TAORMINA – Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio scorso Taormina è stata raggiunta da una tempesta di vento che ha provocato diversi danni ed in particolare è stato colpito il Parco Florence Trevelyan, dove sono crollati diversi alberi e si è acuita la fragilità delle torrette.
Da quegli accadimenti è ormai trascorso un mese. E da diversi giorni diversi cittadini ci hanno chiesto di andare a verificare le condizioni della Villa comunale, lamentandone le condizioni critiche in cui ancora adesso, a distanza di una trentina di giorni, versa il polmone verde della città, una delle aree più importanti e più frequentate dai turisti, oltre che dai residenti. E la realtà supera l’immaginazione. La Villa Comunale è in una situazione che si può riassumere in tre semplici parole: sconcertante, pietosa, inaccettabile. La Natura ha ridotto il Parco in un cimitero e su questo non ci piove. L’inerzia del Comune ha fatto peggio. La gestione della fase successiva alla tempesta lascia oltremodo perplessi. E nessuno si permetta di venire a raccontare la stornellata della “buona amministrazione” se poi i risultati sono questi.
Anzi, cominciamo con il dopo-scuola su questa vicenda. La Villa comunale, nell’immediatezza della tempesta, era stata chiusa per motivi di sicurezza e tutela della pubblica incolumità. E’ stata, quindi, parzialmente riaperta a tempo di record. Bene. Peccato che, in realtà, sarebbe stato meglio non aprire così: perché l’immagine che offre oggi la Villa Comunale ai turisti è imbarazzante. Anche un bambino comprenderebbe che si tratta di un’autorete agli occhi della gente ed in primis dei visitatori di Taormina. Bastano le immagini come questa e quelle che abbiamo pubblicato sui canali social di TaorminaNews24. Bastano e avanzano.

L’ordinanza sindacale n.12 del 20 febbraio 2026 richiama la relazione del Responsabile dell’Area Tecnica del 20/02/2026, avente ad oggetto “Relazione Parco Comunale “Florence Trevelyan a seguito degli eventi metereologici del 13/02/2026”, con quale si comunica la parziale fruibilità del Parco Comunale ad eccezione delle aree ingresso via Diodoro, casetta custodi, parco giochi bambini, torretta maggiore, che sono state opportunamente delimitate attraverso transennatura. Da qui si ordina “la riapertura e la conseguente fruibilità del Parco Comunale “Florence Trevelyan” ad eccezione delle aree ingresso di via Diodoro, casetta custodi, parco giochi bambini, torretta maggiore, che risultano opportunamente delimitate attraverso apposita transennatura”.
Ma un Parco si riapre cosi, con il “gioco dell’oca” delle transenne e gli alberi a a terra dopo 30 giorni? In buona sostanza, un pezzo di Villa, nemmeno la metà della superficie sulla quale si estende questo splendido giardino, è tornato fruibile con interventi di ripulitura. Tutto il resto è prigioniero delle transenne, impedito al pubblico, con diversi alberi ancora accasciati al suolo, dove li ha scaraventati un mese fa la furia della tempesta. Se appare evidente che per i danni strutturali (vedi torrette) ci vorranno tempo e risorse (pregando che non ci sia qualche ulteriore crollo nel frattempo), non si comprende e non si giustifica per quale assurdo motivo l’Amministrazione non abbia fatto rimuovere subito quegli alberi.
In un qualsiasi luogo dove le cose funzionano davvero, ci si attiva, ci si mobilita, si manda una squadra di operai per la straordinarietà della circostanza e perlomeno si fa in modo che gli alberi crollati vengano tolti in 48-72 ore, esagerando anche in una settimana. E d’altronde un’azione rapida e lodevole venne eseguita e portata a compimento in modo esemplare dagli addetti all’ecologia di Asm in altri punti di Taormina (vedi Via Pirandello) la mattinata stessa del 13 febbraio. Magari si poteva disporre altrettanto alla Villa Comunale. Invece gli alberi “morti” al Parco Trevelyan rimangono senza “funerale” per un mese, si piazzano un paio di transenne qua e là, buonanotte ai suonatori e poi se ne parla. Peggio ancora: si riapre un terzo della Villa Comunale al pubblico per mostrare cosa? La “cartolina” sgualcita di un bene meraviglioso rivoltato come un calzino dal maltempo. Così i turisti passeggiano in un percorso limitato, si avvicinano alle transenne, osservano e scattano immagini di uno stato precario dei luoghi. Portano nel mondo il ricordo di una città dove al cospetto degli alberi crollati al giardino pubblico si attende non si sa bene chi o cosa per rimuoverli. In Giappone un’autostrada distrutta da un terremoto viene sistemata e ricostruita in 6 giorni. A Taormina il tempo si dilata e per rimuovere un paio di alberi occorrono (almeno) 30 giorni.
Possono esserci alcune aree che è opportuno lasciare chiuse per motivi di sicurezza. Nulla quaestio, ma il il pericolo non sussiste in altre zone che potevano e dovevano essere pulite, liberate e riaperte in un paio di giorni con la rimozione immediata degli alberi abbattuti ed inspiegabilmente rimasti nella stessa maniera in cui li ha lasciati l’ira del vento.

In teoria, per puro esempio, in un Comune che è una “patria” degli affidamenti diretti, esisterebbe l’opportunità di agire con somma urgenza, procedura alla quale – da tanti anni a questa parte – Taormina ha fatto spesso ricorso in modo più o meno disinvolto ma che almeno in questo caso sarebbe stata una scelta legittima e ben comprensibile. E tuttavia si consegna allo sguardo attonito dei turisti lo scempio della Villa Comunale. Poi si dirà che c’è voluta una gara, procedure a passo blando che in una situazione come questa non sono il “vangelo” né la via maestra.
Così la magia di questo luogo si piega allo sprofondo di uno scenario disastroso. Cosa si è fatto in un mese per sistemare la Villa di Taormina? Poco, troppo poco. Repetita iuvant: se la “conquista” è stata quella di una riapertura fulminea con alberi a terra, transenne e i lavori nemmeno avviati, sarebbe meglio prolungare la chiusura e curare intanto le “ferite”. Molto meglio non mostrare ai visitatori la Villa in queste condizioni, aspettare e riaprire bene. Che senso ha una passeggiata suggestiva ridotta a tristezza mortificante, con i turisti che scattano foto tra le macerie: è questo il biglietto da visita che si vuole dare di Taormina? E’ una cosa che sarebbe comprensibile anche nella grammatica delle scuole elementari. Dovrebbero capirlo anche quelli che governano questa stagione di Taormina. E darsi una mossa.


