TAORMINA – Era tornata nell’agosto del 2024 tra l’entusiasmo generale, accolta come una regina che ritrovava la propria casa dopo un lungo esilio. La Sacerdotessa di Iside, una delle opere più emblematiche della storia antica di Taormina, era stata il fiore all’occhiello della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium” a Palazzo Ciampoli.
Ma oggi, la mostra è chiusa dal 31 ottobre scorso e se, come sembra, è sceso il sipario su questa esposizione, anche la Sacerdotessa pare destinata a salutare. A questo punto l’opera rivedrebbe la strada di Palermo, lasciando dietro di sé la sensazione di un’altra occasione perduta per la città. L’ennesima.
Un ritorno storico, ma solo temporaneo
Il Parco Archeologico Naxos Taormina, guidato nel 2024 dall’archeologa Gabriella Tigano, aveva annunciato con grande entusiasmo l’arrivo dell’opera, proveniente dal Museo Archeologico Regionale “Antonio Salinas” di Palermo, dove è custodita.
La statua, rinvenuta nel 1861 nell’area dell’attuale chiesa di San Pancrazio, è una delle testimonianze più preziose del legame tra Taormina e i culti religiosi di epoca greca e romana. Un ritorno che aveva emozionato cittadini, studiosi e turisti, ma che non è riuscito a trasformarsi in un progetto duraturo.
Un legame spezzato, ancora una volta
La presenza della Sacerdotessa di Iside a Palazzo Ciampoli aveva riacceso il dibattito sul destino dell’opera e sulla necessità di restituirla al suo contesto originario.
Già nel 2019, come i più attenti ricorderanno, il taorminese Pancrazio Faraci aveva lanciato una petizione indirizzata al Presidente della Regione Siciliana per chiedere il ritorno definitivo della statua a Taormina. Da allora, però, nessun dialogo concreto si è avviato con la Regione o con l’Assessorato ai Beni Culturali. Anche in questa occasione, dopo mesi di esposizione, la statua è tornata a Palermo senza che Taormina facesse valere la propria voce.
La forza di un simbolo dimenticato
La Sacerdotessa di Iside non è soltanto un capolavoro artistico: è una parte dell’anima di Taormina, un frammento della sua identità storica e spirituale.
La sua presenza in città avrebbe potuto rafforzare il legame tra comunità e patrimonio, offrendo ai visitatori un racconto autentico delle radici religiose e culturali del territorio. Tenerla a Taormina, nel luogo del ritrovamento, avrebbe significato restituire al passato il suo spazio naturale, valorizzando l’opera e il territorio insieme. L’entusiasmo con cui il Parco aveva riportato la statua nel 2024 si è purtroppo scontrato con la solita assenza di visione istituzionale. Nessuna iniziativa concreta, nessun tavolo di confronto con la Regione, nessuna proposta per trasformare questo ritorno in un progetto stabile.
E così la Sacerdotessa di Iside, come troppo spesso accade alla cultura taorminese, è tornata lontana dal luogo che le appartiene. L’aspettativa della comunità locale era quella che venisse trovata una soluzione per una permanenza a Taormina della Sacerdotessa.
Ogni grande città d’arte costruisce il proprio futuro guardando alla sua storia, a partire dal rispetto e dalla valorizzazione delle proprie origini. Taormina, invece, sembra ancora una volta aver scelto di voltarsi dall’altra parte e fare altre scelte, andando a rinverdire così la lunga sequenza di occasioni perdute per alzare il livello dell’offerta culturale di questo territorio.


