Cateno De Luca è ormai in piena trance agonistica per le elezioni Amministrative e verso quelle non lontane delle Regionali. Ne ha per tutti, per gli avversari e pure per i suoi stessi alleati e sostenitori. Il sindaco di Taormina ha mollato gli ormeggi per dedicarsi a tempo pieno al voto di primavera, che deve rappresentare il trampolino di (ri)lancio per andare di nuovo all’assalto della Presidenza della Regione. De Luca sta sgasando a tutto campo su sei-sette fronti in contemporanea: a Messina, Barcellona, Milazzo, Giardini Naxos, Palermo, Roma e (nei ritagli una tantum) a Taormina, dove – in teoria e in pratica – è sindaco in carica ma di lui si sono perse le tracce. “Il Dottor Thomas non è in sede” recitava un noto film, Scateno sfida ormai ad oltranza la parabola dell’Uno e Trino e i dogmi della fisica, s’appoggia alla formula dell’alter ego. Federico Basile a Messina, Massimo Brocato a Taormina e ora potrebbe toccare a Salvo Puccio a Giardini Naxos, se dovesse spuntarla alle elezioni. A Taormina, per il dopo Cateno chissà, si vedrà, perché il Ducato ha mostrato i suoi limiti e i “camerieri” politici di corte da queste parti sono troppo scarsi per coltivare sognare di gloria. Vabbè la giostra e l’acquario, ma ogni capitolo ha la sua storia e ogni carambola prende la sua direzione.
E a proposito di scarsezza politica. Lo avevamo scritto nei giorni scorsi che non si possono portare avanti i territori con interpreti (politicamente) inadeguati, che non riescono ad essere all’altezza del compito. Ci eravamo riferiti, senza fare giri di parole, al caso eloquente di Taormina, dove c’è un Comune (anzi Ducato) in difficoltà, nel quale il sindaco De Luca non c’è quasi mai, il co-sindaco Brocato comanda i presenti al palazzo ma non vuole apparire all’esterno (se non per le elezioni a Giardini Naxos) e sotto i due sindaci c’è la Fossa delle Marianne. “Bravi figghioli”, per dirla in belgradese, che non hanno voce in capitolo e anche se ce l’avessero non sarebbero in grado di fare la differenza. Il concetto di come i miracoli non si costruiscono senza la capacità di incidere, esteso ai naviganti di tutta la provincia, lo ha richiamato o perlomeno espresso a suo modo ora De Luca stesso. Alle spalle di Cateno De Luca c’è il nulla: chi “scondinzola” e chi “sculetta”, come li ha battezzati lui. In buona sostanza, battitori di mano, soldati semplici che non saranno mai comandanti in capo e per i quali però è un pò Natale tutto l’anno per il buon cuore del padre di famiglia. Aficionados che una volta saliti sulla giostra si mettono da soli le stellette, gonfiano il petto e si caricano ma non realizzano che per diventare davvero importanti e per incidere non basta mettersi dietro al capo e cliccare like. De Luca la gavetta l’ha fatta, è partito dal niente ed è stato bravo a costruirsi da solo una posizione: i suoi accoliti invece orbitano sul comodo piano inclinato di un microcosmo politico che li gratifica con i vari giochi di posizione, li inebria e li disorienta. Per dirla alla nostra maniera, c’è sempre una regola essenziale da osservare nella vita per tenere la barra dritta: bere meno spumante e più latte.
Così De Luca oggi ha randellato i suoi, con un messaggio poco subliminale e abbastanza diretto che va al di là delle dinamiche legate ai posti del Palarescifina per la convention di Sud chiama Nord di sabato 28 marzo.
“Ci troviamo il Palarescifina con sole 3 mila prenotazioni. Ma che cazzo fate? Ma secondo voi un consigliere, un assessore, un presidente di partecipata, un candidato che aspira ad essere eletto al Consiglio comunale, si può limitare alla sua sola presenza? Questa è la politica? E’ mandare il messaggino? Ancora non avete capito che la gente vuole essere chiamata, coinvolta. Ho perso due ore a fare un giro di telefonate e di chiamate. Ho visto sinora chi si è mosso sinora e chi non si è mosso. Mi girano le scatole che quando ci sono io, c’è chi scodinzola da un lato e chi sculetta dall’altro. Quando giro le spalle, ognuno si fa i cazzi suoi. Ma voi pensate che quando uno valuta le persone… Io sono uno che a queste cose ci tiene. Questa è la dimostrazione di come si ama fare politica e di come si contribuisce al risultato del gruppo. E’ inutile poi organizzare le singole manifestazioni. Non vengo. Fatevele per i cazzi vostri. Questa è la mobilitazione di tutto il progetto e io non accetto che il Palarescifina non sia pieno. Questa la dimostrazione che faccio anche il piccolo leader di periferia, perché qui non c’è il generale che fa il generale e si occupa solo dei grandi sistemi. Mi occupo anche dei biglietti del Palarescifina e ci tengo a fare la giusta figura”. De Luca dixit. Parole e musica di Cateno De Luca nella sua diretta social mattutina.
Insomma, al netto dello “scazzo” sul Palarescifina, che poi alla fine, a via di spingere, stimolare e fare questo abile casino, vedrete, si riempirà, il tema declinato da Cateno De Luca è un altro. Il leader si prepara all’appuntamento cruciale con le Regionali, lavora alle alleanze ma la sua squadra rimane come quelle che possono lottare per il campionato ma non per la Champions League. De Luca si giocherà il tutto per tutto, proverà a spaccare e frantumare, da una parte e dall’altra, per poi raccogliere quei cocci. Punterà a sfruttare le debolezze altrui ma nel frattempo continua ad avere un problema enorme nel suo partito.
Sicuramente Cateno De Luca va considerato, per distacco, il politico più intelligente nel panorama, che non brilla, dell’attuale classe politica siciliana. Potrebbero dargli la laurea honoris causa nell’arte del “Divide et Impera”, conosce e applica come pochi il manuale del “Cavallo di Troia”, quando va nell’arena si esalta e “cannibalizza” gli avversari. Non a caso si è arrampicato da solo a quel clamoroso 25% del 2022, che poi ha buttato via con le sue stesse mani, quando aveva ipotecato in largo anticipo mezza presidenza della Regione, per ritrovarsi ora (secondo i sondaggi) a rincorrere al 9%. Tuttavia il suo tallone d’Achille era e resta il vuoto che c’è alle sue spalle e la parabola di una sfida in cui lui è il tutto, il resto è contorno. Sullo sfondo una pletora di seguaci e devoti che non aiuta a spostare gli equilibri e ad allargare i confini dell’impero oltre il perimetro della provincia di Messina. Dalla seconda linea in poi, pochissime eccezioni degne di note e impattanti. Poca qualità in termini di caratura e di capacità di lettura delle dinamiche politiche, nel rapporto con gli attori dei territori e con la gente. Ci sono quelli che si presentano puntuali alle recite e che battevano le mani al leader nell’autunno 2023 per incoraggiarlo ad andare a fare la nefasta campagna di Monza e lo hanno accompagnato all’altra forzatura delle disastrose Europee del 2024. E sono sempre quelli che faranno da coreografia alla campagna di liberazione della Sicilia, da qui al 2027, con De Luca di nuovo in guerra in modalità uno contro tutti.
Il vero limite del “metodo De Luca” è lo schema. Il vertice, la base e uno sprofondo nella parte di mezzo. Un leader onnipresente che, accentra ogni respiro politico attorno alle sue sfide, va in battaglia e allo scontro, senza lesinare energie, mentre attorno ci sono esecutori devoti ma privi di peso, senza il dono dell’autonomia e dell’autorevolezza quando il gioco si fa duro e sale di livello. E quella stoffa non si compra al supermercato e non si può imparare nemmeno alla scuola politica di Cateno De Luca. Se alle spalle del trascinatore emerge il deserto siculo-sahariano di chi “scodinzola” e “sculetta”, senza essere un valore aggiunto, allora l’ennesimo tentativo di scalata alla Regione ad un certo punto diventerà un’altra prova del Tourmalet. A quel punto i gregari non ce la fanno a dare l’andatura e si sfilano. Si staccano e il capitano rimane solo sui tornanti, contro tutti gli altri. In politica non si può fare una corsa solitaria senza una classe dirigente che sappia davvero fare la sua parte, accompagnare le situazioni, prendersi una parte delle responsabilità e un pezzo delle pressioni. Il rumore del tifo non basta, e spesso nemmeno serve.
“Ma che cazzo fate?”. Una cosa semplice: la coreografia. Il limite che De Luca oggi prende a colpi di frusta è quello del contorno che lui ha voluto e disegnato, costruito e plasmato. E che continua a farsi bastare.
L’imperatore fa tutto (e il contrario), gli altri fanno la recita dell’adorazione. Ave dominus. E’ l’equilibrio piramidale del sovrano con la corte degli applauditori. E’ il più stabile. E fa comodo alle incrollabili convinzioni del leader.


