Le notti d’estate a Taormina riportano d’attualità un problema che si era già palesato nelle scorse annate e ad oggi non ha trovato la necessaria soluzione risolutiva. La questione che scatena la proteste dei residenti e rischia di diventare un boomerang anche o soprattutto per la destinazione, e quindi per i turisti che soggiornano nelle strutture ricettive in città, è quella delle feste private nelle residenze. Feste, per intendersi, nelle quali si fa musica ad alto volume sino a tarda sera e chi le organizza se ne infischia del disturbo che arreca agli altri.
In teoria ci sarebbe, ad esempio, da osservare la vigente ordinanza sindacale n.45 del 17 luglio 2025 che lo scorso anno, sulla scorta delle precedenti che erano state adottate anche in passato, dispose la “Nuova disciplina degli orari di apertura e chiusura delle attività e degli esercizi pubblici, della diffusione musicale e sonora, dei rumori da esercizi artigianali e cantieri edili”. Il punto è che, però, qui non si parla di attività commerciali ma di residenze private, dove si fa baldoria danzante a briglie sciolte. C’è un vulnus ed il fenomeno prolifera. Non in zone periferiche, ma in pieno centro storico.
In sostanza, se a trasgredire le vigenti disposizioni in materia dovesse essere le attività commerciali, un locale pubblico o anche una struttura ricettiva, si beccherebbero subito una multa e alla terza sanzione la chiusura. Se la serata danzante la si fa invece una residenza privata, come ad esempio una villa, il problema rischia di passare in “cavalleria” e per di più poi gli animi s’infiammano perché chi abita o soggiorna nelle vicinanze è impossibilitato a riposare, si trova a dover subire la beffa notturna dell’esplosione dei decibel e così, alla fine, decide di chiamare il 112.
E’ chiaro che c’è da rispettare il legittimo desiderio di riposare dei cittadini e anche quello dei turisti che pagano per soggiornare a Taormina e che si trovano poi ad essere disturbati. E di questi tempi non si può trascurare il rischio che questi stessi turisti decidano di raccontare un’esperienza negativa sui social o nelle recensioni, con tutto ciò che ne può conseguire in termini negativi per la destinazione. Non occorre ricordarci che Taormina vive di turismo e che a trainare la destinazione sono anche e soprattutto gli alberghi, le cui proprietà con i loro investimenti sono state capaci di costruire la macchina perfetta della migliore hotellerie presente nel Sud Italia e tra le più competitive in assoluto nel Paese.
La situazione sembra richiamare un “paradosso nel paradosso”, perché Taormina ha visto svanire negli anni la sua vita notturna e sono praticamente scomparsi i dancing che hanno fatto la storia (non ultimo La Giara) e questo non è un bene, perché l’offerta della città va pensata e “tarata” a misura di tutti, compresi i giovani e di chi vuole l’intrattanimento. Ma il punto è che la risposta a questo vulnus non può arrivare da un divertimento in modalità “liberi tutti” nelle residenze private.
E allora l’esigenza è quella di intervenire prontamente per sanare questa discrasia. La linea di confine tra diritto al riposo e aspettativa di divertimento è sempre sottile ma, in fondo, c’è una cosa abbastanza semplice da fare ed è quella di andare a rivedere l’ordinanza, aggiornarla e integrarla con una opportuna disciplina del fenomeno della musica nelle dimore private, considerando pertanto, nell’ottica di cosa è consentito e cosa non è consentito fare, anche le residenze private. Altrimenti si rischia di continuare a fare i conti con evitabili “tarantelle”, serate danzanti “fai da te”, la guerra dei decibel, le proteste ed il carico di polemiche in salsa paesana.


