L’estensione del collegamento aereo diretto, giornaliero, New York-Catania, operato da Delta Air Lines, che si trasforma da stagionale in annuale, non è solo una notizia di pura cronaca aeroportuale, ma rappresenta un possibile spartiacque per il futuro di Taormina.
Per decenni da queste parti ci si è riempiti la bocca, a chilometro zero, con la parola “destagionalizzazione”, usandola come un mantra astratto o un auspicio inflazionato da convegno, con una pletora di pseudo-esperti di turismo. Ora s’affaccia all’orizzonte, sin da subito, una chance vera di poter ribaltare il paradigma e declinare concretamente la prospettiva di un cambiamento. Il volo con gli Stati Uniti che non finirà il 4 ottobre e che proseguirà, è più di un semplice ponte e promette di garantire un flusso costante per dodici mesi l’anno. Attenzione però, perché ogni svolta bisogna conquistarsela e meritarsela. Bisogna farsi trovare pronti ed essere all’altezza di un’opportunità. Altrimenti si rischia di viaggiare sulle frequenze di un bluff che, nel breve o alla lunga, rischia di essere scoperto.
Delta prolunga il volo New York-Catania perché c’è la richiesta, gli americani vogliono l’Italia e la Sicilia. Lo ha dimostrato il trend straordinario delle prenotazioni della scorsa stagione e lo sta confermando il 2026, con l’elemento addizionale della crisi nel Golfo che favorisce il riposizionamento di una parte dei flussi che stavolta non sceglieranno mete come Dubai.
Ma la domanda ineludibile, che sorge spontanea, e che occorre farsi, è se la città sarà davvero pronta a raccogliere la sfida di tutto ciò che potrebbe portare in dote il movimento turistico americano anche quando si spengono le luci dell’estate.
La realtà è che Taormina oggi viaggia a due velocità diverse, diametralmente opposte. Da un lato c’è l’eccellenza della sua hotellerie e di una filiera produttiva che fa la sua parte e si è conquistata credibilità agli occhi del mondo. L’industria dell’ospitalità traina la destinazione e le consente di intercettare il lusso e di salire di livello. Taormina è stata, è e continuerà ad essere, al netto di tutto e tutti, la località che domina il turismo in Sicilia ma è diventata anche la meta più desiderata nel Sud Italia, prendendo campo nell’eterna competizione a distanza con Capri. E Taormina, a differenza di Capri, avrebbe le potenzialità per fare turismo anche oltre i mesi estivi.
Il “motore” che spinge l’immagine della Perla dello Ionio nel mondo, garantendo standard che giustificano l’interesse dei giganti americani, comincia e finisce, tuttavia, con il grande lavoro dei privati.
Dall’altro lato, bisogna dirselo, Taormina fa i conti con l’inadeguatezza della sua classe dirigente che opera nella cosa pubblica. C’è un gap profondo tra la visione globale degli operatori economici e una politica che rimane piccola e ancorata a retaggi paesani, prigioniera di una postura paesana alla gestione del territorio e alle dinamiche connesse. Da tempo e anche oggi Taormina ha un’Amministrazione che non è all’altezza di una enorme sfida come può essere il prolungamento del volo Delta nei vari effetti che potrebbe determinare, nel turismo come nel commercio e per le imprese. La Perla dello Ionio ha una rappresentanza istituzionale che non ha la caratura giusta e nemmeno la postura idonea per programmare una svolta come quella dei dodici mesi di turismo attivo di un mercato strategico come quello che movimenta Delta Air Lines.
Le condizioni per accompagnare questa transizione dovrebbero essere solide ma obiettivamente non lo sono. Più che un campanello d’allarme è una certezza. Un vulnus che si trascinerà almeno da qui ad un altro anno o magari oltre, chissà. Si vedrà ovviamente se la città saprà “partorire” un ribaltone che le consenta di darsi una guida all’altezza e quindi di capitalizzare a pieno il momento o se prediligerà andare avanti nella linea di continuità dei suoi due volti: l’eccellenza imprenditoriale e la mediocrità della politica.
Sognare è bello, bellissimo, e stavolta Taormina ha una possibilità che va oltre la proiezione onirica in purezza, ma dalla realtà poi non si può scappare e va affrontata preparandosi a dovere. Non basta che atterrino i Boeing a Fontanarossa se poi Taormina accoglierà i visitatori invernali con il contraltare di una debolezza amministrativa che stride in termini significativi con la sontuosa bellezza dei luoghi. Non dimentichiamoci mai che Taormina si è lasciata alle spalle la follia incredibile di un dissesto, impensabile e inaccettabile, nella città più ricca della Sicilia, ed è passata da un eccesso all’altro: dall’indecenza di una mancata riscossione milionaria dei tributi, alla stagione successiva nella quale si è andati oltre il (giusto) recupero, con l’acquario, la giostra e una lunga sequenza di sprechi a profusione e soldi buttati via come caramelle. “Alle foglie morte”, come si diceva un celebre film.
La politica attuale, insomma, appare – anzi è – troppo “piccola” per una sfida così grande. Per fortuna, Taormina viaggia da sempre con il pilota automatico della sua storia ed il turismo non lo fa la politica. Deo gratias, ma c’è da sperare che presto o tardi ci possa essere una classe dirigente capace di avere uno scatto d’orgoglio e un sussulto di lungimiranza. Senza un salto di qualità negli interpreti delle Istituzioni, il rischio – e sarebbe un vero peccato – è che opportunità come quella del volo Delta vengano sprecate, confinando la città nel limbo di un paradosso: Taormina brand globale ma gestita come una sagra di paese. La destagionalizzazione non si costruisce con i cocktail “No Ducato, no party” ma garantendo che il fascino di Taormina sia accompagnato da una gestione del territorio in linea con i sogni di chi attraversa l’oceano per ammirare questa terra. Delta atterra nel futuro, Taormina non può restare parcheggiata nel Medioevo. Bisogna saper essere una capitale del turismo, non una fabbrica di cioccolattini.


