Cateno De Luca non molla la presa sulle Regionali e, mentre va all’O.K. corral per le Amministrative a Messina, sgancia la sua “bomba” sulla partita politica del 2027.
“Gli accordi con il centrodestra romano li ho già chiusi. Ma li ho chiusi anche con il centrosinistra romano”. Questo l’annuncio dato a “Lo Scacchiere” dal sindaco di Taormina, che prova così a spiazzare i rispettivi interlocutori palermitani muovendosi lungo il doppio binario delle segreterie politiche nelle capitale. La strategia era e rimane quella dei “due forni”, con il tentativo di ritagliarsi uno spazio nel campo largo ma, al contempo, pure l’idea mai abbandonata di collocarsi nel centrodestra.
“Sono un piccolo leader di partito nazionale. Gli accordi me li sono fatti a Roma, dove vado a cena con la destra e con la sinistra. Qui, sul piano provinciale e regionale, sanno che se per loro a Messina dovesse maturare, come io sono convinto, una super-sconfitta, allora dovranno cambiare mestiere”, avverte De Luca, che ha poi aggiunto quello che, a suo dire, sarebbe un indizio: “A Messina, contro di noi, viene schierato un candidato civico, che non è ascrivibile a nessun partito di centrodestra”.
Il leader di Sud chiama Nord traccia la sua road-map e nel frattempo anticipa la data in cui comunicherà in via definitiva da che parte andrà: “Intanto costruiamo il nostro modello di Sicilia e poi, con chi la condividerà, passeremo a definire l’accordo. C’è già una data ed è il 18 gennaio 2027, quando a Caltagirone verrà siglato il “contratto” per la Sicilia e vedrete chi sarà il contraente. Le porte sono aperte, nel centrodestra come nel centrosinistra, perché al di là delle scintille locali, a Roma si fanno altri ragionamenti e valutazioni e quindi si guarda sorridendo a certe prese di posizione”.
A questo punto De Luca vuole blindare Messina con il possibile o probabile tris (dopo le affermazioni del 2018 e del 2022), per poi ripresentarsi al tavolo delle trattative con la carta politica di una riconquista – quella di Palazzo Zanca – che in un solo colpo rilancerebbe le quotazioni del suo movimento ed “esorcizzerebbe” in termini significativi i fantasmi delle più recenti tornate negative (Suppletive di Monza ed Europee, per intendersi).
L’intenzione di De Luca è quella di portare “a spasso” i due poli, con la promessa dell’alleanza, in un quadro che tra l’altro rimane decisamente fluido da entrambe le parti. Il centrodestra siciliano resta diviso tra il tentativo, piuttosto complesso, di Renato Schifani di legittimare la propria ricandidatura nel 2027 lì dove diversi pezzi della maggioranza sbarrano la strada al bis, a partire da una parte di Forza Italia che vuole “rottamarlo” e Fratelli d’Italia protesa a seguire la ruota del governatore sino a fine legislatura per poi salutarlo e puntare su un altro “cavallo”. Dall’altra parte, nel centrosinistra, l’ex deluchiano Ismaele La Vardera ha già lanciato la sua (auto) candidatura alla presidenza per capitalizzare al massimo il vento in poppa del voto di protesta di stagione, che ora soffia dalla sua parte. Tuttavia, i 5 Stelle hanno altre idee e Giuseppe Conte spinge per la nomination di Giuseppe Antoci. E il PD rimane un eterno rebus, volubile e imprevedibile come la rosa dei venti.
Gli ultimi sondaggi (SWG dicembre 2025) darebbero Cateno De Luca al 9%, lontano, lontanissimo dal clamoroso exploit del 25% del 2022 ma paradossalmente nelle condizioni di fare l’ago della bilancio. Il sindaco di Taormina vuole trasformare il problema in un’opportunità. C’è da fare i conti pure con l’effetto La Vardera, che minaccia di portarsi via una parte di quei consensi che nel 2022 vennero conquistati proprio da De Luca ma è altrettanto vero che l’ex iena ad oggi ha un impatto significativo nell’elettorato del versante occidentale dell’isola, mentre rimane piuttosto indietro in altri contesti e in primis nell’area orientale. La Verdera appare piuttosto ai margini soprattutto in quell’area messinese che si conferma saldamente il “fortino” deluchiano.
Alla fine della fiera De Luca rimane avvinghiato alla convinzione di potersi giocare in contropiede le sue carte per la corsa al governo della Regione. Di rimessa e di “corto muso”, con quel consenso ristretto eppure potenzialmente ancora determinante. Si vedrà se per la presidenza o se per altri ruoli. De Luca, in ogni caso, punta a fare il “guastafeste” in uno scacchiere regionale che non pur non riservandogli la medesima forza elettorale debordante di quattro anni fa, offre un assist al leader di Sud chiama Nord. Il panorama politico siciliano, d’altronde, ha il suo tallone d’Achille nella sostanziale inconsistenza trasversale dei vari leader sia di destra e sinistra, che beneficiano dei partiti alle spalle ma sul piano individuale danno l’impressione di essere dei comprimari che da soli non fanno la differenza e non vengono percepiti dai siciliani come dei “capi popolo”. De Luca lo sa e vuole sfruttare quel vulnus, potendo contare sulla forza della sua “macchina” e mantenendo comunque un livello di popolarità che altri, al netto di ogni sforzo, non riescono a conquistarsi.
L’Imperatore del Nisi, insomma, cercherà di ribaltare la prospettiva e difendere quel 9%, perché il pericolo di poter cadere ancora è sempre proporzionale al rischio di rilanciarsi in grande stile. E’ una questione di situazioni, dinamiche e dettagli.
De Luca, archiviata la stagione “donchisciottiana” della traversata nel deserto da mattatore solitario, potrebbe dare un senso alla sua metamorfosi andando a rappresentare il “fattore X” che può spostare gli equilibri nella contesa tra i due poli: alle Regionali e per i Collegi elettorali alle Politiche. E si sa che la battaglia per il Senato è da sempre uno snodo che passa dalla Sicilia per decidere chi andrà al Governo del Paese e con quale maggioranza. Roma chiama, Scateno risponde. A destra o a sinistra, a fuoco lento poi si vedrà.


