La vicenda dei bambini della casa nel bosco è ormai diventata una “telenovela” a puntate che rasenta le corde tristi ed imbarazzanti di una vergogna inaccettabile per il Paese. Ieri era la giornata attesa dell’incontro con i genitori, che incredibilmente è però saltato per incomprensibili motivi decisi dai servizi sociali che si stanno occupando dei tre piccoli (due gemelli di 6 anni e la sorella di 9 anni).
Questa storia, lo ricorderete, riguarda una coppia anglo-australiana, Nathan e Catherine, trasferitasi in un casolare isolato e privo di utenze a Palmoli, in Abruzzo. I due hanno scelto di crescere i loro tre figli in una sostanziale condizione di isolamento dalla civiltà contemporanea. Il caso è esploso a fine 2025, quando i bambini sono stati ricoverati per un’intossicazione da funghi. Questo evento ha attivato allora i servizi sociali e la magistratura minorile, che hanno contestato l’assenza di vaccinazioni, la mancata frequenza scolastica e la totale inagibilità della struttura. Di conseguenza, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei bambini dai genitori. Ne è seguito un durissimo scontro legale e mediatico, con la madre inizialmente giudicata ostile e il padre impegnato a trovare un alloggio a norma. Solo nel settembre 2026, la corte ha stabilito per la famiglia un ricongiungimento graduale e supervisionato. Ma di fatto quel ricongiungimento ad ora non c’è stato e continua ad essere rimandato.
Ieri doveva essere la volta buona ma l’incontro è saltato all’ultimo momento, “per mancanza delle condizioni di sicurezza”. L’incontro a Palmoli tra i genitori e i bambini del bosco è l’ennesima beffa per due genitori ormai stremati dal dolore di un caso che non vede la svolta.
Sarebbe stato, tra l’altro, primo incontro nella casa offerta gratuitamente alla famiglia previsto dopo l’ordinanza del Tribunale dei Minorenni per il rientro ‘a tappe’, a dieci mesi dalla sospensione della responsabilità genitoriale per papà Nathan e mamma Catherine e il collocamento dei tre fratellini in una casa-famiglia di Vasto. Città dove da questo momento andranno a scuola, abbandonando l’homeschooling.
Quello che desta molte perplessità è il rigore dei servizi sociali. “L’incontro è stato, purtroppo, spostato in altra sede, nonostante il sindaco di Palmoli, su richiesta dei genitori, avesse transennato l’area per garantire la privacy” ha spiegato l’avvocato della famiglia, Simone Pillon. Gli operatori del servizio sociale, aggiunge, “hanno imposto di annullare il rientro dei bambini a Palmoli e di tenere l’incontro nella solita località protetta”. Peccato che i bambini attendessero quel momento da dieci mesi e la loro attesa è andata delusa. Giornalisti e troupe si erano allontanati dalla casa invitati a farlo dal sindaco e dalla stessa Catherine ma non è bastato.
“E’ qualcosa di veramente incredibile – commenta il sindaco Giuseppe Masciulli -. A me pare, lo ripeto, che tutta questa infrastruttura burocratica tutto abbia a cuore fuorché l’interesse dei bambini, visti i tempi che vengono dilatati artificiosamente trovando una scusa ogni volta che si deve andare avanti. C’è stata questa opposizione dei servizi sociali, come se ogni volta andassero alla ricerca del minimo impedimento per ritardare questo programma di reinserimento dei bambini in famiglia”.
Ad oggi, ricorda, “per i bambini sono programmati rientri settimanali a Palmoli dopo la scuola, su strade a rischio con temperature invernali, con la pioggia, la nebbia, se non con la neve, una situazione di estremo disagio. Come evidenziato dalla famiglia nel bosco “il prolungamento della vicenda, peraltro, va anche a toccare le casse del piccolo comune che per la ‘retta’ della casa-famiglia di Vasto “continua a versare 7.500 euro al mese perché la legge italiana lo prevede”. “Non ci possiamo esimere, 7.500 euro al mese per 10 mesi sono 75mila euro, cifra particolarmente importante per un comune di soli 850 abitanti – evidenzia il primo cittadino -. A fine anno dovrebbero arrivare i contributi del ministero degli Interni e dell’ente ambito sociale, “però non è detto che questi contributi coprano l’intera cifra”.
Ma il benessere dei bambini è la priorità oppure è passato in secondo piano? Per arrivare al ricongiungimento effettivo si sta andando alle “calende greche” e questa lentezza è un tempo blando e improduttivo, ancor prima che un percorso doloroso e snervante per Nathan e Catherine, che non fa bene ai piccoli.
Ora è tempo che le procedure lascino spazio ai fatti e ad un doveroso lieto fine. Se il principio stabilito dal Tribunale per i Minorenni è quello di un ricongiungimento “graduale e supervisionato”, quell’iter deve tradursi in modo rapido e concreto in incontri regolari, evitando che ogni passaggio venga rinviato e riprogrammato. Dopo dieci mesi di separazione, i tre bambini hanno bisogno di ritrovare progressivamente la quotidianità con i propri genitori, la serenità e l’armonia di stare insieme a loro. I servizi sociali si mettano una mano sulla coscienza e facciano l’unica cosa di buon senso che c’è da fare: riconsegnare i tre fratellini a Nathan e Catherine. D’altronde i servizi sociali hanno il compito di garantire sicurezza e tutela, ma anche di rendere possibile quando previsto dalle decisioni dell’autorità giudiziaria e cioè il ritorno alla famiglia. E questo obiettivo va centrato senza complicarlo o rimandarlo ad oltranza: adesso è il momento di finirla con i lacci estenuanti della burocrazia, accelerare e trasformare quel ricongiungimento annunciato in un abbraccio reale. I bambini non possono essere dei “pacchi postali” da sballottare a destra e a manca. Lo Stato li riporti a casa e li riconsegni finalmente all’amore dei loro genitori.


