L’effetto della tragedia del ghiacciaio della Marmolada, sono 10 le vittime accertate, è stato toccante per molti aspetti che cambiano la nostra visione della montagna.
Soccorsi e ricerche solo al mattino, per evitare il troppo caldo e ulteriori rischi, su una montagna che ha restituito, in alcuni casi, soltanto frammenti dei corpi delle vittime, suscitando grande impressione nell’opinione pubblica. Sulla questione interviene Mario Tozzi, geologo del CNR, divulgatore scientifico, autore e conduttore tv, in onda su RaiTre.
“La montagna va guardata con circospezione, anche quando si tratta di una montagna addomesticata come le Dolomiti, che sono una montagna di casa, il nostro cortile di casa: perché sono montagne facili, dove tutti possono arrivare molto tranquillamente, anche in automobile, e poi avventurarsi su sentieri tutto sommato facili. Ma quel rispetto non andrebbe mai abbandonato nemmeno in condizioni normali, figuriamoci adesso, in cui le condizioni sono complicate a causa dell’estremo metereologico che stiamo vivendo in Italia, con questo anticiclone africano persistente da settimane e per via del cambiamento climatico, che rende complessivamente più caldo il clima e porta le pareti, anche di ghiaccio, a fondere. Lì, spesso, è il ghiaccio stesso che tiene la montagna salda. Quando viene via quel ghiaccio, le montagne franano. Infatti, è una quindicina d’anni che si registrano frane in tutte le Dolomiti: a Cortina d’Ampezzo nel 2021, a Borca di Cadore, nel gruppo del Brenta, e in tanti altri casi. Quindi, la montagna andrebbe vista con circospezione anche quando non si sta sotto un seracco. Nel caso specifico, poi, con quelle grandi fratture aperte, con il fatto che l’acqua di fusione già stava scollando da un pezzo del ghiacciaio – questo però era più difficile da prevedere – bisognava muoversi con maggiore circospezione”.
Secondo Mario Tozzi, andrebbero censiti i luoghi più pericolosi, soprattutto a bassa quota, ma anche ad alta quota. E bisognerebbe vietare il passaggio degli escursionisti quando le condizioni meteo sono estreme, anche a causa del troppo caldo.
Tutta colpa del cambiamento climatico, affermano gli esperti. Ma cosa si può fare ancora per mettere in sicurezza i ghiacciai? “Non si può fare granché. Anche tutti i tentativi di coprirli con dei teloni non possono essere fruttuosi, nel senso che si tratta di interventi troppo giganteschi. Noi li stiamo perdendo e basta, i ghiacciai: nei prossimi vent’anni non ci saranno più alle quote basse. Reggeranno i ghiacciai grossi, come quello dell’Adamello, che da noi è uno dei più grandi, o – per spostarci nelle Alpi più centrali – quello dei Forni, allo Stelvio. Più ghiaccio c’è, più difficilmente fonde. Dove ce n’è meno, fonde prima. Dunque, i ghiacciai sono perduti, se non agiamo direttamente sulle cause, in tempo breve. Cosa che non mi sembra stiamo facendo”.
Questo tragico episodio della Marmolada, come può cambiare la nostra visione e la nostra fruizione della montagna, non solo per gli escursionisti più esperti, ma anche e soprattutto per i semplici appassionati di una passeggiata tra i monti?
“In periodi come questo, in estate, dobbiamo mettere in conto che muoversi in quelle condizioni diventa difficile. Anche per via delle frane. I crolli in roccia, soprattutto, sono ormai diventati all’ordine del mese, se non della settimana. Quindi, bisognerebbe rivedere il nostro rapporto con le montagne, soprattutto quelle facili, a bassa quota, soprattutto per via della situazione che sta cambiando in maniera molto rapida, molto più rapida di quello che si pensava. Dobbiamo recuperare quel rapporto più armonico, come avevamo prima, e che comprendeva un rispetto e, qualche volta, una paura che era anche giustificata”.
“Il riassunto è semplice: nessuno prende provvedimenti sensati! Non se ne prendono e basta, inutile girarci attorno… Si passa una settimana a dei summit mondiali sul clima, come la Cop 26 a Glasgow, ma anche il G20 a Roma… Una settimana a dire che la situazione è gravissima e l’altra settimana per spostare sempre più in là obiettivi sempre più ambiziosi. Ma se non riusciamo nemmeno a mettere in pratica quelli minimi”, conclude Mario Tozzi, “voglio proprio vedere come riusciamo a farlo con quelli più ambiziosi”.
Fonte: Euronews


