Il mondo della televisione e dello sport piange la scomparsa di Nazareno Balani, una delle migliori voci invisibili dello sport in Italia. Balani è lo storico regista della Rai che per decenni è stato “gli occhi” degli italiani nei più grandi eventi agonistici mondiali. La sua è stata una carriera vissuta dietro le quinte, ma con un impatto immenso sull’immaginario collettivo, avendo firmato la regia di ben sette edizioni dei Giochi Olimpici, da Barcellona 1992 fino a Rio 2016. E poi il Giro d’Italia e i Mondiali di calcio. Nel cuore e nelle menti di tutti è rimasta la storica frase: “Regia di Nazareno Balani”.
Balani non era solo un tecnico, ma un narratore per immagini capace di catturare l’essenza della fatica e del trionfo. È stato una colonna portante di Rai Sport, legando indissolubilmente il suo nome al racconto del ciclismo e, in particolare, del Giro d’Italia, di cui ha diretto numerose edizioni trasformando le tappe in veri e propri affreschi del paesaggio e della cultura italiana. La sua maestria si estendeva a molte altre discipline, dal nuoto all’atletica, sempre guidata da una profonda conoscenza dello sport e da una sensibilità rara nel cogliere il momento esatto in cui un’emozione diventava storia.
Balani aveva perso la moglie Franca nel 2012, era stimato ed apprezzato dai colleghi e dal pubblico. Con lui se ne va un pezzo di storia della televisione pubblica, un professionista che ha vissuto in prima persona la transizione tecnologica dalle tre telecamere a spalla dell’era analogica fino alla complessità delle regie digitali moderne. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo di straordinaria competenza e umanità, un maestro che ha saputo insegnare a generazioni di operatori come guardare il mondo attraverso un obiettivo, senza mai perdere di vista il cuore pulsante degli atleti in gara.


