Ad un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, il futuro della maison resta legato a una successione accuratamente progettata dallo stilista, ma i tempi del passaggio di una prima quota potrebbero allungarsi. Il testamento prevedeva che la Fondazione Giorgio Armani cedesse tra i 12 e i 18 mesi dall’apertura della successione il 15% del capitale, dando priorità a LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica. Le indicazioni temporali, però, non sarebbero da considerare rigide: l’obiettivo della Fondazione sarebbe soprattutto quello di ottenere le migliori condizioni possibili per l’operazione.
Al momento, dunque, non ci sarebbe ancora un accordo definito con uno dei tre potenziali partner. Il dossier, secondo le informazioni emerse nei mesi scorsi, è ancora in una fase preliminare e la complessità dell’operazione, insieme alle difficili condizioni del mercato del lusso, potrebbe far slittare la cessione oltre marzo 2027. Non viene esclusa nemmeno la possibilità di individuare una soluzione diversa, compresa in prospettiva la quotazione in Borsa, ipotesi che consentirebbe di mantenere alla famiglia e al management un ruolo centrale nella gestione della maison.
La scelta del futuro socio sarà particolarmente delicata perché non si tratterà semplicemente di una vendita finanziaria. Nel disegno lasciato da Armani, la Fondazione deve continuare a tutelare l’identità e l’indipendenza del gruppo, garantendo al tempo stesso lo sviluppo internazionale del marchio. Dopo il primo 15%, lo stesso acquirente potrebbe arrivare progressivamente a una partecipazione compresa tra il 30% e il 54,9%, trasformando quindi l’ingresso iniziale in una vera e propria operazione strategica sul controllo della maison.
Sul fronte industriale, Armani affronta intanto una fase di evoluzione senza il suo fondatore. Il gruppo rimane finanziariamente solido, con una posizione di cassa netta significativa, ma il rallentamento del mercato del lusso e la contrazione delle vendite rendono necessario un nuovo percorso di crescita. Nei primi mesi del 2026 le vendite hanno mostrato segnali di debolezza e il management ha avviato anche un piano di contenimento dei costi, mentre resta centrale la strategia per rilanciare il marchio e renderlo competitivo senza snaturarne l’identità.
Tra le aree su cui potrebbe concentrarsi il nuovo corso c’è anche Emporio Armani, brand che potrebbe essere oggetto di un rilancio e di un riposizionamento. La sfida per la Fondazione e per il management in carica è ora quella di accompagnare l’evoluzione della maison mantenendo intatti i codici di Giorgio Armani. E proprio per questo, più che una semplice vendita del 15%, la scelta del prossimo socio rappresenterà il primo vero passaggio dell’era post-Armani.


