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Taormina, reunion dell’opposizione a De Luca: il ritorno degli invisibili che sognano (senza speranza) il 2028

TAORMINA – Mentre il sindaco (ufficiale) Cateno De Luca, si concentra sulle sue sfide politiche fuori paese, tra Messina e Palermo, ed il co-sindaco (non eletto) Massimo Brocato continua a governare lui il palazzo municipale, a Taormina si aggiunge un altro tassello decisamente suggestivo a una stagione politica che, nel bene o nel male, rimarrà senza alcun dubbio nella storia della città. All’ombra del Ducato, si prepara il ritorno dell’opposizione (o delle opposizioni, fate voi). Avete capito bene.

E’ storia nota che, in pratica, il film di un’opposizione a De Luca abbia avuto la sua ultima scena nella primavera del 2023. Poi dopo le elezioni ed il successo netto di De Luca, il nulla. Tutti quelli che prima si dichiaravano certi che De Luca non si sarebbe neanche candidato qui e si vantavano che non avrebbe varcato il casello di Spisone, si sono ritirati negli altopiani del Tibet. Spariti, scomparsi, svaniti, evaporati. I vari oppositori si sono squagliati come neve al sole. La normativa vigente consente l’elezione nei piccoli comuni di una rappresentanza talmente sparuta di consiglieri di minoranza da renderne superflua, quasi inutile, la presenza: spettatori a gettone di un Consiglio comunale che, poi, nel caso specifico di Taormina è diventato un Ufficio Ratifiche dove si alza la mano e si approva tutto quello che dispone il sindaco. E nella minoranza stessa, giusto per togliersi il pensiero, qualcuno è passato dall’altra parte, 30 secondi dopo le elezioni, alleandosi con De Luca al netto di una permanenza simbolica sugli scranni del lato assegnato all’opposizione.

E adesso eccolo il risveglio o presunto tale dei vinti, dopo tre anni di letargo. A quanto risulta l’opposizione si incontrerà nei prossimi giorni, a fine febbraio (forse il 26 febbraio) per una maxi-riunione alla presenza di tutti i vari esponenti del fronte anti-De Luca. Prove tecniche di resurrezione o primo passo per imbastire un’altra sconfitta? Gli anti-deluchiani battono un colpo eppure, non soltanto sembrano lontani anni luce da una possibile affermazione nella prossima tornata di voto, ma prima ancora appaiono distanti dal poter essere almeno competitivi.

Paradosso e illusione s’incontrano. Il consenso dell’attuale sindaco è sceso già dopo 12 mesi dal 65% al 37% e la “luna di miele” tra De Luca e i taorminesi è finita da un pezzo. In teoria basterebbe accorgersi che Taormina ha un sindaco che viene da queste parti una volta a settimana o quando ha tempo libero e addirittura c’è un altro sindaco in aggiunta che dirige assessori e consiglieri. Sarebbe sufficiente far pesare il caos delle bollette che sta facendo ammattire i taorminesi e li va soprattutto a svenare e dissanguare, costringendoli a ricorrenti “tuffi” nell’acquario di Palazzo dei Giurati, in apnea per ore e ore. Ma persino questa narrazione della riscossa degli “evasori-zozzoni”, da sola non basta, se dall’altra parte l’alternativa è un’opposizione che fa l’opposizione una tantum. In pratica scomparsa per tre anni, assente sui temi strategici per la città, disunita e che si limita al compitino di qualche comunicato, qualche post social e qualche cocktail di saliva nei bar. Già si pensa soltanto alla solita competizione “vanesiana” tra un paio di capi-bastone che si vogliono contendere la candidatura a sindaco nella classica sfida paesana a chi ce l’ha più “lungo”. Al palazzo municipale si veleggia, intanto, indisturbati, si fa tutto e il contrario di tutto in scioltezza, si banchetta con leggerezza e si assegnano incarichi a tre cifre come fossero caramelle, fioccano risorse pubbliche per professionisti e si distribuiscono pagnotte ai pacchisti, con disinvoltura e pure a costo di fare i furbi per farsi fare fessi. Ciò sapendo che dall’altra parte, tanto, una vera opposizione non esiste.

Chi governa si è già portato avanti per il domani. Non occorre resuscitare Einstein e Zichichi per capire che le “partecipate” non sono nate come costole dell’Opera Pia. Sono state e saranno un “paracadute” impattante, non solo una zavorra sui futuri conti del Comune ma in primis un pezzo di scudo per la partita del 2028, quando arriverà il momento del voto popolare e voterà anche il magico e grato mondo dei “partecipanti”.

Alla reunion degli oppositori “tauromeniti” si udiranno le prevedibili rassicurazioni sull’effetto-acquario, c’è chi tirerà fuori bei discorsi sui programmi e chi litigherà sul conflitto generazionale tra “vecchi” e “nuovi” e su chi, insomma, dovrà guidare la crociata anti-deluchiana. I vari (auto)candidati a sindaco già scaldano i “motori” senza realizzare che la macchina si e’ dalla sfasciacarrozze e nessuno di loro oggi può ambire al successo. Vale per i soliti “noti” ma vale anche per chi si illude che possa bastare l’improvvisata scelta new age di qualche giovane rampante e un pò di caciara social per inventarsi qualche candidatura e dare un senso alla prossima competizione politica.

Un esercito senza idee chiare e senza “generale” prova a organizzarsi ma la strada per detronizzare De Luca al momento è tutta in salita, è un Everest da scalare a mani nude. Il risveglio di chi non c’era (e forse non c’è ancora) è una conta dei reduci in un fronte privo di una lucida visione della realtà e priva di un leader. Si immagina una possibile coalizione che non ha una guida riconosciuta, che tra le sue fila non si è mai scrollata di dosso, veleni, antagonismi, personalismi e individualismi, è non coalizione. Un relitto del passato dentro un’area politica disgregata nel cui perimetro non si è mai fatta autocritica né chiarezza.

La reunion per la “grande riscossa” ha un alto coefficiente di probabilità di tradursi in un sussulto del “grande nulla”. Tre anni di silenzio interrotti da uno squillo di tromba che non fa neanche il solletico alla controparte. Tra il ricordo del 2023 e il risveglio del 2026 c’è la nuova trappola di un salto (bis) nel vuoto nel 2028.

Prima ancora di sognare di spazzare via l’Amministrazione di Cateno De Luca, l’opposizione dovrebbe chiedersi come si è innescata la “bomba” e come si potrebbe “disinnescare” quella del 2028. Dovrebbe interrogarsi, capire se e come poter creare qualcosa.

Chi ha ha consegnato la città ad altri e adesso è diventato ospite in casa propria, se vuole avere una possibilità di invertire la rotta non deve ripartire dai soliti rituali ma fare reset, guardarsi attorno e fiutare le opportuna ma anche i rischi del futuro. Chi ha perso la bussola nel 2023 e ha dormito per tre anni, deve annusare la paura del domani. Tutta e fino in fondo.

L’idea dell’ammucchiata contro De Luca per “vendetta” o mero spirito livoroso di “rivincita” e con una sterile crociata paesana ad personam, è una prospettiva perdente in partenza. Non basta il tutti insieme appassionatamente per una restaurazione. Sulle rovine del consenso plebiscitario del 2023, oggi resiste e regna comunque al Comune di Taormina l’equilibrio più forte. E’ il più stabile: l’equilibrio della paura. Quello di una stagione di governo dove c’è un’Amministrazione che si regge su due sindaci, mentre il contorno non conta ed e’ utile per la coreografia. La gente si lamenta in paese ma poi un’opposizione che si faccia interprete di quel sentimento non esiste, né dentro né fuori dal municipio. Intanto, nel palazzo non vola una mosca. I non allineati in molti casi si sono già allineati, chi per scelta e chi per assenza di alternativa. E chi per quiete vivere.

Chi vorrebbe fare la “guerra” a De Luca ha capito poco o nulla della storia di ieri e di quella odierna, né può coltivare troppe illusioni di riscrivere la trama vincente di un domani. Questa opposizione non ha imparato la lezione. Non ha la forza, le idee e una leadership per riaccompagnare l’attuale sindaco al casello di Spisone. Anche in un tempo in cui forse potrebbe non essere un’impresa dell’altro mondo.

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