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Processo Fenapi, in appello chiesti 3 anni per De Luca. Fu assolto in 1° grado

Si riapre la vicenda giudiziaria per l’ex sindaco di Messina, Cateno De Luca, riguardante l’inchiesta Fenapi. E’ iniziato, infatti, in Corte d’appello a Messina il processo di secondo grado per la presunta evasione fiscale da Un milione e 700mila euro della Fenapi, con la diramazione Caf-Fenapi. La Procura ha infatti appellato la sentenza assolutoria di primo grado.

L’accusa ha chiesto per De Luca – rieletto il 25 settembre scorso parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana – la condanna a 3 anni. La richiesta è stata avanzata dal sostituto procuratore generale Felice Lima (che ha parlato di “sentenza assolutoria di primo grado stupefacente”) ed ha così reiterato le richieste formulate a suo tempo in primo grado e sulle quali poi era arrivata l’assoluzione di De Luca e tutti gli altri imputati “poichè il fatto non sussiste”. Ora l’accusa richiede 3 anni per De Luca e 2 per i collaboratori Carmelo Satta, all’epoca presente della Fenapi, e per il commercialista Giuseppe Ciatto, il professionista che curava la contabilità.

I difensori di De Luca contestano la nuova richiesta di condanna ed il prof. Carlo Taormina parla di “grande equivoco”, sostenendo la non rilevanza penale di tutta la vicenda. De Luca viene inoltre difeso, nel suo pool di legali, anche dall’avvocato tributarista Emiliano Covino, dall’avvocato Giovanni Mannuccia e dall’avv. Tommaso Micalizzi.

Il sostituto procuratore generale Felice Lima ha definito la sentenza di primo grado del 10 gennaio scorso che ci ha assolto “perché il fatto non sussiste” una “sentenza assolutoria di primo grado stupefacente” – ha commentato De Luca -. Faccio una breve storia: il 5 novembre 2017 vengo rieletto al parlamento siciliano; l’8 novembre 2017 vengo arrestato; il 23 novembre 2017 l’arresto viene annullato dal Tribunale del Riesame. Dopo ben 19 udienze celebrate dal 2018 al 2021 il 10 gennaio 2022 veniamo tutti assolti con formula piena perché “il fatto non sussiste”. Il 19 dicembre si terrà l’ulteriore udienza e la Camera di Consiglio per la sentenza. Mi amareggia tanto che si possa definire “stupefacente” il lavoro di un altro magistrato e credo che la continenza verbale tra colleghi della magistratura debba essere una regola che oltre al profilo deontologico e disciplinare attiene all’etica che tutti i magistrati dovrebbero avere come stella cometa per un’attività così delicata che segna in modo irreversibile il destino degli esseri umani.

Di seguito le affermazioni del collegio di difesa di De Luca: “Il collegio di difesa di Cateno De Luca, Carmelo Satta e Giuseppe Ciatto residui imputati di un processo per presunte violazioni tributarie già assolti in primo grado perché il fatto non sussiste, intendono stigmatizzare il comportamento del PG, platealmente allontanatisi dall’aula appena iniziata la discussione dei difensori degli imputati, per la inconsistenza e astrattezza della requisitoria per essersi intrattenuto prevalentemente su fatti non oggetto di contestazione, dimostrando per il resto ignoranza degli atti processuali e scarsa considerazione per sentenze passate in giudicato di assoluzione di coimputato dello stesso reato.Le richieste di condanna formulate per gli stessi imputati si collocano in questo vuoto assoluto di cognizione degli atti e di interpretazione dei fatti”.

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