Nel 2025 aumenta il numero dei parti avvenuti in Istituti di cura pubblici ed equiparati, 91,3% rispetto al 90,7% del 2024, cresce l’età media della madre che è di 33,4 anni per le italiane e di 31,4 anni per le cittadine straniere. È quanto risulta dal Rapporto sull’evento nascita in Italia, realizzato dall’Ufficio di Statistica del Ministero della salute. Nel Rapporto sono presentate le analisi dei dati rilevati dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) dell’anno 2025.
La rilevazione – istituita dal Decreto del Ministro della sanità 16 luglio 2001, n. 349 – costituisce a livello nazionale la più ricca fonte di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all’evento nascita e rappresenta uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale e regionale, con un livello di copertura pressoché totale.
Il decreto del Ministro della salute del 5 maggio 2025 ha profondamente modificato il Certificato di assistenza al parto ed è già attivo per la rilevazione dei dati riferiti all’anno 2026.. Le principali innovazioni riguardano la nuova definizione dell’ambito della rilevazione, l’arricchimento delle variabili che consentono la valutazione dei fattori di rischio per la madre ed il bambino, la valutazione della gestione del parto, delle modalità organizzative, come la gestione del travaglio, il rooming-in, il contatto pelle a pelle, l’allattamento al seno.
Dove partoriscono le donne in Italia
Il 91,3% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, l’8,5% nelle case di cura e solo lo 0,11% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc.).
Le caratteristiche delle madri: cittadinanza, grado di istruzione e professione
Nel 2025, circa il 20,7% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana.
L’età media della madre è di 33,4 anni per le italiane mentre scende a 31,4 anni per le cittadine straniere.
Delle donne che hanno partorito nell’anno 2025, il 40,7% ha una scolarità medio alta.
L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 66% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 27,8% sono casalinghe e il 18,4% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione.
Visite e tecniche diagnostiche
Nel 93,8% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4, mentre nel 76,9% delle gravidanze si effettuano almeno 3 ecografie. Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive sono state effettuate in media 1,7 amniocentesi ogni 100 parti.
Il parto
Nel 94,7% dei casi la donna ha accanto a sé il padre del bambino al momento del parto (esclusi i cesarei).
In media, nel 2025 il 29,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. I dati denotano comunque una tendenza alla diminuzione, in linea con le indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.
I neonati
Lo 0,8% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi e il 6% tra 1.500 e 2.500 grammi.
Sono stati rilevati 784 nati morti, corrispondenti ad un tasso di natimortalità pari a 2,20 nati morti ogni 1.000 nati e registrati 3.151 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita.
Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita
Il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) risulta effettuato in media in 4,6 gravidanze ogni 100.


