Il Ciclone Harry che ha flagellato il 19-20-21 gennaio scorso la Sicilia Orientale, ha lasciato danni lungo oltre 100 km di costa, colpendo duramente la zona Ionica e dunque il primo polo turistico dell’isola.
Il calendario corre veloce verso la stagione 2026 e, al netto dei primi aiuti e dei primi ristori, la svolta di una pronta ricostruzione sembra obiettivamente lontana, un sogno che fa a pugni con la realtà perché la burocrazia si conferma un problema enorme italiano e la politica si perde tra i soliti rimpalli, tatticismi e scelte che dovranno essere una risposta ai territori ma finiranno poi per essere anche uno snodo politico. E qui siamo ormai ad un anno dalle elezioni Regionali e la guerra di posizionamento è già iniziata da un pezzo.
Nella giornata di ieri il presidente della Regione, Renato Schifani, si è recato a Santa Teresa di Riva e poi c’è stato un vertice a Messina, in Prefettura, con i sindaci. Ovviamente è noto ed evidente a tutti la situazione devastante che si è determinata a Santa Teresa di Riva con un lungomare distrutto e una cittadina in ginocchio, che merita tutto il sostegno del mondo per un immediato ripristino dello stato dei luoghi. Poi, però, inizia un’altra storia che non passa inosservata.
Il 23 gennaio si era verificato un sopralluogo di Schifani a Mazzeo, frazione di Taormina, dove la mareggiata ha inghiottito una piazza e spazzato via gli stabilimenti balneari. Non era presente il sindaco Cateno De Luca, perché il 23 gennaio era una data in cui il leader di Sud chiama Nord era fuori dalla Sicilia, perché il giovedì (22 gennaio) era giornata dedicata alla Fenapi e poi è partito per un altro impegno a Milano. E nella stessa occasione, tra l’altro, Schifani era transitato da Mazzeo, senza fare però tappa a Letojanni, cittadina che confina, anzi è proprio attaccata a Mazzeo. E a Letojanni il sindaco, Alessandro Costa, è vicino a De Luca e a Sud chiama Nord.
Poi il 30 gennaio in Sicilia era venuto Matteo Salvini, e insieme a lui a Furci Siculo c’era il presidente Schifani. Salvini ha poi proseguito i suoi sopralluoghi a Letojanni, dove però anche stavolta non è arrivato il governatore. A Letojanni, invece, in quella circostanza c’era De Luca.
E adesso il 20 febbraio la terza venuta di Schifani nella zona Ionica è coincisa con il passaggio a Santa Teresa, roccaforte deluchiana ma dove in realtà si sapeva già in partenza che non ci sarebbe stata la presenza di De Luca. E nel programma di ieri non è rientrata, ancora una volta, Letojanni tra le località visitate. Qualche giorno prima, a Letojanni, c’era stata pure una diretta social di De Luca, insieme al sindaco Costa, nella quale il sindaco di Taormina aveva recapitato nuove bordate a Schifani.
Insomma il tema è abbastanza semplice e non c’è chissà cosa da interpretare. De Luca attacca dalla mattina alla sera Schifani, lo sfida e lo carica a suon di post, dirette social e comunicati. Schifani, per tutta risposta, sceglie di evitare De Luca per non dargli spazio. Quindi non va a Letojanni, mentre a Mazzeo, che significa Taormina, il governatore si è recato quando De Luca non c’era. Casualità? Boh. Forse sì, anche no.
De Luca chiede maggiori margini di manovra per i sindaci e spinge affinché vengano nominati sub-commissari per l’emergenza, e per tutta risposta il governo regionale, d’intesa con quello nazionale (o viceversa) accentrano le procedure del dopo-Ciclone sulla presidenza della Regione e sulla struttura palermitana.
Il dopo Ciclone fa i conti con l’onda lunga dell’eterno scontro politico tra i due contendenti principali delle elezioni del 2022. Il presidente eletto e il capo dell’opposizione. In guerra totale per tre anni, poi ad un certo punto protagonisti nel 2024 di una clamorosa “pax” improvvisa che aveva ribaltato il quadro. E la tregua è finita al tramonto del 2025, con la battaglia che si è riaperta, perché le Regionali si avvicinano. Così De Luca ha ripreso ad arrembare tra “Vietnam”, “guerriglia”, “assedio” e chi più ne ha più ne metta. E dall’altra parte Schifani ha richiamato che De Luca “era e rimane un avversario” ed il centrodestra siciliano aziona la contraerea contro De Luca.
Una guerra senza fine che poi è anche “teatrino” e che, tuttavia, di questi tempi rischia di penalizzare in termini concreti e impattanti questa zona. E menomale che l’emergenza doveva mettere tutti d’accordo. Non in Sicilia evidentemente. Qui si avvicinano le Regionali e la ricostruzione della sciagura lasciata da “Harry” sta diventando il detonatore di una sfida nella sfida.
Peccato davvero che a pagare dazio siano territori come Letojanni, che è un pezzo fondamentale del primo polo turistico siciliano ed è una città che meriterebbe molta più attenzione e considerazione di quella che sino ad oggi non sta ricevendo. E non è molto diverso il discorso per Mazzeo, che non è una frazione sperduta di periferia di Taormina ma il suo litorale. Senza dimenticare poi, ovviamente, un altro posto di grande rilevanza come Giardini Naxos.
E allora i giorni passano, la stagione turistica è dietro l’angolo e bisognerebbe rendersi conto che questo non può essere il momento delle prove muscolari e meno che mai quello dei dispetti. Ci sarà tempo e modo per misurarsi sulle Regionali e nelle varie competizioni elettorali, ma ora non ci si può dividere e penalizzare la ripartenza di un territorio sull’altare dei soliti antagonismi e delle solite questioni di simpatie-antipatie politiche. E’ l’ora di darsi una mossa e provare a sopportarsi e supportarsi, al di là delle consuete dinamiche politiche. Per cambiare passo bisogna cambiare, intanto, il modo di affrontare il dopo Ciclone, che non può essere un altro atto di una resa dei conti. La via maestra è confrontarsi, non evitarsi. Parlarsi, non cannoneggiarsi.
Qui l’unico nemico da sconfiggere è il tempo, che non aspetta e non fa sconti. L’unico vero avversario da smacchiare è la mareggiata e tutto il disastro che ha provocato e le ferite inferte sui luoghi. O lo si comprende e si vola un pò più alti, oppure non si va più da nessuna parte.


