HomeAperturaIl giallo dei 6 oligarchi russi morti: suicidi o piazza pulita?

Il giallo dei 6 oligarchi russi morti: suicidi o piazza pulita?

Vladimir Putin lo aveva promesso in tempi recenti che la vita sarebbe diventata dura, molto dura, per gli oligarchi e soprattutto per quelli che lo Zar ritiene si siano “macchiati” del reato di tradimento verso il Cremlino. E lo scenario di questi giorni sembra un seguito spietato di quelle parole.

Sono già 6 gli oligarchi russi trovati morti in varie parti d’Europa, tutti apparentemente suicidi avvenuti poco prima e subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Tre di questi avrebbero ucciso membri della loro famiglia prima di togliersi la vita. Tra questi sei oligarchi, quattro erano a vario titolo associati alla compagnia russa Gazprom o a una sua controllata. Un altro invece sarebbe finito sull’orlo del lastrico a causa delle sanzioni occidentali. A far notare l’insolita coincidenza è stata la Cnn, che ha ricostruito l’identità e l’occupazione dei sei. A questo punto c’è da capire se si tratta di inquietanti coincidenze o se invece siamo di fronte ad una vera e propria “piazza pulita”. Secondo la versione ufficiale dei fatti si tratterebbe in tutti i casi di suicidio ma c’è chi si dice convinto che la vicenda sia da considerare come “una spedizione punitiva” nei confronti dei ricchi dissidenti del regime russo.

Il 30 gennaio del 2022, nel villaggio di Leninsky c’era stata la morte di un dirigente di Gazprom. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, l’uomo, trovato morto nel suo cottage, avrebbe lasciato un biglietto spiegando le ragioni del suicidio. L’emittente RenTv identifica poi la persona con Leonid Shulman, responsabile dei trasporti di Gazprom Invest.

Circa un mese dopo, è stato trovato il corpo di un altro dirigente di Gazprom, sempre nella stessa cittadina. Il 25 febbraio – all’indomani dell’invasione russa – Alexander Tyulakov venne rinvenuto privo di vita nel garage della sua abitazione. Secondo il quotidiano indipendente Novaya Gazeta Tyulakov si sarebbe tolto la vita. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, è toccato a Mikhail Watford, un miliardario russo originario dell’Ucraina. Questa volta però la scena del possibile crimine non è in Russia ma in Inghilterra: Watford è stato infatti ritrovato nel Surrey. La polizia locale ha riferito alla Cnn che il caso è stato affidato al coroner.

A fine marzo, poi, è stato trovato morto insieme alla sua famiglia un altro imprenditore russo, Vasily Melnikov, questa volta a Nizhny Novgorod. Melnikov era il proprietario di MedStom, una compagnia di forniture mediche. Le fonti citate dall’emittente statunitense parlano di un uomo di 43 anni trovato morto insieme alla moglie di 41 e ai due figli di 10 e 4 anni: tutti sarebbero stati pugnalati il 23 marzo. Anche se l’identità delle vittime non è stata ufficialmente comunicata, l’identikit combacia con le informazioni pubblicate dal quotidiano russo Kommersant. Le autorità starebbero investigando per un apparente omicidio-suicidio. La società di Melnikov, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sarebbe stata vicina al fallimento a causa delle sanzioni occidentali.

Ci sono poi altri due casi su cui si indaga come possibili omicidi-suicidi. Il primo è quello Vladislav Avayev, ex vicepresidente di Gazprom, trovato senza vita insieme alla moglie e alla figlia in un appartamento a Mosca il 18 aprile. Igor Volobuev, anche lui ex vicepresidente di Gazprom che di recente ha lasciato la Russia per l’Ucraina, ha dichiarato di non credere alla versione del suicidio.

E solo un giorno dopo è arrivata l’ultima morte, quella di Sergey Protosenya, un dirigente della Novatek, società parzialmente controllata da Gazprom. Il suo corpo è stato trovato insieme a quello della moglie e della figlia a Lloret de Mar, vicino a Barcellona. Anche in questo caso la teoria dell’omicidio-suicidio viene messa in discussione. “Mio padre non l’avrebbe mai fatto”, ha dichiarato il figlio di Protosenya.

Intanto in questi giorni diversi jet privati sono partiti per Mosca e si sono diretti a Dubai. A bordo pare di questi aerei privati pare ci fossero degli oligarchi in fuga. Vladimir Putin non perdona, il Capo del Cremlino fa paura al mondo ma anche e soprattutto in Russia. Negli anni chiunque abbia osato contrastarlo ha sempre fatto, in un modo o nell’altro, una brutta fine e gli oppositori lo sanno benissimo. E da quando l’Occidente ha cominciato a sanzionare i magnati russi, c’è chi ha deciso di prendere le distanze dal presidente russo e fuggire all’estero. Una scelta che rischia di costare la vita agli oligarchi che stanno voltando le spalle allo Zar.

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