È il 18 ottobre 2004, quando a Milano una guardia giurata fa il suo turno di fronte a una banca. Si chiama Felice Grieco e qualcosa attira la sua attenzione. Un gruppo di nomadi ma soprattutto una bambina con il cappuccio, vicina a queste persone, nei pressi di una banca milanese. “I rom capirono che avrei cercato di trattenerli e scapparono via”, racconterà la guardia giurata. La bambina che aveva notato era somigliante a Denise Pipitone, scomparsa il 1 settembre di quello stesso anno a Mazara del Vallo, in Sicilia, e mai più ritrovata da allora ad oggi.
La sparizione di Denise si era verificata quindi nemmeno due mesi prima dell’episodio di Milano. E adesso quella circostanza torna d’attualità. Ci sarebbe un supertestimone che potrebbe dare una svolta o impulso comunque importante per nuove indagini sulla scomparsa di Denise. Ne è convinta la criminologa Antonella Delfino Pesce, specializzata nel riesaminare cold case, ed il cui impegno ha consentito di recente di risolvere il caso della morte di Nada Cella, a 30 anni dal delitto.
La criminologa ha parlato di “una persona di Milano, che viveva a Milano anche all’epoca dei fatti”. Un testimone definito “lucido e affidabile che riferisce particolari molto importanti”. Questa rivelazione arriva nell’ambito delle indagini difensive che la Delfino Pesce sta svolgendo su incarico di Tony Pipitone, padre legale della bambina.
E’ pensabile che quella bambina avvistata dalla guardia giurata fosse davvero Denise? La criminologa Delfino Pesce ha spiegato al Corriere della Sera che il nuovo testimone, con il quale lei ha parlato a lungo, “riferisce di alcune circostanze che dovrebbero portare alla riapertura del caso”. “Non capisco — aggiunge — perché la Procura di Marsala ancora non mi convoca perché possa spiegare meglio e, soprattutto, perché non si decida ad ascoltare questo testimone”.
Sull’avvistamento di Milano potrebbero esserci nuovi elementi: “Posso però dire che quella pista era già molto promettente, ma purtroppo non si riuscì ad andare avanti. Dico solo che riferisce dei particolari che potrebbero delimitare un ambito preciso che permetterebbe di accertare se quella bambina del filmato era o meno Denise. C’è poi una parte della ricostruzione di quella giornata che è leggermente diversa. Questo è importante perché influisce sugli alibi e sugli orari. È un accertamento secondo me necessario. Sul caso si deve lavorare senza preconcetti, anche se non dovesse portare a nulla”, ha dichiarato al Corriere della Sera la criminologa.
Scettica la mamma di Denise, Piera Maggio, che in questi anni ha dovuto affrontare l’ulteriore dolore di tante ipotesi che non hanno mai portato a nulla. Piera Maggio, in un post social, ha scritto: “Rispettare una madre non è solo un dovere, ma un riconoscimento del primo legame che ha permesso a mia figlia di esistere — si è sfogata in un post su Facebook —. Oggi molti sconosciuti si sentono liberi di oltrepassare il limite perché il buonsenso ha perso la ragione”.
“Comprendo che in passato ci sono stati tanti millantatori e quindi c’è una certa insofferenza da parte della mamma — ha risposto la criminologa nella sua intervista al Corriere -. Ma non è il mio caso. Io mi limito a fare un lavoro di ricerca su vecchie indagini e le mie conclusioni le metto a disposizione dei legali e degli inquirenti”.


