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Sicilia verso il voto? Liberi tutti con l’incendiario De Luca, la destra nel caos e il “terrore” del campo largo

Cateno De Luca spinge per provare a portare la Sicilia al voto subito e agita le acque della politica regionale provando ad innescare il domino immediato del “liberi tutti”. Il sindaco di Taormina è partito all’assalto alla Presidenza, che da qui a breve verrà lasciata libera da Renato Schifani, l’attuale governatore che non ha più una maggioranza e non avrà nemmeno la chance della ricandidatura.

Così Scateno, archiviata la parentesi tattica della (finta) metamorfosi ecumenica, si è rimesso la divisa a lui più congeniale: quella dell’incendiario, sapendo che i sondaggi non lo premiano e deve rimettersi al centro della scena e fare quanto più casino possibile per risalire la china e attrarre l’attenzione di interlocutori politici, pezzi di destra e di sinistra, che orbitano al centro e in qualsiasi altra parte di uno scacchiere da frantumare e ricomporre in modalità “siculo-draghiana”. La sua strategia De Luca la sta portando avanti sull’onda della fase politica post-referendum di confusione totale che gli offre un assist, perché a Roma c’è fibrillazione e peggio ancora è già cominciato il fuggi-fuggi pre-voto a Palermo. A maggio incombono poi le Amministrative e Messina che, probabilmente resterà roccaforte del monocolore, darà a De Luca il pass per varcare lo Stretto, ripresentarsi in “pompa magna” a Palermo e ridare fiato alle trombe della nuova crociata per la Presidenza della Regione.

D’altronde a Palermo oggi da una parte c’è un centrodestra in bambola, che in Sicilia ha la sola certezza che non verrà ricandidato Schifani e i vari alleati della maggioranza che si “scanneranno” come e peggio di ciò che accadde nel dopo-Musumeci. E allora vedremo i vari eredi al trono a sciabolare, con una resa dei conti zavorrata dall’enorme difficoltà a mettersi d’accordo.

Dall’altra parte c’è il centrosinistra che “amoreggia” con Cateno De Luca più per convenienza che convinzione. Ne subisce la fascinazione ma ha remore ha fidarsi sino in fondo di lui o peggio ancora ha il “terrore” di consacrarlo candidato alla Presidenza della Regione del campo largo. Ma il PD ha alternative? No, perché non ha una parvenza di capitano per la nave, il M5S avrebbe Giuseppe Antoci, nome già scelto e incoronato da Giuseppe Conte, e che però non appassiona un “pezzo” isolano dei pentastellati che flirta da tempo con De Luca e chi per lui. E c’è poi Ismaele La Vardera che si è già candidato alla Presidenza della Regione e prenderà una barca di voti di pancia in qualsiasi caso ma che De Luca sta cercando di ricondurre, previo bombardamento mediatico, alla ragione di un passo di lato. Pressing e attacchi ad oltranza per arrivare, alla fine, ad un accordo in cui l’allievo si convinca a sostenere la candidatura del maestro. Perché si sa che spesso e volentieri prima si litiga e ci si divide, poi, presto o tardi, le strade si rincontrano e arriva il tempo di una pace.

Insomma la sinistra accarezza l’ebbrezza del ribaltone, con la “pazza idea” del “famolo strano” pur di battere la destra e anche mettendo in conto l’idea dei partiti di una “sodomizzazione” politica a vantaggio di una leadership autoritaria come quella di Scateno. E si sa che l’Imperatore del Nisi quando parte non lo fermi più. Non lo puoi gestire. Non dal giorno dopo ma sin dal giorno prima.

A Palermo regna il caos e si va verso il liberi tutti, ormai resta solo da capire quando verrà messo il punto finale. Sarà un rompete le righe. Nel frattempo i siciliani si sono già rotti altro, da un pezzo, di tutto questo teatrino politico.

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