La campagna elettorale per le Amministrative a Messina sembra uno spaccato dell’attuale volto del centrodestra, una coalizione che governa la Sicilia e ha i numeri per farsi rieleggere ma che per arrivare al traguardo dovrà probabilmente rinnovarsi e cambiare pelle, perché dormire sugli allori non fa mai bene e “giochicchiare” su alleanze, tatticismi e geometrie liquide non porta bene.
A Messina dovrebbe andare in scena la sfida tra Cateno De Luca e il centrodestra, con quest’ultima parte impegnata nel tentativo di detronizzare l’Imperatore del Nisi e strappargli il “trono” monocolore della Città dello Stretto dopo 8 anni.
In realtà la battaglia la sta facendo il candidato sindaco Marcello Scurria, che si sta giocando la partita con tutte le armi politiche possibili. Vuole andare fino in fondo e ci sta mettendo una determinazione feroce e tanta passione. Ha scelto di sfidare a viso aperto, tra l’altro, De Luca e Basile nel terreno dei quartieri. Zone poi possono tradursi nel vero termometro determinante degli umori di una città. A sostegno di Scurria sta facendo la sua parte e ci sta mettendo la faccia Matilde Siracusano, Sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e figura ormai di primo piano di Forza Italia non solo nel quadro regionale ma anche e soprattutto nello scenario nazionale. Per il resto l’impressione generale che avanza e appare una quasi certezza è che altri “pesi massimi” del centrodestra la contesa se la stiano vivendo con il braccino o guardandosela alla finestra. In buona sostanza, con la ricerca del voto per piazzare i propri rappresentanti in Consiglio comunale ma senza troppa convinzione sulla competizione per la sindacatura.
Non è poi cosi difficile prevedere dove potrebbe avviarsi di questo passo la corsa al voto di Messina, anche perché De Luca sta mettendo in campo quasi mille candidati – tra Consiglio e quartieri – a sostegno di Federico Basile. Un esercito corroborato dal peso specifico che, d’altronde, garantisce nel potere contrattuale verso la città l’aver governato per due stagioni consecutive e nel frattempo l’aver creato avamposti blindati di fidelizzazione popolare del consenso. La rotta è tracciata e la prospettiva è abbastanza incanalata verso uno scenario confermativo, perché da una parte c’è chi sta giocando all’attacco e dall’altra parte le truppe “sonnecchiano”. Peggio, mostrano di avere il freno a mano tirato.
La narrazione che, non a caso, fa De Luca quando parla di un centrodestra che non si spende troppo a sostegno della corsa di Scurria, nasce da una doppia consapevolezza strategica. In parte il leader di Sud chiama Nord, come dicono in “belgradese”, “si bagna il pane” e prova a dare un messaggio politico e mediatico che enfatizzi una spaccatura sul fronte a lui contrapposto. Allo stesso tempo De Luca conosce nomi e cognomi di quelli che nel centrodestra, all’Ars e pure a Roma, sono entrati nell’ordine di idee di dialogare per l’anno che verrà e nel frattempo “toccarla piano” a Messina, senza ingaggiare una guerra politica per le Comunali.
Sullo sfondo spuntano le elezioni Regionali, vero obiettivo di tanti e non solo di De Luca. Il punto è che Scateno, sindaco del lunedì a Taormina, al netto di tutti i suoi errori di presunzione, continua a portare a spasso i due poli, li seduce, li illude e poi li frusta, e si diverte a spaccarli. Perché la politica siciliana è fatta di “strateghi” troppo innamorati di se stessi per accorgersi della realtà.
A sinistra, dal versante palermitano (catanese) hanno atteso sino all’ultimo prima di scegliere chi candidare a Messina, per non dare troppo fastidio al possibile o probabile alleato Cateno e per non rischiare di creare condizioni tali da portare ad un ballottaggio Basile. A destra c’è chi non vuole vedere De Luca manco in cartolina, ma c’è anche chi lo considera un interlocutore e un potenziale partner di coalizione. Nella maggioranza del governo Schifani, o di quel che ne rimarrà, c’è chi ha già un accordo da tempo con De Luca e chi oggi lo avversa ma domani gli stringerebbe la mano. Perché la politica, alla fine della fiera, è il teatro del compromesso.
Il risultato è che il centrodestra a Messina si sta avviando al voto con la postura di una coalizione ad andatura da “anatra zoppa”. Scurria lotta per ribaltare i pronostici e fa la guerra, altri lo sostengono più o meno a chiacchiere ma non si stanno esponendo perché l’idea forse è che lasciare Messina a De Luca possa tradursi in un segnale politico di non belligeranza, utile a tenersi le porte aperte per un patto con vista sul 2027. Quando si voterà per le Regionali ma anche e soprattutto per le Politiche e si decideranno gli equilibri che alle Politiche varranno i seggi per i Collegi del Senato.
E allora un pezzo non marginale del centrodestra batte a Levante e a Ponente, con l’inconfessabile tentazione di mollare di nuovo Messina per mettersi nelle condizioni di tornare a dialogare con De Luca, il nemico che potrebbe diventare alleato. In fondo, pensare che De Luca abbia già scelto di andare a sinistra o a destra è fantasia. L’Imperatore del Nisi si pronuncerà il 18 gennaio del prossimo anno nella prossima adunata di Caltagirone e intanto continuerà a picchiare come un fabbro e andrà avanti con una sola parola d’ordine: spaccare, spaccare e spaccare. Randellare a destra e zizzaniare pure a sinistra. Perché dalle macerie magari può sempre nascere altro.


