Giuseppe Conte sente il vento della politica italiana soffiare di nuovo dalla sua parte ed è sempre più convinto di poterla spuntare lui alle Primarie del campo largo. Lo indicano i sondaggi, che le cose potrebbero andare così e l’ex premier è in vantaggio. Il diretto interessato ha questa consapevolezza e comincia a proiettarsi, idealmente, oltre la contesa tutta interna al centrosinistra.
Non è solo una sensazione ma un’idea granitica, quella del presidente del M5S, alimentata dai flussi di dati che monitorano il sentimento degli italiani. Ad una settimana dal Referendum che ha sancito la vittoria del No sulla riforma della giustizia e ha bocciato la legge del governo Meloni, i sondaggi, indicano stabilmente Conte come il leader più apprezzato dell’area progressista e hanno trasformato quello che sembrava un azzardo in una strategia politica definita: la convinzione che, in un’eventuale sfida diretta per la guida della coalizione, non ci sarebbe partita o quasi. Conte vede se stesso come l’unico vero sfidante in grado di reggere il confronto mediatico e carismatico con Giorgia Meloni, ritenendo che il Paese sia pronto a un “secondo tempo” della sua leadership, questa volta però con una fisionomia molto più marcata e identitaria.
A cementare questa visione c’è la metamorfosi riuscita del Movimento 5 Stelle. Quella che una volta era una galassia frammentata e spesso litigiosa, oggi appare come un blocco monolitico totalmente devoto alla linea del Presidente. Il popolo pentastellato ha ritrovato in lui un baricentro, una figura che non risparmia nulla al governo Meloni, con la durezza dell’opposizione su temi divisivi come il salario minimo, la transizione ecologica e il no all’invio di armi nei conflitti internazionali. Questa compattezza interna è la base sicura da cui Conte intende partire per dare l’assalto all’egemonia del centrosinistra, convinto che la sua proposta politica abbia ormai scavallato i confini del Movimento per diventare un polo d’attrazione anche nella platea degli elettori di altri partiti, come il PD e AVS.
Il vero colpo di scena, tuttavia, Conte lo attende nel momento in cui si andrà alle primarie e potrebbe battere Elly Schlein e conquistarsi la chance ufficiale di sfidare Giorgia Meloni. L’entourage dell’ex premier è convinto che una consultazione aperta non farebbe altro che certificare la sua capacità di “sfondamento” negli elettorati altrui. La scommessa è chiara: Conte sa di piacere a una fetta consistente della base del Partito Democratico, quella che si sente orfana di una narrazione radicale sui diritti sociali e che vede nelle sue battaglie una coerenza che il Nazareno fatica a mantenere. Allo stesso modo, il dialogo costante con i temi cari ad Alleanza Verdi e Sinistra gli permetterebbe di drenare consensi anche in quell’area, presentandosi come il sintesi perfetta tra l’ambientalismo d’azione e la tutela dei ceti più deboli.
È questa potenziale trasversalità a terrorizzare e affascinare al contempo gli alleati. Conte non si limita più a chiedere spazio, ma agisce con la consapevolezza di chi sa di poter essere l’unico punto di equilibrio possibile per battere il centrodestra. Ogni sua mossa, ogni discorso in Aula o intervento in piazza, è studiato per polarizzare il dibattito e costringere Meloni al corpo a corpo. Per il leader del M5S, la strada verso le prossime elezioni politiche è già tracciata: passare dall’affermazione alle primarie, svuotare parzialmente i serbatoi elettorali dei partner e arrivare al confronto finale con la Premier per il governo del Paese.


