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Blue Origin, svolta New Glenn: centrato il primo riutilizzo del booster nella sfida a SpaceX

Blue Origin segna un punto fondamentale nella sfida a SpaceX: per la prima volta, la società di Jeff Bezos ha recuperato con successo un booster del razzo New Glenn che era già stato utilizzato in precedenza. Il traguardo è stato celebrato via social con un sintetico “Booster atterrato!”, confermando la riuscita di una missione che punta tutto sulla drastica riduzione dei costi di lancio attraverso il riutilizzo dell’hardware.

Il gigantesco vettore, alto un centinaio di metri, è partito da Cape Canaveral trasportando un satellite di Ast SpaceMobile. La missione si è svolta senza intoppi: dopo la separazione degli stadi, mentre la parte superiore proseguiva la corsa verso l’orbita, il primo stadio è rientrato verso la Terra poggiandosi su una piattaforma nell’oceano. Per questa occasione, il propulsore era stato profondamente revisionato, con la sostituzione integrale dei motori e vari aggiornamenti tecnici.

Dopo il fallimento di gennaio 2025 (dovuto a un problema tecnico durante la discesa) e il primo atterraggio riuscito a novembre, questo nuovo successo consolida la posizione di Blue Origin. Non è solo una questione di prestigio: il New Glenn è il fulcro della strategia di Bezos per competere con Elon Musk non solo nel mercato commerciale, ma anche nel programma Artemis della NASA. Entrambe le aziende sono infatti impegnate nello sviluppo dei moduli per riportare l’uomo sulla Luna entro il 2028, una scadenza cruciale per mantenere il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti sulla Cina.

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