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Caso Dubai e venti di guerra: il piano Meloni per Crosetto al Colle rischia il naufragio

Il conflitto in Medio Oriente ribalta la prospettiva per la successione al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. La strategia di Giorgia Meloni per portare Guido Crosetto al Quirinale era ormai partita da qualche mese a questa parte con una certa intraprendenza, anche oltre il perimetro della maggioranza e poggiava su una solida architettura di relazioni che aveva persino trovato nel “nemico” Matteo Renzi un interlocutore attento, convinto che il Ministro della Difesa fosse l’unica figura della maggioranza dotata di quella statura istituzionale e internazionale necessaria per il Quirinale.

Il disegno “meloniano” mirava a trasformare Crosetto nel garante di una nuova stagione politica, un ponte tra il sovranismo di governo e le cancellerie europee, ma l’incastro perfetto si è scontrato con la realtà brutale del conflitto in Medio Oriente.

L’aggravarsi delle tensioni tra Israele e Iran ha improvvisamente trasformato il ruolo di Crosetto da potenziale arbitro della nazione a “ministro di trincea”, rendendo politicamente azzardato il suo spostamento in un momento di tale precarietà per la sicurezza nazionale. A complicare il quadro è intervenuta la vicenda di Dubai, un cortocircuito comunicativo che ha prestato il fianco a una narrazione di inefficienza e scarsa reperibilità proprio nelle ore più drammatiche dell’escalation. Se prima il nome di Crosetto evocava stabilità e comando, oggi il dibattito si è spostato sulla sua gestione della crisi, offrendo al fronte del centrosinistra, da Schlein a Conte, l’occasione per minare la sua credibilità come figura di garanzia assoluta.

Il rischio concreto è che il “caso Dubai”, dove Crosetto si trovava in vacanza mentre cominciava il conflitto in Medio Oriente finisca per cambiare lo scenario. La Premier si trova così davanti a un dilemma tattico: insistere su un profilo che oggi appare più vulnerabile o riconsiderare l’intera partita del Quirinale, sapendo che ogni crepa nel rapporto con le opposizioni moderate rende il traguardo dei due terzi dei voti sempre più una chimera. Quello che poteva diventare un cammino trionfale per una presidenza di centrodestra al Colle si è trasformato in una gestione difensiva, dove il rumore delle polemiche rischia di coprire definitivamente il silenzioso lavoro di diplomazia parlamentare che Meloni aveva avviato con tanta cura.

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