Il conflitto in Iran e lo scenario di forte tensione in Medio Oriente comincia a spostare i flussi turistici del Golfo verso l’Europa. Un’analisi sul tema arriva dal prof. Mario Bolognari, ex sindaco di Taormina.
“Lo scoppio della guerra in Iran, estesasi subito al Golfo Persico, alla penisola arabica, allo stretto di Hormuz e al Libano – spiega Bolognari -, sta facendo tremare gli operatori del settore turistico di tutto il mondo. Le cause sono presto dette: aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti, dei beni alimentari, la chiusura di aeroporti di snodo, il divieto di sorvolo e l’annullamento di tanti voli, la reazione psicologica del mercato attanagliato dalla paura. Non si trascurino anche alcuni aspetti legati al cambio del dollaro e dell’euro, nonché al coinvolgimento reale o presunto dell’Unione europea nelle azioni militari”.
“Il danno già provocato al turismo è di proporzioni preoccupanti. Basti pensare all’annullamento di migliaia di vacanze per migliaia di europei e asiatici, con danno per gli operatori, ma anche per i turisti che, in molti casi, hanno visto sparire non solo la vacanza, ma anche il denaro anticipato per essa”.
“Tuttavia, in questo scenario mondiale negativo, vorrei avanzare qualche ipotesi sui riflessi che esso potrebbe provocare per l’Italia, la Sicilia e Taormina in particolare – sottolinea Bolognari -. La parte nord del Mediterraneo è considerata comunque la destinazione più sicura tra i paesi più caldi del continente euroasiatico. I competitor, come la Turchia, l’Egitto, Dubai, Seychelles, Mauritius, Zanzibar, Madagascar, sono per ora e chissà per quanto tempo considerati o inaccessibili o sconsigliati. In un contesto di incertezza, questa considerazione che il mercato europeo e nordamericano fanno, facilmente potrebbe generare una forte propensione a scegliere l’Italia, la Sicilia e Taormina. Considerato che Taormina lavora maggiormente con turisti provenienti dagli USA, dalla Germania, dalla Francia e dalla Gran Bretagna, è possibile prevedere che per tutto il 2026 si verificherà un incremento degli arrivi da questi mercati. Nel periodo di guerra guerreggiata, come in queste settimane, la reazione potrebbe essere ancora timida, ma in seguito, col cessare delle operazioni belliche, quando e se ci sarà (speriamo presto), paradossalmente la spinta potrebbe essere ancor più potente. Infatti, lo shock dell’immediatezza si trasformerà in ragionamento sulla convenienza a medio e lungo termine di scegliere la vacanza in area mediterranea, nella parte sicura del Mediterraneo”.
“Da parte nostra – avverte in conclusione Bolognari -, non dobbiamo commettere l’errore di voler approfittare, aumentando i prezzi e abbassando la qualità dell’offerta. Al contrario, penso sia utile migliorare la qualità dei servizi offerti e calmierare i prezzi per poter fare una campagna di conquista di fette di mercato che, se non ci fosse stata la guerra in Iran, non avrebbe scelto noi. La miglior propaganda nel settore turistico la fanno gli stessi turisti che tornando a casa parlano bene dei luoghi dove sono stati”.


