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L’imperialismo del “Cisburger” sulle macerie dell’Iran. Ora non facciamo i “camerieri” del Re

Dal sogno del Nobel per la Pace alla realtà della statuetta di guerrafondaio dell’anno. A volte tutto cambia in un amen. La narrazione internazionale, sino a questo momento, è stata quella di Donald Trump “gran cerimoniere” della pax, il Presidente americano destinato a fare la storia per le sue imprese riconciliative a Gaza e in Ucraina. Nel primo caso è stata raggiunta una pace mascherata da tregua d’argilla, che potrebbe finire in qualsiasi istante. Nel secondo caso, al netto di inutili sfilate politico-mediatiche alla Casa Bianca, una soluzione per fermare le bombe non si è mai raggiunta e intanto i civili e i soldati ucraini (e pure quelli russi) continuano a morire.

All’alba di marzo scopriamo che la funzione ecumenica di Trump portatore di pace è naufragata, crollata. Si è sbriciolata sull’Iran, con tanti saluti agli improperi che erano stati lanciati dallo stesso Tycoon contro Biden e Obama per le “inutili guerre” di cui ancora adesso paga le conseguenze il mondo. Ora il conto lo porta direttamente Donald Trump ed è lui, con la sua follia imperialista, a sconfessare quegli anatemi e a prendersi la scena con le armi.

Trump si è tolto la maschera e si è lanciato all’assalto della strategia di egemonia globale del dollaro. Una sorta di imperialismo 2.0 che punta a fare l’interesse dell’America mentre tutto attorno il quadro politico si scompone, si destabilizza. Washington fa il suo gioco e gli altri s’indeboliscono. L’avvisaglia era stato il blitz in Venezuela ma lì c’era di mezzo
il “feroce” Maduro e allora si è pensato che, in qualche modo, il fine fosse unicamente quello di sgominare il cartello del narcotraffico gestito dall’ex presidente venezuelano.

E tuttavia eccolo Trump, con il suo manuale a stelle e strisce del nuovo colonialismo, che mette nel mirino l’Iran, dove c’era il sanguinario Khamenei, sorpreso e ucciso. Guerra lampo finita? Nemmeno per sogno. Il tandem con Netanyahu è di quelli che sembra uscito dalla scena di un film dei “gemelli siamesi”. Dio li fa e poi li accoppia. E loro, insieme, accoppano l’economia del pianeta, coltivando unicamente i propri interessi.

Il presidente dell’Israele è quello che aveva il mondo dalla sua parte quando Hamas decise di compiere l’orrenda strage del 7 ottobre. Legittimo che ci fosse una risposta e tuttavia Netanyahu è andato di gran lunga oltre, e anziché sradicare Hamas non si è fatto problemi ad ammazzare, con ancora più ferocia, centinaia di migliaia di civili che non c’entravano nulla con la “sua” guerra, persino colpendo ospedali e scuole.

Ora il sogno globale dell’imperialismo sull’asse Usa-Israele “galoppa” nei cieli dell’Iran ed è il detonatore di un conflitto che destabilizza l’intero Medio Oriente. Khamenei muore, regime finito? No, al suo posto arriva il figlio? L’Iran è passato dall’oppressione del regime alla liberazione della democrazia? No. Lo Stretto di Hormuz viene chiuso dai pasdraran: e con il gas ora come si fa? Niente problemi, si può comprare quello americano.

E allora è evidente che questa politica del blitz solitario per imporre la civiltà del “Cisburger” non porta da nessuna parte. Anzi porta al caos e a uno scenario che minaccia da vicino le economie degli altri Paesi mentre Trump pensa di arricchire la “sua” America sulle macerie della guerra in Iran. Non può funzionare così. Non è ammissibile che nella Nato qualcuno si possa svegliare una mattina e decidere di aprire una guerra senza dare conto agli altri Stati, senza nemmeno informarli.

Vengono in mente le parole di Trasimaco nel primo libro della Repubblica di Platone: “il giusto non è altro se non l’utile del più forte”. Le guerre lasciano sul campo solo morti e feriti e le bombe non sono mai una buona cosa. Ed il popolo americano stesso è contrario alla follia di una guerra in Iran che è soltanto una guerra “motu proprio” di Trump e del suo “sodale” Netanyahu.

A questo punto gli “altri”, a partire dall’impalpabile Europa hanno due strade davanti. O si allineano al duo America-Israele e si fanno portare dentro il conflitto. Oppure trovano un sussulto di coraggio e si disallineano per fermare questa spirale di tensione e morte, distruzione e convenienza unilaterale. Germania, Francia e Gran Bretagna vogliono soltanto lanciare segnali preventivi di difesa nei confronti di eventuali rappresaglie iraniane oppure cadranno nella “trappola” trumpiana delle armi? L’Italia si accoderà in silenzio ad una guerra che non le appartiene o avrà l’autorevolezza di puntare i piedi e dire che questa guerra è una pericolosissima “bestialità”?

La via per una svolta è stretta. Ma stavolta non ci si può illudere che possa bastare la solita accondiscendenza. O si sveglia la diplomazia o la guerra rischia di scatenare il caos. La salvezza è dire “No”. Non essere “camerieri”. Almeno per una volta.

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