TAORMINA – L’ex sindaco di Taormina, il prof. Mario Bolognari, interviene sulle dinamiche che stanno caratterizzando il dopo Ciclone Harry e non fa mistero delle sue perplessità sulla gestione dell’emergenza in questa fase che dovrebbe essere propedeutica alla ricostruzione delle aree – e relative opere – interessate dalla mareggiata del 19-20-21 gennaio 2026.
“Dopo un mese dal ciclone Harry, possiamo rompere il silenzio e dire la nostra – spiega Bolognari -. Come era facile prevedere, è successo esattamente ciò che è successo dopo ogni disastro che abbia colpito il territorio italiano. Prima ci lamentiamo per lo scarso interesse della stampa, per poi immediatamente cambiare e chiedere meno visibilità. Prima ci lamentiamo dello scarso interesse dei politici e subito dopo bolliamo come passerelle le visite di ministri, deputati e senatori. Prima solidarizziamo con le imprese colpite e poi chiediamo nuove regole per la ricostruzione. In questo caso la spinta iniziale si è inevitabilmente esaurita o quasi anche per effetto della frana di Niscemi che ha sovrastato il Ciclone Harry”.
“Tutto giusto, ma anche tutto contraddittorio. Inoltre, sul calcolo dei danni siamo stati precipitosi, generici, approssimativi. Il calcolo, a un mese dal disastro, non si capisce neanche in base a cosa è stato fatto. Le schede degli Uffici tecnici dei comuni fatte compilare dalla Protezione civile regionale? Ma fatemi il piacere… Cifre buttate a caso per assolvere burocraticamente a un compito assegnato, senza una verifica reale e approfondita di cosa e come ripristinare le infrastrutture pubbliche e le strutture delle aziende private e delle famiglie”.
“La verità è che la politica in questi casi dovrebbe lasciare il campo agli specialisti e ai tecnici: come e dove fare il ripascimento per ampliare il fronte spiaggia, che si è ristretto negli ultimi cinquant’anni e che è stato uno dei fattori negativi; dove intervenire per attenuare gli effetti del dissesto idrogeologico, ormai vera e propria emergenza in Sicilia; a quali privati rinnovare l’autorizzazione per rispristinare l’esistente e a quali no, ed eventualmente con quali ristori; quali infrastrutture (compresi i lungomare) ripristinare e come, visto il fallimento dappertutto di questo tipo di opere, utilizzate prevalentemente per la viabilità e il parcheggio delle auto; come ripensare il turismo balneare estivo, compresi eventuali cambiamenti strutturali alla organizzazione dei nostri insediamenti marini alla luce della crisi climatica alla quale assistiamo”.
Come ha correttamente detto l’arch. Gaetano Scarcella, “la devastazione prodotta impone una riflessione attenta sui modi con cui rapportarsi al mare. Sarebbe utile lanciare un grande dibattito su questo tema, coinvolgendo la popolazione e gli specialisti, affidandosi magari a esperti qualificati, con lo scopo di costruire un documento condiviso per l’avvio di un concorso di progettazione che possa regalarci uno dei waterfront più belli d’Italia: un unico parco lineare costiero da capo Scaletta a Giardini Naxos, sommatoria delle singole identità e specificità dei centri urbani che vengono attraversati, ma concepito in maniera unitaria”. Ed io sottoscrivo queste parole”.
“Cosa completamente diversa è la ripartenza della stagione 2026 – sottolinea Bolognari -, che va immediatamente perseguita grazie ai ristori e alla collaborazione tra pubblico e privato. Per questo scopo immediato è bene che si lavori in silenzio e con sacrificio, senza starnazzare inutilmente. Qualche difficoltà ci sarà, certo, ma l’operatività delle nostre aziende è straordinaria e vincerà anche questa sfida”.
“Infine – conclude il prof. Bolognari -, per molti privati che hanno la loro attività sul mare si pone il problema della Bolkestein. Come si fa a investire decine o centinaia di migliaia di euro, se non si ha la certezza di potere operare per altri cinque-dieci anni? Puntare alla proroga, certamente, ma pensare anche a delle alternative, qualora la proroga non dovesse passare. Per esempio, pensare a clausole da inserire sui bandi che tengano conto della reale situazione di queste aziende che comunque vanno salvaguardate”.


