L’estate 2026, secondo i dati preliminari elaborati dal CNR, è stata la più calda mai registrata in Italia dal 1950, superando il precedente primato del 2003. Il mar Mediterraneo ha raggiunto temperature eccezionalmente elevate, inoltre si registra un aumento degli eventi estremi. Ma quanto sono eccezionali questi dati? E soprattutto, è ancora corretto parlare di “record” ogni volta che raggiungiamo queste temperature, oppure dobbiamo ormai considerarle il volto del nuovo clima italiano? Ne abbiamo parlato con Giulio Betti, meteorologo e climatologo presso l’Istituto di Biometeorologia del CNR e il Consorzio LaMMA, che invita a guardare ai dati con attenzione, ma senza cedere al pessimismo: “L’errore più grande è parlare della crisi climatica senza fornire mai soluzioni.”
Dottor Betti, è stata, come anticipavamo, la più calda estate mai registrata sino a questo momento in Italia dal 1950. Quanto è eccezionale questo dato? È ancora corretto parlare di “record” ogni volta che raggiungiamo queste temperature, oppure dobbiamo ormai considerarle il volto del nuovo clima italiano?
“Dunque, sono domande assolutamente molto interessanti e pertinenti, perché purtroppo sono azzeccate. Innanzitutto, per quanto riguarda quest’estate, il fatto di avere registrato a livello italiano, ovviamente sono dati preliminari ma verranno sicuramente confermati, l’estate più calda dal 1950, cioè da quando abbiamo una rete di analisi capillare a livello italiano, significa che è stato battuto il record dell’estate del 2003. Ora, va detta una cosa, l’estate del 2003 non fu l’estate più calda per quanto riguarda il Sud Italia, ma lo fu a livello nazionale. Così come il 2026 non è stata ovunque, in tutta Italia, l’estate più calda, si tratta di una media dell’intero Paese. Ebbene, se nell’arco di una vita di una persona abbiamo registrato un’estate più calda del 2003 a livello nazionale, è un fattore statistico estremamente preoccupante. Perché, in realtà, in un clima normale, in una situazione climatica normale, nessuno di noi, e probabilmente neppure i nostri figli e i nostri nipoti, avrebbe dovuto vivere un’estate più calda del 2003. Sono estati che hanno tempi di ritorno secolari. E quindi male, molto male”.
Chiunque abbia trascorso qualche giornata al mare quest’estate ha potuto percepire quanto il Mediterraneo fosse insolitamente caldo. Cosa comporta avere un mare che si riscalda sempre di più? Nello specifico, come può influenzare il nostro clima e gli eventi meteorologici, e quali conseguenze sta già avendo sull’ecosistema e sulla vita marina?
“Allora, un mare eccezionalmente caldo, perché non stiamo parlando più di anomalie, stiamo parlando di valori eccezionalmente alti. E, per rispondere alla domanda precedente, sì, purtroppo questi non sono più record, in realtà, perché un record dovrebbe essere un qualcosa che avviene molto raramente. Cioè, dovrebbe essere un valore che si registra ogni tot anni, ma parlo di decine o centinaia. Il fatto che ogni anno vengano abbattuti record assoluti di caldo, come ad esempio anche la temperatura superficiale del Mediterraneo, ci dice che questo sta diventando, purtroppo, la nuova normalità climatica mediterranea. Le acque superficiali ma non soltanto, anche le acque profonde del Mediterraneo sono molto più calde del normale: stiamo parlando di anomalie di 5-6 gradi rispetto alla media trentennale, ed è un caldo che arriva anche a decine di metri di profondità. Quindi, rispetto al passato, questo caldo è molto più difficile da dissipare, perché è un caldo profondo, penetrato veramente in profondità, che non è facile da dissipare. Non basta una mareggiata o un pò di aria fredda per dissipare questo eccezionale calore in eccesso. Quindi che cosa succede? Essendo il Mediterraneo un mare che si trova a latitudini temperate ma che ha temperature tropicali, è chiaro che ogni perturbazione che transiterà nei prossimi mesi sarà da guardare con molta attenzione, perché potenzialmente i fenomeni potranno essere intensificati, e non poco, dall’eccesso di calore e di vapore acqueo forniti dal Mediterraneo. Praticamente è come avere appunto un mare tropicale a latitudini temperate: le perturbazioni transitano molto più spesso rispetto alle latitudini tropicali, e chiaramente trovando un’energia così inusuale potrebbero dare veramente il peggio di sé”.
Ecco, dottore, proprio alla luce della sua analisi chiarissima: dal ciclone Henry, che abbiamo visto e vissuto da vicino in tutta la sua impressionante potenza, sino agli eventi estremi che rischiano di colpire diverse aree del pianeta, possiamo ancora considerarli episodi isolati, oppure sono in buona sostanza il segnale concreto che il clima sta ormai entrando in una fase critica e che il tempo per intervenire si sta esaurendo?
“Esattamente, il clima, gli eventi estremi che abbiamo registrato e che registreremo inevitabilmente nei prossimi mesi e anni sono il segnale termodinamico di un clima in profonda crisi, cioè un sistema che sta reagendo all’eccesso di calore, appunto causato dall’aumento dell’effetto serra, in maniera sempre più violenta. Cioè, quell’energia in eccesso il sistema cerca di dissiparla attraverso fenomeni altrettanto eccessivi e estremi. Quindi sì, dobbiamo entrare nell’ordine di idee che siamo di fronte non a episodi, ma a una situazione che diventerà sistematica, e non abbiamo più tanto tempo per intervenire. Anzi, il tempo per intervenire è sempre più piccolo, la finestra è sempre più piccola, e se vogliamo che gli interventi di mitigazione e adattamento siano efficaci, dobbiamo intervenire veramente al più presto, altrimenti tra 10-20 anni dovremo ricominciare da capo”.
Di fronte a un fenomeno così complesso, dottor Betti, c’è anche, evidentemente, una grande responsabilità nel modo in cui lo raccontiamo. Qual è, secondo lei, l’errore più grande che oggi si commette quando si parla di clima?
“Secondo me l’errore più grande è parlare della crisi climatica, senza fornire mai soluzioni. Se io parlo di estinzione di massa, se io parlo di collasso degli ecosistemi, io però devo anche ribadire, ripetere come un mantra quali sono le soluzioni necessarie per far sì che questo effetto a cascata, catastrofico, possa essere non dico fermato del tutto, ma attenuato. Questo manca, secondo me. Dovremmo parlare molto di più di soluzioni e dei vantaggi che ci sono nella mitigazione, nell’adattamento e anche nella previsione precoce degli eventi estremi. Un esempio, è proprio la tempesta Harry, dove si è dimostrato che quando si mettono in campo delle forze coese, ben formate, come quelle di protezione civile e meteorologia, come è successo in Sicilia, in Sardegna, in Calabria, si possono salvare vite umane. Perché questo è successo con la tempesta Harry, è stato un successo della prevenzione meteorologica e di protezione civile, di cui dovremmo andare tutti fieri, che però deve essere riportata continuamente come esempio virtuoso. Perché, ribadisco, se parlo solo di ciò che è negativo, ed è facilissimo in questo periodo storico, non riuscirò mai a far breccia nelle persone che aspettano invece soluzioni”.
Alla luce di tutta questa analisi della situazione, in conclusione le chiedo: se dovesse lasciare ai nostri lettori un messaggio sul clima che ci aspetta, da qui ai prossimi anni e decenni, cosa si sentirebbe di dire?
“Ascoltate la scienza, ascoltate gli esperti, non fidatevi dei maestri, non fidatevi dei ciarlatani, ma ascoltate la scienza. Perché la scienza, lo so, è brutale a volte, la scienza non ha mezzi termini, dice le cose come stanno, ma la scienza è anche quella che conosce le soluzioni per risolvere un problema. Il pensiero che voglio lasciare è questo, soprattutto: l’uomo è la sola ed unica causa di questa situazione, e da un certo punto di vista è quasi una cosa positiva. Perché se fosse la natura che, per qualche motivo, stesse andando in una direzione catastrofale come quella che stiamo vivendo in questi anni, ci sarebbe poco da fare. Ma poiché siamo noi la causa, paradossalmente, sappiamo come intervenire. Non dobbiamo lottare contro qualcosa che non esiste, ma dobbiamo lottare contro qualcosa che esiste concretamente e siamo noi. E ribadisco: ascoltiamo la scienza, cerchiamo il positivo. Anche nel web, in rete, nei social, ci sono dei pubblicatori bravissimi, anche molto giovani, che giornalmente parlano di soluzioni che possono essere immediatamente applicate anche dal singolo cittadino. Non facciamoci travolgere dalla disinformazione e dal pessimismo”.


