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Il PD apre a De Luca: “E’ un nostro interlocutore”. L’assist di Messina e il piano “Hannibal”

Il Partito Democratico apre in Sicilia all’alleanza con Cateno De Luca verso le prossime elezioni Regionali. La sponda arriva dal segretario regionale dei dem, Anthony Barbagallo.

Per Barbagallo la coalizione del centrosinistra – come riporta il quotidiano La Sicilia – deve essere “sempre più larga”, portando nel campo largo anche Cateno De Luca: “Continuo a ritenere Sud chiama Nord un interlocutore, sia perché sta dimostrando di fare vera opposizione a Schifani”. E d’altronde De Luca si sta spendendo per convincere il centrosinistra, sgancia di nuovo missili e strali ad oltranza contro il centrodestra, e ha pure lanciato il suo anatema in aula, all’Ars: “Deve sparire dalla Sicilia”.

Le frustate di De Luca alla destra diventano melodia per le orecchie dei partiti della sinistra. Ovviamente le prove tecniche d’intesa con il PD sono solo un pezzo del puzzle da comporre. De Luca si muove sugli altri fronti e nei 5 Stelle i rapporti vengono tenuti con il coordinatore regionale Nuccio Di Paola, che in verità mantiene le sue riserve rispetto alle umorali strategie imprevedibili del leader di Sud chiama Nord e non si fida sino in fondo ma in ogni caso viene “marcato stretto” da Cateno e dal pressing del suo “fedelissimo” Danilo Lo Giudice. E poi c’è il problema, non da poco, che nel M5S Giuseppe Conte vuole Giuseppe Antoci candidato del campo largo e non contempla alternative. Differente il discorso riguardante Ismaele La Vardera, che si è già (auto)candidato alla presidenza della Regione e che di fatto è una bomba scoppiata nelle mani di De Luca. L’ex iena ha salutato il suo mentore per costruirsi il proprio movimento e ora imperversa lui nel campo dei siciliani “anti-sistema” che sin qui era stato prateria elettorale per De Luca.

A questo punto De Luca guarda al PD, sapendo che in Sicilia non ha un leader da mettere in campo e questo può essere un elemento politico da “cavalcare”. E il Partito Democratico guarda con interesse a un’alleanza con De Luca, che a sua volta può rafforzare l’eventuale mosaico del campo largo. Che ci sia feeling lo confermano implicitamente le dinamiche delle elezioni Amministrative di Messina, dove la scelta della candidata del campo progressista, Alessandra Russo (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Controcorrente e +Europa) è maturata in “zona Cesarini”, con una lentezza da sfinimento. E mentre Messina spingeva per fare in fretta, Palermo rallentava. Un approccio blando verso la contesa che ai più è parso come un segnale della volontà (inconfessabile) di partire all’ultimo momento per non “disturbare” troppo De Luca, avversario oggi a Messina che potrebbe diventare l’alleato di domani alle Regionali. Un implicito via libera al duello tra De Luca (con il suo candidato Federico Basile) e il centrodestra, sfida che il sindaco di Taormina vuole portare a casa già al primo turno. Messina è lo snodo fondamentale per De Luca, che insegue un successo come biglietto da visita per rilanciare le proprie ambizioni dopo i due flop di Monza e delle Europee. Un De Luca rinfrancato dal voto nello Stretto potrebbe servire anche al centrosinistra per le Regionali e magari anche per le Politiche (vedi Collegi elettorali e Senato).

Il PD si va così convincendo che un patto con De Luca possa essere il grimaldello per arrivare a Palazzo d’Orleans e superare o perlomeno infastidire il centrodestra. Sicuramente, al di là dell’eterno rebus della sua affidabilità politica, De Luca ha dimostrato a più riprese di avere quell’intelligenza politica di cui difettano invece molti esponenti di destra e di sinistra. Gli va dato atto dell’impresa fatta nel 2022, quando si è arrampicato da solo sino ad un clamoroso 25% alle Regionali e ha conquistato due seggi romani. Poi, dopo il successo a Taormina, ha sbagliato tutto, anche perché attorno a lui ha poche teste (politicamente) davvero pensanti e in grado di misurarsi con lui e arginarne gli eccessi, ma rimane un passo avanti rispetto a una larga parte degli attori politici siciliani. E grazie a questa primavera di Messina, con il vento che soffia dalla parte di Basile, il parlamentare di Fiumedinisi potrebbe tornare in auge.

De Luca stamattina ha ringraziato Barbagallo per l’apertura. Il segretario del PD ha parlato pure delle primarie, che diventano il momento della verità proprio nell’ottica delle interlocuzioni con il sindaco di Taormina, che non ha intenzione di fare il secondo a nessuno e meno che mai agli attuali leader della sinistra. “Il PD – ha dichiarato il segretario dei dem – è il baricentro della coalizione del campo progressista. In vista delle elezioni regionali e politiche siamo chiamati a definire sempre di più i contorni della coalizione, che devono caratterizzarsi per la discontinuità nelle idee e nelle proposte di governo. Definito il perimetro conterà il metodo di scelta del candidato presidente che – conclude – va condiviso con tutta la coalizione. Ribadisco che noi siamo il PD. E che il primo metodo di scelta che abbiamo nello statuto è quello delle primarie”.  

L’Imperatore del Nisi ammicca, spinge e stuzzica il centrosinistra, silura il centrodestra a Messina e Palermo anche se poi tiene i rapporti a Roma. E, alla resa dei conti, punterà alla candidatura alla Presidenza della Regione, incrollabile sogno della prima ora a cui non ha mai rinunciato. In effetti come dar torto a De Luca quando afferma oggi che “il campo largo rischia di diventare un camposanto”. Forse non è neppure un pericolo ma un’altra probabilità. Se poi De Luca dovesse davvero andare a sinistra e trovarsi in corsa alle primarie di coalizione, già si sfrega le mani perché gli basterebbe mettere in campo la sua macchina elettorale per “mangiarsi a coalizione” gli altri competitori e conquistarsi una nomination di coalizione. L’unico che potrebbe dargli fastidio sarebbe Antoci, figura molto apprezzata a sinistra (e non soltanto lì).

Alla fine della fiera, il PD – come l’intero campo largo – si troverà di fronte a una premessa essenziale: fare un’intesa con Cateno De Luca significa portare a casa un “pacchetto” all-inclusive. Con tutti gli annessi e connessi, i “pro” e i “contro”. Allearsi con lui significa regalarsi insieme una chance di andare al governo della Sicilia perché non avrà più quel 25% ma anche al 9-10% può diventare ago della bilancia. Poi però c’è il rischio automatico, per tutti, di farsi “cannibalizzare” da De Luca, che ci impiegherebbe 10 secondi per prendersi la scena e far capire chi comanderebbe e chi dovrebbe accomodarsi in poltrona per assistere allo show. E’ il rovescio della medaglia. Si scrive Cateno Style, si legge “Piano Hannibal”.

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