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Emergenza Ciclone in Sicilia: ora servono aiuti immediati e fatti, non passerelle e promesse

L’emergenza in Sicilia inizia adesso. Il Ciclone Harry lascia sul campo l’eredità brutale di un disastro sconvolgente. La costa della Sicilia Orientale mostra una devastazione incredibile, il litorale della zona Ionica è lo scheletro di un paradiso violentato, le ferite sono ovunque.

Ora servono aiuti concreti ma siamo convinti che arriveranno. Il punto è che non basta. Prima ancora delle risorse servirà l’immediatezza, il tempo non è amico e il calendario non aiuta. L’orizzonte che al momento sembra un miraggio è la stagione turistica 2026 che rischia di essere finita prima ancora di iniziare. E tuttavia quell’obiettivo rappresenta un traguardo irrinunciabile per l’indotto dei balneari ma non soltanto per loro. Il turismo è fonte di economia, è vita e sopravvivenza allo stato puro per tantissime persone. Quello che ha provocato la tempesta non è sanabile dall’oggi al domani.

Urgono iter lampo che non appartengono quasi mai alla cultura masochistica dell’Italia che impone il gioco dell’Oca da un ente all’altro e vive di una lunga serie di masturbazioni amministrative ad oltranza. Serve una sburocratizzazione totale delle procedure in un Paese dove ormai anche soltanto per andare in bagno devi prima chiedere l’autorizzazione allo Stato e sai già che dovrai andarci “abusivamente”, perché se aspetti un parere formale te la sarai già fatta addosso da un pezzo. L’Italia dei 10-20-30 permessi va in questo caso messa da parte, buttata nel Wc con un colpo di sciacquone perentorio. E’ una questione di buon senso, di rispetto verso le vittime di una sciagura. Perché questa situazione concerne una catastrofe, altro che “dopo-maltempo” e “pioggia di stagione”.

E’ il momento degli aiuti che devono arrivare non domani ma ieri. Il dramma non si può risolvere con le varie passerelle di cui già si parla che di sicuro vedremo. C’è chi arriverà da Roma e chi da Palermo, chi da Catania e chi da Messina. E’ giusto – ci mancherebbe – che lo Stato venga a vedere lo stato dei luoghi e capire e toccare con meno quello che è accaduto. E’ necessario far sentire la vicinanza a una popolazione che non va lasciata sola. Per il resto ed in primis per la politica siciliana che da ieri si affretta a fare comunicati stampa, con un copia incolla di frasi di circostanza, c’è poco da scoprire. Lo spettacolo da queste parti è un unico, triste, atto con una sola scena: la sciagura. Sul litorale non c’è più niente. Solo macerie e lacrime, devastazione padrona di un paesaggio violentato.

La gente spera in una svolta per ripartire, il territorio non verrà risanato dai “defilé” sui luoghi, ai quali faranno seguito i tradizionali annunci urbi et orbi del “faremo”. Qui non c’è da pensare né da promettere, è l’ora dei fatti. E’ il tempo di agire, come sta già facendo la gente che si è messa subito a spalare fango e ha lanciato un segnale importante. Repetita iuvant: rialziamoci, ma non a chiacchiere. Per uscire dall’incubo ognuno deve fare la propria parte e provare a farla molto in fretta.

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