TAORMINA – Anche questo quinquennio amministrativo a Taormina si avvia stancamente al suo epilogo ed è già iniziata da un pezzo la corsa al posizionamento da una parte e dall’altra. Alla fine della fiera ci ritroveremo con un’Amministrazione che ormai va verso il rompete le righe e un’opposizione che in questo momento neanche il Mago Otelma potrebbe dire da chi sarà composta e quindi guidata, con la prospettiva più probabile che avremo due miscugli di vari pezzi che in qualche modo si sposteranno da una parte all’altra della staccionata.
Non ci appassiona questo gioco delle combinazioni che per molti versi appaiono anche abbastanza prevedibili e forse, per facile deduzione, potremmo già dirvi chi saranno i candidati a sindaco e il 70% delle liste che le comporranno. Il fatto è che pure quelli iper-ottimisti per natura come noi non possono foderarsi gli occhi di prosciutto e non avere la lucida consapevolezza che, realisticamente, Taormina sta andando incontro ad altri cinque anni in cui la prospettiva assai concreta è quella di un cambiamento che non ci sarà. Si va nella direzione di una sostanziale prosecuzione di tutto ciò che si è visto, fatto e non fatto sinora. Forse per qualcosa di differente si dovrà attendere il 2028.
Saremo ultra-felici di sbagliarci e c’è da sperare, senza dubbio, che qualcosa di buono poi si faccia davvero perché il territorio ne ha bisogno e le potenzialità qui sarebbero straordinarie se solo ci fosse un altro modo di pensare e di agire, ma le premesse sono sotto gli occhi di tutti e ad oggi le elezioni del 2023 a Taormina sembrano già una noiosa fotocopia di quelle precedenti in cui si vivrà per qualche settimana l’illusione di chissà qualche svolta copernicana che poi si squaglierà nell’arco di pochi mesi.
Gli attori in campo, d’altronde, li conosciamo bene: tutti degni di stima e di rispetto nel proprio campo professionale e personale di vita, la politica poi è tutta un’altra storia. E’ materia che non può prescindere da diversi elementi, dalla caratura dei singoli e da una chimica di squadra e dal coraggio di riuscire a resistere alle pressione e fare le cose – anche andando contro corrente – in una piazza esigente come Taormina, dove lo sport nazionale – per invidia, per rancori o per antipatia – è contestare chiunque, dovunque e comunque. A Taormina il coefficiente di difficoltà nell’affrontare i problemi aumenta all’ennesima potenza perché il materiale umano non equivale ad una squadra da scudetto (mettiamola così) e in paese manca l’attitudine a darsi una mano e collaborare, ognuno va per i fatti propri e crede che la via maestra sia quella di metterlo in quel posto agli altri.
Gli attori protagonisti di Taormina li conosciamo e saranno sempre gli stessi, e per di più saranno “ingessati” dentro le maglie rigide e strette di un Comune che è al dissesto finanziario e dove gli uffici sono ormai vuoti, non c’è personale e al momento non si può neanche assumere. Di cosa parliamo?
Ma soprattutto Taormina sin qui non riesce a liberarsi della coperta di Linus e servirà tempo affinché (speriamo) riesca a scrollarsi di dosso una convinzione che affonda sul nascere ogni legislatura. Per chi non lo sapesse, la coperta di Linus è un termine che viene usato in psicologia per indicare un oggetto “transizionale”, vale a dire un oggetto preferito da un bambino, quel prodotto che porta sempre con sé. Solitamente, si associa questo termine ad un giocattolo nel caso dei maschi oppure ad una bambola nel caso delle femmine. Ad ogni modo, un bambino potrebbe far diventare una coperta di Linus qualsiasi oggetto, anche un cuscino o per l’appunto, una coperta. E da queste parte i vari Linus sbarcano, di volta in volta, al Comune sempre con una scatoletta in mano, dentro c’è un pacchetto: ma non si tratta delle caramelle, bensì di 100, 200, 300 voti, che consentono a 10-15 persone di fare il bello e cattivo tempo in paese. E questo oggetto, il pacchetto, dà delle sensazioni talmente piacevoli e rassicuranti che il bambino (che poi in realtà ha già frequentato più volte il parco giochi di Palazzo dei Giurati) crede che quel pacchetto possa dargli i super-poteri e fargli sollevare il mondo. Accade a tutti e i risultati tradiscono le attese.
Ci illude di poter superare le proprie Colonne d’Ercole con il soffio delle parole e la solita narrazione stereotipata del “faremo”. Ma il cambiamento non si inventa e non si improvvisa. Va pensato, va programmato e va realizzato: non è un giro di giostra che ti metti a fare due-tre mesi prima delle elezioni con la solita musichetta e qualche supercazzola in libertà. Non è più tempo di giostrai, parolai e illusionisti. Alle fondamenta non si può prescindere dal cambio di mentalità di quelli che vanno a reggere le sorti del territorio e di quelli che lo abitano, e se ciascuno non si mette in testa di fare la propria parte, concetti e traguardi come “riscatto” e “rilancio” rimarranno slogan vuoti. Pura e inutile utopia.
Taormina resta avvolta dalla coperta di Linus ma, a suo modo, è semplicemente vittima della sindrome di Jessica Rabbit: l’hanno disegnata così. Bella ma presuntuosa. E se qualcosa poi va male, lei vi dirà: “Io non sono cattiva. E’ solo che mi disegnano così”.


