HomeParlamentoReferendum, Di Pietro si schiera con Meloni: "Bisogna votare Sì"

Referendum, Di Pietro si schiera con Meloni: “Bisogna votare Sì”

L’ex magistrato ed ex ministro del centrosinistra Antonio Di Pietro si schiera con il governo Meloni sul referendum e dichiara di essere d’accordo con la riforma della separazione delle carriere. Secondo l’ex leader dell’Italia dei Valori “bisogna votare sì”.

“Chi pensa che la riforma possa indebolire la figura del pm dovrebbe rivedere la Costituzione, perché in verità è l’opposto. Il pm avrà più poteri di prima”, osserva Di Pietro, perché “la riforma non intacca o modifica l’articolo 104 della Costituzione, secondo cui sia l’autorità giudicante sia l’autorità requirente sono totalmente indipendenti da ogni altro potere dello Stato”.

Di Pietro afferma che la riforma «è la naturale conseguenza di una scelta compiuta innanzitutto dal legislatore nel 1948, quando si decise di rendere accusa e difesa uguali di fronte a un giudice terzo», richiamando poi il passaggio al processo accusatorio introdotto con il ministro Vassalli. Secondo l’ex magistrato, il superamento del modello inquisitorio ha segnato un’evoluzione necessaria, anche perché in passato «la figura del pretore o del giudice istruttore indagava e poi giudicava», con evidenti criticità sul piano della serenità per chi entrava in un’aula di giustizia. In questa prospettiva, ha aggiunto, la riforma «completa un percorso di terzietà del giudice rispetto al pubblico ministero», sottolineando che «in uno Stato di diritto l’arbitro non deve far parte della stessa famiglia di uno dei giocatori», poiché sarebbe come disputare «una partita di calcio in cui l’arbitro appartiene alla squadra avversaria».


Sempre per il Sì, Di Pietro ha evidenziato che la riforma, in particolare nella fase delle indagini preliminari, metterebbe chi valuta l’operato del pubblico ministero «nelle condizioni di farlo con maggiore autonomia», garantendo che il giudice non appartenga alla stessa carriera dell’accusa. Ha quindi insistito sul tema dell’indipendenza della magistratura: «Non lasciatevi fuorviare, autonomia e indipendenza restano identiche anche dopo la riforma, se dovesse vincere il Sì. Anzi, sotto certi aspetti aumentano», perché verrebbe eliminato «quel cordone ombelicale che unisce giudice e pubblico ministero nella carriera, nel Consiglio superiore della magistratura e nelle valutazioni disciplinari».

Per l’ex ministro, inoltre, «rimangono intatte l’obbligatorietà dell’azione penale, la disponibilità della polizia giudiziaria e la ricerca della verità da parte del pubblico ministero, che resta all’interno della giurisdizione», mentre l’allarme su un presunto indebolimento della magistratura sarebbe «un allarmismo mediatico» che rischia di indurre i cittadini a votare No senza entrare nel merito della riforma. Di Pietro, infine, ha ribadito che, anche in caso di vittoria del Sì, «per i magistrati che vogliono fare il proprio dovere non cambierà nulla», poiché potranno continuare a svolgere le proprie funzioni come prima.

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