TAORMINA – A Taormina l’opposizione a Cateno De Luca prova a riorganizzarsi e a riemergere dall’oltretomba dopo tre anni di assenza dalla scena. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi su TN24 con tutti gli annessi e connessi della “reunion” prevista per il 26 febbraio tra le varie anime del fronte avverso all’attuale sindaco e all’Amministrazione in carica.
Nel frattempo arrivano ulteriori spunti che rendono l’idea in termini significativi sulla situazione di sprofondo assoluto in cui versa l’area politica che vorrebbe o si dovrebbe contrapporre a De Luca in proiezione delle elezioni del 2028. Tra i vari attori locali del perimetro anti-deluchiano ci sono quelli che parteciperanno all’assemblea di fine mese e non vedono l’ora di rimettersi al centro della scena, alcuni si trovano ormai dalle scorse elezioni nella “terra di mezzo” e andranno per ascoltare e forse riferire 10 minuti dopo (o in diretta via whatsapp) all’Amministrazione i dettagli dell’adunata. E poi c’è pure chi non ha deciso se presentarsi all’incontro perché le perplessità sul quadro taorminese sono evidenti e ben visibili ai pochi che ragionano e masticano di politica.
Ma soprattutto ci sono quelli che, prima ancora di incontrarsi, stanno subito scaldando i “motori” per tornare alla carica della fascia tricolore, con la solita competizione di sempre. Tutti contro tutti, con una decina di politici pronti a darsi battaglia, ognuno a modo proprio. Gli aspiranti fremono per provare a spianarsi la strada di una candidatura a sindaco. Tra bar, salotti di casa e segreterie politiche già in questi giorni si sono registrati alcuni movimenti indicativi, a riprova che il 2023 non ha insegnato nulla alla ciurma anti-deluchiana. C’è chi mette il carro davanti ai buoi e fa sapere che si candiderà in ogni caso e quindi la scelta dovrà avvenire in modalità “o così o pomì”, qualcuno è andato dal parlamentare di turno a cercare la “benedizione” in largo anticipo, perché altrimenti alle Regionali ci si attacca al tram sui voti di questa zona. E qualcun altro si vuol candidare ma intanto gira a largo. Per la serie, parliamone dopo e con calma…ma poi sempre a Canossa dovrete venire. Si tratta, insomma, di una ennesima “guerra di posizione”. Un amabile clima da polveriera che comincerà con il tutti insieme appassionatamente e rischierà di squagliarsi nell’attimo in cui si passerà dalla teoria dei bei propositi alla pratica di chi dovrà essere il candidato sindaco.
Quindi si tornerà a parlare di programmi, idee, chiacchiere e sogni a chilometro zero, senza comprendere tre cose scolastiche: l’opposizione a Taormina, prima di tutto, dovrebbe fare autocritica, riflettere, azzerare tutto e realizzare che ha sbagliato e continua a sbagliare tutto. Il secondo dato di fatto è che non basterà neppure una crociata anti-De Luca se non si ha nemmeno la percezione di come e cosa possa essere l’alternativa amministrativa. E la terza cosa, banale ma impietosa, è che ad oggi l’opposizione taorminese, nelle sue varie anime, dalle più esperte a quelle della “new age”, non dispone di una figura che possa fare sintesi, mettere tutti d’accordo e rappresentare un elemento di leadership da mettere in campo per la futura corsa alla sindacatura.
Ecco perché poi il consenso di De Luca a Taormina è da tempo in caduta libera, tanti taorminesi praticherebbero volentieri il rito di Muzio Scevola rispetto alle scelte compiute nel 2023 e il palazzo municipale ha un’attività amministrativa concentrata sull’assetto unico in Italia di due sindaci al comando e tutti gli altri a fare la coreografia, ma chi si “culla” su queste valutazioni ha compreso poco o nulla. Sì sa che quando arriverà il tempo delle urne tutti i discorsi potranno contare e incidere o afflosciarsi e scivolare in secondo piano. Perché, in fondo, dall’altra parte quale sarebbe l’alternativa? Boh.
Se De Luca di certo non ha brillato, gli altri si sono dati da fare per fare persino peggio, con un’inconsistenza politica e un’impalpabilità tale da corroborare la sensazione nell’elettorato che questa Amministrazione è stata una delusione ma l’opposizione all’Imperatore del Nisi non è un’opzione migliore. E magari la futura proposta in campo potrà essere una “ministra riscaldata” per una restaurazione o una novità fresca eppure debole come un ramoscello al vento. Allora De Luca può ancora sfruttare la “polizza” politica della pochezza altrui e di un fronte che non impensierisce il Ducato, non disturba i conducenti e tiene il monocolore saldamente aggrappato al palazzo.
Il panorama taorminese disegna una situazione cristallizzata, nella quale ad oggi appare quasi velleitaria la prospettiva di un ribaltone amministrativo nel 2028. E, d’altronde, bisogna tenere conto poi di tanti fattori, sempre rilevanti e mai casuali, quando ci si proietterà in una competizione elettorale. Come ad esempio la “partecipazione”….


