Alle porte di Pasqua e della nuova stagione turistica, Taormina segue non senza apprensione gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente per i riflessi, ancora imprevedibili, che questa scriteriata azione della coppia Usa-Israele in Iran potrebbe determinare nel mondo.
Di questo si dovrebbe parlare e su questo bisognerebbe concentrare l’attenzione perché siamo in una località che vive di turismo ed è la capitale del turismo in Sicilia e che, a pieno titolo, si è conquistata il ruolo di destinazione di riferimento della vacanza al Sud, nell’eterna competizione con Capri. Ci sarebbe poi da fare il punto sul dopo Ciclone Harry, rispetto alla nuova stagione che incombe. Tuttavia la scena se la prendono altre singolari dinamiche, a conferma che a Taormina la politica non sale di livello nei contenuti e nell’approccio alla cosa pubblica.
Per fortuna c’è sempre la mano benevola di Madre Natura, il “pilota automatico” del mito e le realtà trainanti come gli albergatori, gli imprenditori, ristoratori e commercianti, tutta la catena produttiva che da sola si carica la croce sulle spalle e, pur zavorrata dall’impossibilità di instaurare un vero dialogo costruttivo con il governo della città e “bastonata” sui tributi dalla raffica di convocazioni nell’acquario dei Giurati, porta in alto la città. Il problema è che da queste parti il resto rimane teatrino.
E allora a Taormina, Città dei due sindaci, da ormai due settimane, più o meno dopo l’ennesimo blitz dei mastelli-campanelli, è scomparso dai radar il sindaco eletto, Cateno De Luca. E’ impegnato a spron battuto nella campagna elettorale per le Amministrative a Messina, dove è più candidato lui del suo candidato sindaco Federico Basile. De Luca si gioca tanto per rilanciare la sua sfida e corre a passo spedito per costruirsi un nuovo trampolino di lancio verso le prossime elezioni Regionali. Non a caso sta facendo il possibile e l’impossibile per blindare Messina. Shakera nei bar, sprinta sullo scooter, comizia a destra e a manca, carica sui social, picchia come un fabbro contro il centrodestra e si esalta. La campagna elettorale, fosse per lui, la farebbe durare sine die, per 12 mesi l’anno.
Al sindaco eletto di Taormina rimane, insomma, la finestra dei due giorni da dedicare all’Ars e qualche ritaglio per le altre partite elettorali. Nella Tirrenica, a Barcellona e Milazzo, le aspettative di vincere alle Comunali non sono molte e il vero obiettivo è il rilancio di Sud chiama Nord in vista delle Regionali. Nella Ionica c’è all’orizzonte il “suicidio” quasi compiuto a Giardini Naxos dall’area anti-deluchiana, che in una straordinaria corsa a perdere, “lavora” per cucire la fascia tricolore a Salvo Puccio e per levargli pure l’apprensione di dover affrontare una competizione incerta. Divisi alla meta ma uniti per consegnare le chiavi di Palazzo dei Naxioti a De Luca.
E il Comune di Taormina? Si metta in fila e attenda. Per ora c’è altro a cui pensare. Musica maestro nello Stretto e tanti saluti ai suonatori (che farebbe rima con elettori).
D’altronde, a Taormina, come ormai sanno anche le pietre, le chiavi della città sono state consegnate a piene mani al co-sindaco Massimo Brocato, elevato allo status politico di pari grado di De Luca, per sua stessa volontà, mentre il capo è in battaglia su altri fronti. Il co-sindaco non si vede all’esterno ma c’è eccome, decide lui, fa gli incontri che contano, ispira delibere e determine, interloquisce con altri enti. Chi pensava che le vicissitudini giudiziarie del co-sindaco avrebbero scalfito gli equilibri del palazzo, ha compreso poco o nulla.
E poi ci sono loro. Assessori e consiglieri comunali, sempre più relegati al ruolo, quasi da libro cuore, di comparse del Ducato. Determinanti in questa stagione politica come un soprammobile alla corte del Re. E tuttavia beati nella comparsa, perché il Ducato declina felicità silente in purezza. Adorante, adelante.
Da una parte una maggioranza con un sindaco eletto a Taormina che si è trasferito a Messina, terreno di un big match politico cruciale e viatico per la “madre” di tutte le battaglie politiche dell’Imperatore Cateno del Nisi.
Dall’altra parte, dentro e fuori dal municipio, l’inesistente opposizione, la cui impalpabilità è un elemento a suo modo importante perché rappresenta la migliore polizza di garanzia possibile per una indisturbata permanenza di De Luca (e chi per lui) ancora a lungo al governo di Taormina. Gli anti-deluchiani s’illudono che il malcontento in città possa bastare per fare la differenza ma non hanno compreso tutto il resto della storia. Sogna Caterina, dicevano gli antichi.
Cosi Taormina si conferma un teatro internazionale che si trascina appresso il suo teatrino paesano. Avanti con la recita. Il Fantasma dell’Opera, l’aiuto regista e il coro muto. Il copione (per quanto prevedibile) farebbe quasi sorridere se qui non ci fosse da stare in campana. Attenzione perché col rebus dei “matti” che giocano alla guerra in Medio Oriente c’è poco da scherzare.


