Ma bisogna essere “speranzosi” per gli anni che verranno, come d’altronde ha detto il presidente del Consiglio, Pinuccio Composto sul gong della seduta consiliare: “Sarà una Taormina diversa e ancora più vivibile…”. L’importante è crederci.

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