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Ciclone Harry, la vergogna mediatica del disastro in Sicilia che vale 30 secondi prima della Champions

Monta l’indignazione collettiva comprensibile e più che legittima sul trattamento a dir poco imbarazzante e lo spazio marginale che sta ricevendo sui media nazionali il dramma del Ciclone in Sicilia. Il dramma di oltre 100 chilometri di costa, nella zona ionica, distrutti dal Ciclone Harry è un evento declassato sui telegiornali del mainstream italiano a mero racconto di “danni per maltempo”. In Sicilia è successo il finimondo ma l’Italia che conta non si appassiona troppo al racconto di una tragedia. Forse Harry non fa abbastanza notizia perché non ci sono stati morti. E’ un vuoto che forse non dà abbastanza pathos per colmare le esigenze di un racconto live in rigorosa modalità cassamortari, della sciagura. Poco conta che Harry abbia colpito la Sicilia e pure Calabria e Sardegna.

I telegiornali aprono con la Groenlandia e i potenti di Davos, poi Gaza, il caso dei coltelli nelle scuole, la politica italiana, altri fatti di cronaca poi al quinto, sesto o settimo titolo ecco la Sicilia con “i danni del maltempo”, espressione che già di per sé sembra una enorme presa per i fondelli, perché anche i bambini di due anni hanno realizzato che da queste parti è passato un Ciclone di potenzia micidiale e non un colpo di pioggerellina di gennaio.

La Sicilia viene appena prima del titolo sui risultati delle squadre italiane impegnate in Champions League. Una roba incredibile, che farebbe quasi sorridere se non ci fosse da piangere nel vedere come si è ridotta l’informazione italiana. Ovvio che poi la gente, qui, sia infuriata, incazzata, perché si sente presa in giro, trattata non come Italia di Serie B e neppure come L’altra Italia ma semplicemente come una Non Italia. D’altronde la Sicilia non è la terra degli smemorati e tutti ricordano che in occasione degli alluvioni in altre regioni del Paese i telegiornali aprivano subito con i fatti accaduti ad esempio in Emilia Romagna piuttosto che in Lombardia. Dirette sui luoghi, raccolte fondi lanciate dai colossi dell’informazione e chi più ne ha ne metta. E il Ciclone Harry? Trenta secondi, giusto per dire, che si sono registrati “danni per il maltempo”, qualcuno ha utilizzato la parola “Ciclone” per un nanosecondo, in maniera sfumata, giusto per non dargli troppa enfasi, poi l’aggiornamento che i danni ammontano a circa 700 milioni di euro, insomma niente di particolare (avete capito?). Le immagini per i servizi sono quelle prese dal Web, dai social, o fornite direttamente da una piattaforma nazionale che va suoi luoghi. Fine dei giochi e buonanotte ai suonatori. Ancora più incredibile e sconcertante sarebbe farvi un racconto dei portali online dove i fatti accaduti in Sicilia sono praticamente a metà o fine homepage e si fa fatica a trovare la notizia.

Una regione che ha il suo litorale sventrato, infrastrutture devastate, intere comunità in ginocchio, famiglie che piangono e cittadini che spalano fango per liberare le strade. Un territorio ferito in maniera sconvolgente. Un argomento che vale una piccola finestra di cronaca e qualche trafiletto come fosse stata una perturbazione pari a tante altre.

E’ l’ennesimo schiaffo alla Sicilia o forse è più corretto dire che si tratta di un autogol di proporzioni incredibili di chi, nell’era ormai dell’informazione globale, sta facendo una figuraccia colossale. Relegare ai margini dell’informazione un territorio spazzato via da un Ciclone significa negare solidarietà e scavare un solco incolmabile nel senso collettivo di abbandono istituzionale e diseguaglianza complessiva che la Sicilia e il Sud denunciano da decenni. La gente se ne ricorderà di questa informazione priva di correttezza deontologica e soprattutto di quella umanità e vicinanza che era dovuta ai cittadini prima di ogni altra cosa.

D’altronde questa marginalizzazione informativa riflette i ben noti discorsi di un’eterna Italia a due velocità, dove una parte del Paese si considera l’ombelico del mondo e non ha capito o finge di non comprendere che quel tempo è finito da un pezzo. L’emergenza al Sud pesa meno nel bilancio del dolore nazionale ma lo abbiamo detto che la Sicilia si rialzerà anche stavolta. Il colpo è stato durissimo ma i tanto bistrattati siciliani sono quelli che si sono chiusi in casa e con prudenza e capacità di ascolto e hanno affrontato il Ciclone senza subire perdite di vite umane. Gli stessi siciliani che, ricordiamolo, avevano avuto zero contagi nella prima ondata dell’emergenza Covid e hanno dato prova pure lì di una capacità di resilienza che, al di là di ogni sterile campanilismo, potrebbe fare scuola e dopo scuola ad altri. E adesso i siciliani sono scesi subito in strada a togliere il fango e darsi da fare per ripartire. In attesa degli aiuti, è la risposta migliore a tutto il resto. La gente ha una volontà feroce di riprendersi quello che ha perso e c’è un popolo che sicuramente ce la farà anche stavolta. Così è, purtroppo per chi non ci ama o ci snobba.

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