L’emergenza determinata dall’eruzione dell’Etna, che ha portato alla paralisi delle attività di volo sull’Aeroporto di Catania e alla cancellazione di oltre 700 voli, alimenta polemiche e una lunga sequenza di discussioni.
Allo spettacolo del vulcano fa da contraltare l’immagine di tanti viaggiatori “sballottati” in giro per la Sicilia, tra voli cancellati, passeggeri bloccati e collegamenti che diventano un’odissea. C’è chi si ritrova col volo annullato senza nemmeno sapere quando potrà arrivare o ripartire, chi viene dirottato su Palermo (tante, troppe, persone) e chi finisce addirittura a Trapani.
In ritardo si muove la “macchina” dell’emergenza che porta all’attivazione di treni straordinari e al potenziamento degli autobus tra Palermo e Catania e al rafforzamento dei collegamenti tra Palermo e Catania. Si cerca, insomma, di dare una maggiore assistenza negli aeroporti.
Il numero di voli in arrivo in Sicilia oggi 13 agosto è di 191 in totale. Zero su Catania, 180 su Palermo e 11 su Comiso. Va detto che degli 11 voli che nella giornata odierna andranno ad interessare Comiso, 4 sono quelli della DAT (Danish Air Transport per la continuità territoriale con Lampedusa e Pantelleria. Praticamente i voli in una giornata saranno, quindi, soltanto 7. La mattina prima delle 12:25 a Comiso non sono previsti atterraggi.
E allora una riflessione in maniera serena e lucida, al netto di tante chiacchiere di ferragosto, è evidentemente opportuno farla: Comiso, per quanto possa essere un aeroporto piccolo e non in grado di accogliere grandi flussi, può gestire soltanto 11 voli (anzi 7…) al massimo in una giornata e nemmeno uno nell’arco di mezza giornata?
Palermo – questo è chiaro – è la principale alternativa all’aeroporto di Catania, su questo non ci piove. Ma è necessaria – ed è l’unica soluzione fattibile – la previsione di ben 180 voli in un giorno tutti concentrati sull’aeroporto di Palermo oppure Comiso potrebbe farsi carico di una parte di quei voli? Farsi la domanda, darsi la risposta.


