Il Ciclone Harry in Sicilia e soprattutto nel litorale della riviera Ionica ha fatto danni devastanti che sono sotto gli occhi di tutti, la volontà di tutti è quella di ripartire e i segnali sul piano dell’impegno collettivo sono già incoraggianti perché la gente ha subito un colpo terribile ma non ha perso tempo ed è scesa nelle strade a ripulirle e liberarle da un campo di battaglia.
La politica, ovviamente, ha fatto le proprie dichiarazioni di intenti e ha dato rassicurazioni, sull’impegno che ci metteranno le Istituzioni per sostenere il difficile percorso verso un ritorno alla normalità che ha come ineludibile obiettivo la stagione turistica.
Nel frattempo, però, si registrano anche segnali che portano la questione sull’unico binario da evitare in questo momento: il rischio è che si trasformi il dopo-Ciclone in un altro capitolo della partita a scacchi per le prossime elezioni Regionali e anche per le Politiche.
Ovviamente la caratura molto modesta della politica e dei suoi attuali interpreti, a Taormina come in generale in tutta la Sicilia, non consente ai più di vedere e comprendere i dettagli, ma sono poi quelli che fanno la differenza e rendono l’idea. E non è superiore neanche il livello di osservatori, commentatori e cosiddetti “addetti ai lavori”, che si limitano a una narrazione “pappagallesca” delle cronache, senza coglierne le sfumature.
L’esempio più lampante si è già visto nelle ultime 24-48 ore proprio a Taormina e non deve passare inosservato. Se due indizi fanno una prova, qui se ne sono registrati già tre o quattro che fanno una certezza e coincidono con una serie di sopralluoghi a “turni”, per evitare la compresenza, quasi ci fosse un programma prestabilito per non incrociarsi e non togliersi la scena.
Giovedì c’è stata la visita nei luoghi del disastro del Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, che nel pomeriggio si è recato a Santa Teresa di Riva e poi a Catania. Ma non a Taormina. A quanto pare l’ex presidente della Regione ha avuto un contrattempo che lo ha costretto ad un cambio di programma, rispetto alle previsioni iniziali che lo avrebbero visto giungere qui in zona già nella mattinata. Musumeci dovrebbe recuperare questa tappa facendo ritorno da queste parti nei prossimi giorni. Ne siamo certi ed è giusto che sia così. Va aggiunto, tuttavia, che al netto degli imprevisti, forse il Ministro avrà pensato che a Taormina di questi tempi c’è il sindaco Cateno De Luca. Si sa che tra De Luca e Musumeci i rapporti sono tutt’altro che idilliaci, per non dire inesistenti, sin dai tempi in cui quest’ultimo era presidente della Regione.
Tra l’altro ieri il problema di un incontro “scomodo” tra Musumeci e De Luca non si sarebbe nemmeno posto perché De Luca era a Roma e poi da lì si è spostato oggi a Milano per un convegno sul turismo.
Chissà se Musumeci sapeva dell’assenza di De Luca. Di certo che De Luca si trovava fuori sede ne era al corrente il presidente della Regione, Renato Schifani, che ha scelto la data di venerdì 23 gennaio per la sua visita nella zona Ionica e l’ha iniziata nel pomeriggio con il primo sopralluogo compiuto a Taormina, nella frazione di Mazzeo, dove il governatore si è recato insieme al Capo della Protezione Civile, Salvo Cocina. Nel lungomare di Mazzeo il quadro è critico e gli stabilimenti balneari sono stati distrutti dalla mareggiata e una piazza è stata spazzata via. Quindi la tappa a Santa Teresa di Riva, nel feudo monocolore di De Luca, ma come detto senza la presenza “ingombrante” di De Luca.
Sarà un caso che Schifani abbia scelto per la sua ricognizione sui luoghi una giornata nella quale gli annunci social, urbi et orbi, del sindaco di Taormina, avevano già informato il mondo che l’Imperatore di Fiumedinisi non si trovava in Sicilia? Chissà.
E non è finita qui, perché di mattina c’era stata la visita del presidente dell’Assemblea Regionale, Gaetano Galvagno, che si è recato prima a Letojanni e poi a Mazzeo e lo ha fatto a mezzogiorno, poco prima (circa tre ore prima) del sopralluogo compiuto a Mazzeo dal presidente Schifani. Si poteva immaginare un sopralluogo congiunto delle più alte cariche Istituzionali della Regione Siciliana anziché in orari diversi e ravvicinati? Chissà anche questa dinamica sarà stata un’altra casualità o forse no.
Ovviamente anche il sindaco di Taormina si sta già scatenando, di nome e di fatto, in questo dopo-Ciclone, evento drammatico che sul piano mediatico lo sta riportando al centro delle cronache come fu ai tempi dell’emergenza Covid. Allora da sindaco di Messina che dava la “caccia” con i droni ai cittadini che uscivano di casa, oggi da sindaco di Taormina, con l’intermezzo dell’onda che lo travolge a Santa Teresa di Riva. Anche qui, su quell’episodio che poi ha innescato polemiche varie, noi che la comunicazione (e relative tecniche) la conosciamo discretamente molto bene un’idea ce la siamo fatta.
Insomma, per le Regionali ci sarà tempo e modo. Ora bisogna pensare alla ripartenza della Sicilia e a cancellare i disastri che ha lasciato la furia di Harry. L’orizzonte è concentrarsi sulla ricostruzione con una visione organica, perché non basterà la disponibilità di fondi ma occorrerà ripensare tutto e capire come intervenire, alla base, con le opere a difesa della costa. Ed è uno sforzo che necessita di concentrare l’attenzione e le energie su quei territorio feriti e quella gente che ha visto andare in fumo i sacrifici di una vita. La devastazione da risanare non ammette spazi per divagazioni sul tema per piccoli o grandi tatticismi o personalismi che non servono ai siciliani. Tornerà il tempo delle contese, insite da sempre nella natura umana, ma ora c’è una sola sfida da affrontare e sulla quale concentrare le forze ed è la ripartenza della Sicilia per un ritorno totale alla piena normalità. Un obiettivo che nelle emergenze non può prescindere da una condivisione di intenti e non deve contemplare guerre di posizionamento e i soliti antagonismi in salsa siciliana. La cosa da fare è una sola: alzare il livello e mettersi tutti a fare ognuno la propria parte remando in un’unica direzione, senza che la ricostruzione si traduca nell’ennesimo ring (amplificato) del leaderismo di Tizio contro Caio o Sempronio. Niente prove muscolari sulle macerie. Bisogna andare oltre le questioni politiche e i fatti personali. Le schermaglie è meglio prenderle, avvolgerle nella borsa del ghiaccio e congelarle nel freezer.


