La Pasqua cristiana celebra il miracolo della resurrezione di Cristo, ma per Taormina questa è una Pasqua di confine. Tra sacro e profano, la trama dell’attualità disegna idealmente l’orizzonte di una rinascita attesa da una comunità e la consegna ad uno spartito che valica il senso più profondo della storia e della fede. La religione ha il suo calendario, l’aspettativa della gente è un tempo che non è ancora arrivato. Ma che ormai non è lontano.
In città si avverte, infatti, forte la consapevolezza che nel momento in cui il turismo ed il potere eterno della bellezza, tengono in piedi Taormina e la fanno correre, c’è anche e soprattutto la zavorra di una classe amministrativa che non tiene il passo e non è all’altezza del compito. La politica non sa accompagnare la filiera produttiva ma soprattutto Taormina arretra sul piano sociale con dei risvolti che in tanti casi non si vedono né si percepiscono all’esterno. Ma ci sono situazioni che sul piano umano devono fare riflettere e di fronte alle quali non si può fare finta di niente. Si è creata una distanza siderale tra il potere e la comunità, un vuoto enorme che separa il palazzo dalla gente. Il solco scavato è l’abisso che separa la Taormina che vive nel lusso e nel benessere da quella che invece soffre, arranca e s’impoverisce oltre una soglia minima di vivibilità.
Taormina s’è incupita nei suoi controsensi ignorati e nei paradossi irrisolti, è una città oltremodo divisa e lacerata da livori e indifferenze, dove ognuno ha preso la propria strada e manca una visione d’insieme, si va avanti nel segno dell’individualismo di comodo e dell’antagonismo di quartiere. La comunità non ha la guida che dovrebbe avere. Al vertice non esiste l’autorevolezza dell’ascolto e neppure l’attenzione di comprenderne l’importanza.
L’attuale sindaco di Taormina ha smesso di fare il sindaco da un pezzo, ha in testa solo la Regione ed è uscito allo scoperto sull’ennesimo assalto alla Presidenza. L’accelerazione è partita, è adesso perché Cateno De Luca vuole provare a capitalizzare il clima di confusione per tornare al centro della scena. Sta facendo l’inferno sapendo che da solo, con il suo 9-10% nei sondaggi, non può andare da nessuna parte e allora la chance se la deve costruire soffiando sul vento della crisi politica. Cerca di sfruttare lo choc del centrodestra e cavalca l’onda del panico romano innescato dal dopo-referendum.
A Palermo si voterà ad ottobre o tutto al più nella primavera del 2027. A Taormina si dovrebbe votare nel 2028 ma non è detto. A differenza di Messina 2022, De Luca a Taormina, in caso di corsa alla Presidenza, non avrà l’obbligo di lasciare anzitempo la sua sindacatura. Tuttavia, al di là dei formalismi, la data delle elezioni qui a Taormina è solo un dettaglio dentro un gioco ad incastri.
Taormina si è incamminata verso le prossime elezioni Comunali con un doppio binario dove il treno da entrambe le parti ha già deragliato. Un’Amministrazione che non ha la qualità e lo spessore per proseguire la sua corsa. E gli oppositori che non sono nelle condizioni di rappresentare un’alternativa. E’ l’incrocio tra due tifoni depotenziati.
Ma ogni tempesta ha il suo tempo, ogni liturgia ha la sua parabola, che comincia, fa il suo corso e finisce. A Taormina l’era del dissesto e la stagione del dopo-dissesto, in fondo, sono state le due facce della stessa medaglia con un sostanziale fallimento ad oltranza della politica. Ed è inutile che i due carri si ripropongano o si illudano di quel che non può più essere. Chi ha governato in passato e chi amministra adesso non ha mai saputo mettere in campo l’abc del suo compito: colmare il vuoto tra il palazzo e la comunità, riempirlo di realtà e di condivisione del percorso. Il luna park dell’inadeguatezza politica a Taormina è durato abbastanza e la gente si è stancata di un teatrino che non porta da nessuna parte. Adesso bisogna andare oltre i i fallimenti di ieri e di oggi e voltare pagina. La vera sfida per la resurrezione deve ancora cominciare.


