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Esperienze o eredità? Il “sogno” di De Luca e il futuro incerto del patrimonio culturale di Taormina

TAORMINA – Al primo Forum “Sistema Cultura Sicilia”, organizzato da TEHA – The European House Ambrosetti, il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, ha lanciato una visione del patrimonio culturale tanto suggestiva quanto controversa. “Ho condiviso con la platea un piccolo sogno personale: poter vivere una giornata di quotidianità facendo colazione, pranzo, cena e pernottamento nella maestosa villa Bosurgi sull’Isola Bella”, ha dichiarato, immaginando una futura gestione “dinamica ed esperienziale” del patrimonio culturale siciliano, in un’ottica che guarda alla Presidenza della Regione.

Di per sé, l’idea non mancherebbe di un dissacrante fascino. Immergersi nella storia vivendola – fuori dagli orari turistici, fuori dal rumore – è il sogno di ogni viaggiatore consapevole. Ma il patrimonio culturale non è un resort di lusso e la realtà è un pò diversa: è un bene comune, fragile, che esige rispetto, conoscenza e, soprattutto, cura.

Un esempio emblematico è proprio Isola Bella, la perla naturalistica e architettonica che il sindaco vorrebbe vivere “da dentro”. Un sito di straordinaria bellezza ma anche di estrema fragilità ambientale: collegata alla terra da un sottile istmo di sabbia, l’isola è soggetta ai cicli di marea e ogni anno richiede interventi di manutenzione complessi e mirati, eseguiti durante la bassa stagione dal Parco Archeologico di Naxos e Taormina.

Un luogo, dunque, che chiede più tutela e pianificazione sostenibile che sogni a cinque stelle. La proposta del sindaco, allora, solleva riflessioni inevitabili ed interrogativi legittimi: può la valorizzazione turistica spingersi fino all’“esperienzializzazione” del patrimonio, e cosi trasformarlo in una location per soggiorni esclusivi? E, soprattutto, è questa la priorità per una città che non riesce neppure a garantire l’accesso ai suoi luoghi storici più emblematici?

Oggi a Taormina manca una reale strategia di gestione del patrimonio storico-artistico. Citiamo solo alcuni dei casi più eloquenti. Palazzo Corvaja, uno dei simboli cittadini, che accoglie eventi una tantum ma senza una precisa destinazione e un utilizzo in linea con l’identità e le potenzialità del sito. Badia Vecchia, importante monumento medievale, è priva di alcun progetto che ne permetta una riapertura dopo che si era addirittura ventilata l’ipotesi – fortunatamente rientrata – di una dismissione e conseguente passaggio di proprietà al Parco di Naxos-Taormina. L’ Ex Chiesa del Carmine, altro scrigno di storia e spiritualità, è inspiegabilmente chiusa.

Nel frattempo, però, si sogna di dormire a Isola Bella. La distanza tra una visione strategica e la realtà incompiuta è sempre più evidente. Da una parte, parole cariche di suggestione e progetti per un patrimonio trasformato in esperienza esclusiva; dall’altra, l’abbandono silenzioso dei simboli identitari di una città che ha fatto del suo passato la chiave del proprio successo turistico.

Una vecchia canzone diceva “Povera patria”. Guardando lo stato attuale dei suoi luoghi della memoria, potremmo dire, con amarezza e un pizzico di rabbia: povera Taormina. Non tutto è ancora successo ma nel frattempo poco o niente è cambiato rispetto ai disastri e alle inadeguatezze delle passate stagioni amministrative.

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