La contesa riparte, lo scontro riesplode e tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte non è più soltanto una questione di visioni politiche divergenti o di post velenosi pubblicati sui blog; la frattura che aveva portato al voto sulla leadership, con l’avvocato che aveva sconfitto il fondatore, ora si sposta ufficialmente nelle aule di giustizia.
Il braccio di ferro si trasforma in una battaglia legale che potrebbe avere riverberi importanti per il futuro del Movimento 5 Stelle. Con la notifica di un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma, il fondatore ha deciso di giocare la carta definitiva, quella che punta direttamente alla proprietà del nome e del simbolo. Si tratta di un attacco all’attuale presidente poiché mette, di fatto, in discussione la titolarità del marchio e ciò significa, di fatto, riportare d’attualità la disputa circa la legittimità stessa dell’azione politica di Conte.
Al centro della battaglia non c’è solo un disegno grafico, ma l’anima stessa di un progetto nato con l’ambizione di scardinare il sistema e oggi arrivato a una progressiva e profonda mutazione e ad un approccio più istituzionale. Grillo, nel suo ruolo di Garante, sembra intenzionato a rivendicare una sorta di diritto morale e legale sulle origini, opponendosi a quella che percepisce come una deriva che ha snaturato i principi fondativi del Movimento. Dall’altra parte, Giuseppe Conte prosegue nel suo tentativo di dare al partito una struttura più solida e definita, cercando di svincolarsi in maniera definitiva dai “fantasmi” del passato.
La prima udienza, che dovrebbe tenersi nel mese di luglio, segnerà un passaggio cruciale. Se il tribunale dovesse dar ragione a Conte, la questione si chiuderebbe a quel punto in maniera definitiva. Se invece dovesse prevalere la posizione rivendicata da Grillo, il Movimento rischierebbe di trovarsi privato del suo vessillo storico proprio in una fase delicata, in cui il trionfo del No al referendum ha rilanciato la corsa dei pentastellati e Conte è in testa ai sondaggi per le Primarie del campo largo, con importanti chance di andare lui a sfidare Giorgia Meloni per Palazzo Chigi nel 2027.
Così scrive sui social, Marco Bella, ex parlamentare del M5S e figura vicina a Grillo: “La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa e chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il Movimento la ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del Movimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!”.
Insomma, il nodo del controllo politico e dell’identità non è mai stato così intricato: un percorso che era nato con una gestione familiare e carismatica del consenso, con Beppe Grillo ma anche con Gian Roberto Casaleggio, ora diventa terreno dello scontro finale sul piano delle rigide regole del diritto civile, in una guerra che deciderà chi avrà l’ultima parola sulla “creatura” che ha cambiato la politica italiana dell’ultimo decennio e che vuole ancora dire la sua al vertice della politica italiana.


