“Su ordine del Comandante in Capo” Donald Trump, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti riprenderanno “il blocco del traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani dalle ore 22 di domani 14 luglio”. Lo ha annunciato con una nota sui social il Centcom. “Le forze del Centcom faranno rispettare il blocco navale nei confronti delle navi in transito da o verso i porti e le zone costiere iraniane. L’esercito statunitense continua a garantire il flusso del traffico nelle acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco. La ripresa del blocco statunitense contro l’Iran segue la fase iniziale, dal 13 aprile al 18 giugno. Durante quel periodo di due mesi, le forze del Centcom hanno deviato oltre 140 navi conformi, messo fuori uso nove navi non conformi e consentito il passaggio di oltre 50 navi commerciali che trasportavano aiuti umanitari”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sul social Truth terrà un discorso alla nazione giovedì sera, alle 21 locali, le 3 di notte in Italia.
TRUMP: “STIAMO PRENDENDO IL SOPRAVVENTO”
“Stiamo prendendo il sopravvento sullo Stretto di Hormuz”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intervenendo oggi al programma “Fox and Friends” di Fox News, mentre resta alta la tensione tra Washington e Teheran dopo una nuova escalation militare in Medio Oriente. Le parole del presidente americano arrivano al termine di un fine settimana segnato da nuovi attacchi e da uno scontro diretto sulla gestione di uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. Sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno infatti rivendicato il controllo dello Stretto di Hormuz, il corridoio attraverso il quale transita una quota fondamentale del commercio globale di petrolio e gas.
Secondo Trump, gli Stati Uniti sarebbero ormai in una posizione di vantaggio nella gestione della sicurezza dell’area. “Stiamo prendendo il controllo dello Stretto”, ha affermato il presidente americano, ribadendo la volontà di Washington di garantire la libertà di navigazione e impedire che Teheran possa limitare il traffico commerciale internazionale. La nuova fase di tensione è stata innescata da un attacco iraniano contro una nave portacontainer avvenuto ieri nello Stretto di Hormuz. Teheran ha sostenuto di avere il controllo dell’area e di poter intervenire sulla navigazione, mentre gli Stati Uniti contestano questa posizione e rivendicano il principio della libera circolazione nelle acque internazionali.
Nel frattempo, Trump ha parlato anche dei negoziati in corso con l’Iran, sostenendo che durante una riunione durata 11 ore nella giornata di domenica “era stato concordato tutto”. Secondo il presidente americano, però, successivamente i rappresentanti iraniani avrebbero chiesto alcune modifiche all’intesa. “Hanno richiamato e hanno detto: abbiamo dovuto apportare un paio di cambiamenti”, ha spiegato Trump senza fornire ulteriori dettagli sul contenuto delle richieste. Il leader della Casa Bianca non ha chiarito quali siano i punti ancora in discussione, ma le sue dichiarazioni confermano le difficoltà nel percorso diplomatico avviato per cercare di fermare l’escalation. Washington e Teheran restano impegnate in un confronto su diversi dossier, dal futuro del programma nucleare iraniano alla presenza militare americana nella regione.
ESPLOSIONI NELLE VICINANZE DI HORMUZ
Nuove esplosioni hanno scosso il sud dell’Iran oggi, con boati uditi nelle vicinanze dello strategico Stretto di Hormuz, poche ore dopo il termine di una nuova ondata di attacchi americani contro decine di obiettivi iraniani nella notte tra domenica e lunedì. L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha riferito di forti esplosioni nei pressi della città di Bandar Abbas e dell’isola di Qeshm, entrambe situate nella zona meridionale del Paese, vicino al Golfo. Parallelamente, Teheran ha annunciato di proseguire le consultazioni diplomatiche con Qatar, Pakistan e Oman – i tre Paesi mediatori nel conflitto con Washington – nel tentativo di “evitare un’ulteriore escalation” con gli Stati Uniti, nonostante il rinnovato scambio di colpi tra le due parti. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato: “Il ruolo dei mediatori è continuare i loro sforzi per impedire l’escalation delle tensioni”. Ha aggiunto che l’Iran è rimasto in contatto “negli ultimi giorni” con Qatar e Oman – due Paesi che Teheran ha anche colpito militarmente – oltre che con il Pakistan.
Le forze americane e iraniane si sono scambiate intensi attacchi con missili e droni. Teheran ha preso di mira installazioni statunitensi in Paesi del Golfo e ha annunciato nuovamente la chiusura del vitale Stretto di Hormuz, con un conseguente rialzo dei prezzi del petrolio. Da parte sua, l’esercito Usa ha affermato di aver colpito sistemi di difesa aerea iraniani, siti radar costieri, capacità missilistiche e di droni, oltre a piccole imbarcazioni, utilizzando aerei, navi da guerra e droni durante le operazioni di domenica.
In risposta, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato oggi di aver attaccato installazioni militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, distrutto sistemi radar in Oman e colpito serbatoi di carburante e depositi di munizioni presso la base aerea Principe Hassan in Giordania.
Il canale televisivo di Stato iraniano ha ribadito che il Stretto di Hormuz rimane chiuso “a causa delle violazioni americane” agli accordi. “Hormuz resta chiuso a seguito della violazione da parte dell’esercito statunitense del memorandum d’intesa”, ha riportato la televisione iraniana Irib.
ATTACCATE LE BASI AMERICANE IN BAHRAIN, KUWAIT E GIORDANIA
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana ha annunciato oggi di aver lanciato nuovi attacchi contro basi e installazioni militari statunitensi in Bahrain, Kuwait e Giordania, in risposta alle recenti incursioni aeree americane contro obiettivi iraniani. Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Irna, le forze iraniane hanno colpito la base aerea Principe Hassan in Giordania, un centro di comando per droni statunitensi in Bahrain e la base aerea Ali Salem in Kuwait. Tra gli obiettivi figurerebbe anche la base aerea Sheikh Isa in Bahrain, definita parte della “seconda fase” delle operazioni di ritorsione. Teheran sostiene di aver provocato incendi a depositi di carburante e munizioni grazie all’impiego di missili e droni. I Pasdaran hanno precisato che gli attacchi sono una risposta diretta alle strike statunitensi che hanno preso di mira installazioni militari sulla costa iraniana, annunciando che le operazioni “proseguono”. In parallelo, le forze navali iraniane hanno fermato due navi nel Golfo di Hormuz, accusate di aver spento i sistemi di tracciamento e violato le istruzioni, in un’azione che Teheran definisce di tutela della sicurezza della navigazione. Non sono state fornite indicazioni sull’identità delle imbarcazioni e non ci sono conferme indipendenti sull’episodio.
In Bahrain, il ministero dell’Interno ha invitato cittadini e residenti a raggiungere immediatamente i rifugi dopo il suono delle sirene per la seconda volta in meno di 24 ore. Le difese aeree sono al lavoro per neutralizzare le minacce. Il Kuwait ha riferito di essere impegnato nell’intercettazione di “obiettivi aerei ostili”, con esplosioni dovute alle operazioni di difesa. In Giordania, l’esercito ha annunciato di aver intercettato e abbattuto quattro missili provenienti dall’Iran entrati nello spazio aereo nazionale. Secondo fonti militari giordane, non si registrano vittime né danni materiali.
Le azioni iraniane arrivano poche ore dopo che il Comando Centrale americano (Centcom) aveva dichiarato conclusa una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi militari in Iran, tra cui sistemi di difesa aerea, radar costieri, siti missilistici e droni. Washington ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è un corridoio vitale per il commercio globale e che le forze Usa continueranno a garantire la libertà di navigazione. Il rapido scambio di colpi tra Iran e Stati Uniti accentua ulteriormente le tensioni nella regione, mentre sono in corso sforzi diplomatici regionali e internazionali per evitare un’escalation verso un conflitto più ampio. L’Onu ha lanciato avvertimenti sulle gravi conseguenze di una possibile guerra generalizzata.
IRAN: “NESSUN IMPEGNO CON GLI USA SE NON RISPETTANO I LORO”
L’Iran condiziona il rispetto del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti al pieno adempimento degli impegni da parte di Washington. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei secondo la Tv al Arabiya. “Teheran non si impegnerà con la memorandum se gli Stati Uniti non rispettano i loro obblighi”, ha affermato Baghaei, evidenziando l’ampliamento del dissidio tra i due Paesi sulla gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il portavoce ha spiegato che l’Iran sta lavorando per raggiungere un meccanismo comune con l’Oman per regolare il traffico marittimo e il passaggio delle navi nel Golfo, ma ha accusato Washington di esercitare pressioni su Mascate che ostacolano questi sforzi.
“Qualsiasi intesa sulla sicurezza della navigazione deve basarsi su impegni reciproci”, ha sottolineato Baghaei, aggiungendo che “le continue pressioni, sanzioni e attacchi militari” rendono difficile mantenere in vigore la memorandum nelle sue forme attuali. Il diplomatico ha confermato che i mediatori continuano a lavorare per facilitare il dialogo tra Teheran e Washington, con contatti in corso con Oman, Pakistan e Qatar per contenere le tensioni ed evitare un’ulteriore escalation. Queste iniziative diplomatiche procedono in parallelo ai tentativi di trovare un accordo sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, nonostante le persistenti divergenze.
Le dichiarazioni arrivano dopo recenti colloqui tra Iran e Oman, ai quali ha partecipato anche una delegazione qatariota, focalizzati proprio sulla gestione del traffico navale e sulla sicurezza nel passaggio strategico. Teheran insiste che la gestione di Hormuz debba avvenire in coordinamento con i Paesi rivieraschi, mentre Stati Uniti e Paesi occidentali lo considerano un corridoio internazionale che non può essere soggetto a restrizioni unilaterali.
In precedenza, il Comando Centrale americano (Centcom) aveva ribadito che l’Iran “non controlla” lo Stretto e che le forze Usa sono pronte a garantire la libertà di navigazione. Dal canto suo, Teheran ha annunciato nelle scorse ore il blocco di alcune navi e la minaccia di tenere chiuso il passaggio fino alla fine di quello che definisce “intervento americano” nella regione. Lo Stretto di Hormuz è uno dei corridoi marittimi più critici al mondo, attraverso il quale transita gran parte delle esportazioni globali di petrolio e gas. Il contenzioso sulla sua gestione resta uno dei principali fattori di tensione tra Iran e Stati Uniti.
NYT: “PIANO DEL MOSSAD PER RIPORTARE AL POTERE AHMADINEJAD”
Il servizio di intelligence israeliano Mossad avrebbe condotto un’operazione pluriennale per reclutare e insediare come leader dell’Iran l’ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, il negazionista dell’Olocausto. Lo scrive oggi il New York Times, secondo cui l’operazione sarebbe culminata con un attacco alle guardie del corpo di Ahmadinejad per liberarlo dagli arresti domiciliari il primo giorno dell’attacco israelo-americano all’Iran il 28 febbraio scorso.
Nel corso dell’operazione, aggiunge il quotidiano statunitense, Ahmadinejad avrebbe incontrato il capo del Mossad, David Barnea, a margine di una conferenza accademica in Ungheria. Ahmadinejad avrebbe incontrato agenti israeliani a Budapest una seconda volta nel giugno 2025, pochi giorni prima che Israele lanciasse i primi attacchi contro il regime, secondo il giornale.Dopo l’attacco di febbraio, l’ex presidente iraniano sarebbe stato portato in un luogo sicuro da un’auto, ma in seguito avrebbe lasciato la struttura protetta, disilluso dal piano israeliano di insediarlo al potere, sempre secondo il Nyt. Secondo l’articolo, la situazione attuale di Ahmadinejad non è chiara.
È stato visto brevemente circondato da guardie – mascherato e con indosso un cappotto pesante – al funerale della guida suprema Ali Khamenei e si ritiene che sia sotto la custodia dei pasdaran per i suoi legami con i servizi segreti israeliani. Ahmadinejad, un conservatore anti-israeliano, ha ricoperto due mandati di quattro anni dal 2005 al 2013. Negli ultimi anni, è diventato un critico del regime guidato da Khamenei, accusando alti funzionari di corruzione e cattiva gestione del governo. Sempre oggi, il quotidiano israeliano Haaretz rivela che il Mossad avrebbe puntato proprio su Ahmadinejad per effettuare un regime change a inizio 2026.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


