“Rispetto la seconda carica dello Stato, ma non posso obbligare nessuno a fare qualcosa contro al sua volontà”. Così Carlo Conti ha commentato il messaggio con cui ieri il presidente del Senato Ignazio La Russa si è augurato di vedere Andrea Pucci sul palco dell’Ariston. “Devo essere sincero. Nei giorni scorsi ci siamo sentiti con Pucci ma non ha intenzione di fare niente, neanche un videomessaggio scherzoso. Non se la sente e io non posso obbligarlo. Nei prossimi mesi avrà tutto il temp per fare spettacoli e far divertire la gente”, ha spiegato Conti in conferenza stampa.
Non vuole parlare di politica, se non con qualche battuta, ma la politica continua a parlare di Sanremo e Carlo Conti non può tirarsi indietro. A chi gli ha chiesto cosa pensa delle ingerenze della politica sul Festival, il conduttore nel corso della conferenza stampa ha risposto: “Considero le loro osservazioni come liberi cittadini. Ogni libero cittadino è libero di dire ciò che vuole”. A chi gli ha ricordato che Pippo Baudo nel 2007 sullo stesso argomento aveva detto ‘i politici pensassero ai problemi del Paese’, Conti ha risposto ridendo: “Ogni tanto Baudo diceva cose ganze”.
La parola d’ordine di Sanremo 2026? “Leggerezza, goliardia e qualche momento di riflessione e sul mondo che ci circonda”. Lo dice in conferenza stampa il direttore artistico Carlo Conti. Come quello di stasera con la 106enne Gianna Pratesi per celebrare gli 80 anni della Repubblica con una donna che, come tutte le altre, votò per la prima volta il 2 giugno del 1946 per il referendum per scegliere tra la Repubblica e la Monarchia: “La sua presenza – osserva Conti – deve far riflettere tutti, far pensare a coloro che hanno perso la vita, i partigiani che hanno liberato l’Italia dalla dittatura nazifascista e ci hanno regalato questa Italia dove ora c’è il festival. Sotto traccia certe cose devono far riflettere. Un evento come Sanremo non può essere tre ore di proclami e riflessioni ma ogni tanto deve esserci un momento per riflettere”.


