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Sicilia tra fango e indifferenza: per il mainstream italiano il Ciclone Harry è stato solo un “dopo-maltempo”

Avevamo già detto e scritto nei giorni scorsi che la narrazione quasi fantasma sui media nazionali del Ciclone che era atteso da lì a qualche giorno in Sicilia (come pure in Calabria e Sardegna) era stata imbarazzante, inadeguato. Zero spazio o, tutto al più, qualche servizio, giusto per togliersi il pensiero ma non era stata una notizia da primo piano. Nessuno spazio di particolare rilievo. Ancora una volta, come quasi sempre accade, non ci siamo sbagliati. Ma il dopo Ciclone è ancora peggio. Siamo di fronte a un’amara e mortificante conferma che veniamo considerati “Italia di Serie B”. Forse semplicemente “Serie B” di una non Italia. Non si tratta di retorici luoghi comuni o banali discorsi campanilistici. La realtà non necessita di troppe interpretazioni.

Andate a vedere cosa è stato detto o nemmeno raccontato ieri. Andate a fare un fare un giro on line stamattina sui colossi del mainstream italico. C’è il discorso commediale di Trump a Davos, la Champions League, il piano sicurezza di Milano-Cortina, Clinton e il caso Epstein, l’incendio a Davos nello studio del programma di Otto e Mezzo, poi la tassa sui pacchi cinesi, il campo largo che studia la sfida alla Meloni e dall’altra parte la Lega che va a Roccaraso senza Vannacci ma c’è Francesca Pascale. Ah, scusate: manca pure la notizia dei pannelli solari che “assediano Pavia”. E l’emergenza in Sicilia? Boh, chi l’ha vista. E i telegiornali? Si dirà che i servizi ci sono stati. Ma erano servizi in primo piano? No. Era l’argomento iniziale? No. Hanno reso il senso dell’emergenza? No.

Il dopo-ciclone in Sicilia nelle cronache nazionali viene considerato un “dopo-maltempo”. Si usa il termine “maltempo”, non si evidenzia che c’è stato un Ciclone, un evento epocale devastante che ha fatto disastri senza precedenti. E’ come se ci fosse stato qualche danno, anche piuttosto significativo, ma in ogni caso niente di così grave. Se ne parla per onore di firma, tutto al più si rimpastano notizie prese da qui o si rilanciano immagini che arrivano dalla Sicilia stessa, tramite filmati presenti sul Web o per collaborazioni varie.

Non possiamo dar torto a quei siciliani che da ieri esprimono la loro rabbia e tutta l’indignazione di fronte a questa disparità di trattamento con eventi simili avvenuto in passato in altre regioni italiane. Altre volte abbiamo visto interi tg dedicati ad alluvioni, dirette tv dai luoghi, raccolte fondi, trasmissioni speciali e appelli pure dai vip (qui tranne la solidarietà del nostro conterraneo Fiorello a “La Pennicanza”, non pervenuto nessuno).

C’è un’isola in ginocchio, lo scenario fa impressiona ed è come un dopo-guerra. La parte orientale è stata spazzata via, interi tratti sono crollati e la zona Ionica è stata devastata per oltre 100 km di costa. C’è gente che ha perso tutto e piange e si dispera. Stabilimenti distrutti, case danneggiate, persone evacuate, opere crollate, infrastrutture danneggiate, famiglie rimaste senza nemmeno la corrente elettrica. E’ un miracolo che non ci siano stati dei morti e il merito è soltanto della macchina della sicurezza che è stata straordinaria e ha funzionato in modo perfetto. Ma soprattutto i siciliani si sono chiusi in casa e, al netto di un paio di idioti che hanno rischiato la vita per un selfie, hanno capito il senso del pericolo. Sono pure scomparsi dai radar e si sono squagliati i soliti fenomeni che, prima del disastro, occupavano il loro vuoto tempo “pontificando” fesserie sui social e imbrattando la Rete con la rassicurazione urbi et orbi che si trattava del “solito” “allarmismo” e “terrorismo”, “esagerazioni per i like”. Ora questi stessi profeti andrebbero portati sui luoghi a spalare fango.

E allora questa coltre di silenzio, rotta solo dall’elemosina di scarni trafiletti o servizi di ‘colore’ relegati a metà-fine telegiornale, non è solo una mancanza di rispetto verso chi sta spalando fango e conta i danni. Sembra un segnale culturale: suggerisce che il dolore di una parte del Paese pesa meno di quello di altre. Ignorare il Ciclone che ha colpito la Sicilia
significa negare lo stato di emergenza nazionale a un’intera regione. Quell’emergenza che verrà riconosciuta da un governo ma qualcun altro snobba o minimizza sol perché non si sono registrati dei morti.

Una tempesta di portata storica bollata come un pò di pioggia. Se il racconto dei media nazionali continua a derubricare un ciclone epocale a semplice ‘maltempo stagionale’, non si fa solo cattiva informazione, si scava un solco ancora più profondo tra le istituzioni, la pubblica opinione del Nord e un Mezzogiorno che si sente, oggi più che mai, tragicamente isolato davanti alla furia della natura e all’indifferenza vergognosa di una parte del Paese. Nessuno poi si lamenti se i siciliani si rompono le scatole, s’indignano e non vanno più a votare.

In fondo la notizia più importante è quella che neppure ci interessa venga sbattuta in prima pagina: sarà una sfida tosta ma ce la faremo anche stavolta. Guardate quella gente (i giovani in primis) che da ieri spala fango senza tregua, con il dolore nel cuore ma una voglia indomita e una forza feroce di ripartire. La Sicilia non molla e i Siciliani non si arrendono. Piaccia o non piaccia. Torneremo dall’Inferno e ci rialzeremo. Con buona pace di chi non ci ama.

P.S. A proposito, visto che il mondo si aggiorna sui fatti di Taormina leggendo TN24, vuoi vedere che adesso un pezzo di mainstream si sveglierà e forse si accorgerà del Ciclone in Sicilia dandogli un pò più di spazio? Chissà. Possibile, probabile, prevedibile.

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