TAORMINA – Presentato a Trappitello (Taormina) il movimento civico “Taormina in Comune”. “Ripartire dalla gente, ricostruendo un dialogo con i cittadini per riportarli al centro delle scelte future di Taormina – si legge in una nota -. Questo il messaggio, forte e chiaro che parte dal movimento civico “Taormina in Comune”, che ha scelto Trappitello la sua presentazione. Il movimento, apartitico – che ha lanciato intanto la sua campagna adesioni -, è nato per dare voce alla comunità taorminese, fondato su principi cardine quali partecipazione, solidarietà, qualità della vita e tutela del bene comune, che si impegnerà per garantire il coinvolgimento dei cittadini. Prioritari e imprescindibili nell’attività del movimento “Taormina in Comune” saranno l’onestà amministrativa, la difesa dell’identità taorminese, l’attenzione ai quartieri e alle frazioni, il futuro dei giovani, la giustizia sociale, la tutela del territorio, la scuola, la cultura e la sanità pubblica, il tutto nella visione prospettica di una città più inclusiva moderna e solidale, nella quale il bene comune prevalga su ogni interesse individuale”.
“Dunque, un progetto civico aperto, che mira a unire energie, competenze e passione civile, così come è emerso concretamente anche negli interventi che si sono susseguiti nel corso della presentazione, durante la quale hanno dato il loro contributo, Giuseppe Caltabiano, Maria Teresa D’Agostino, Adele Scibilia, Cettina Caliò, Perroni e Danilo La Monaca. Testimonianze e visioni che hanno fatto emergere elementi e problematiche concreti di vita quotidiana, di una città spesso distratta e lontana dai problemi della gente, dove la distanza dal centro non è solo fisica, tramutandosi in svantaggi e conseguenti disagi per i cittadini. A dare il benvenuto ai partecipanti, Giuseppe Caltabiano, il quale ha evidenziato che “il movimento non vuole dividere, ma unire i taorminesi. Il nome che abbiamo scelto, “Taormina in Comune”, significa proprio questo: dare voce a una comunità per condividere lo stesso destino. La nostra è una proposta aperta, inclusiva, rivolta a tutti coloro (singoli, partiti, associazioni, movimenti) che hanno voglia di impegnarsi per una Taormina migliore”.
Caltabiano ha, inoltre, colto l’occasione per rivolgere un particolare ringraziamento per il lavoro svolto in Consiglio comunale dai consiglieri di opposizione Corvaia e Manuli, annunciando che nelle prossime settimana il movimento avvierà una fase di ascolto e confronto con associazioni, categorie economiche, professionisti, organizzazioni sociali, giovani e cittadini interessati a contribuire alla costruzione del progetto.
Poi la testimonianza e l’intervento, riguardo la Sanità e il Sociale, di Maria Teresa D’Agostino, Biologa Nutrizionista taorminese, che giornalmente vive la città, anche, professionalmente. “La stima e il bene che nutro per le persone che fanno parte del movimento – esordisce nel suo intervento – mi hanno spinto ad essere qui, oggi. Con entusiasmo hanno saputo coinvolgermi, ma dicerto questo non basta, poiché ci vuole la stessa forma d’amore per la propria città, per i concittadini e la stessa comunione d’intenti per decidere di investire ciò che abbiamo più prezioso, cioè il tempo. Non ho certo le competenze di chi vive la politica quotidianamente o di chi ha amministrato o amministra, ma quelle di professionista che opera quotidianamente sul territorio, da quasi 15 anni, impegnando le giornate, non solo svolgendo il proprio lavoro ma vivendo, anche, i bisogni, i disagi, le difficoltà, le preoccupazioni delle persone. Dinanzi a tutto questo mi sono posta la domanda: io concretamente cosa faccio per queste persone, a cui vorrei dare un aiuto maggiore e più certezze per il futuro? Da qui nasce il mio contributo al movimento, nella consapevolezza che solo collaborando, unendo le forze, superando i limiti individuali e le differenze potremo creare una realtà a misura di bambini, una città a misura di persone anziane, una città a misura delle diverse forme di disabilità: una città per tutti”.
“Alla realtà giovanile, ha dedicato il suo intervento, la ventunenne Adele Scibilia, nata e cresciuta nella comunità di Trappitello, attualmente studente del terzo anno del corso di Giurisprudenza alla Luiss di Roma. “Questa sera – dice Scibilia – ci troviamo in questo luogo non per scelta, ma perché a Trappitello manca ancora un luogo pubblico dove una comunità possa incontrarsi. È un’assenza che dice molto, in quanto Trappitello conta circa 4500 abitanti: famiglie, giovani, anziani, associazioni. Una realtà viva, che troppo spesso ha avuto la sensazione di essere considerata una realtà di serie B. Eppure una comunità non si misura soltanto dal numero dei suoi abitanti. Si misura dai luoghi in cui le persone possono incontrarsi, confrontarsi, crescere insieme. Quando questi luoghi mancano, non manca soltanto uno spazio fisico: si indebolisce il senso stesso dell’appartenenza. Ed è proprio da qui che, a mio avviso, dovrebbe ripartire la buona politica. Appartengo a una generazione profondamente legata a Taormina. Siamo cresciuti tra le sue strade, le sue piazze e il suo mare. Ma siamo anche la generazione che ama questa città e che, troppo spesso, è costretta a cercare altrove le opportunità per costruire il proprio futuro. Non è soltanto una percezione. Al 30 aprile 2023, circa mille giovani hanno lasciato Taormina per trasferirsi in altre città italiane e altri 1.490 hanno scelto di costruire il proprio futuro all’estero. Dietro questi numeri non ci sono soltanto partenze. C’è il rischio di vedere allontanarsi una parte del patrimonio più prezioso che una comunità possiede: i suoi giovani. Partire non è un errore. Studiare, lavorare e confrontarsi con altre realtà significa crescere. Il problema nasce quando partire smette di essere una scelta e diventa una necessità. La vera sfida è restituire ai giovani la libertà di scegliere. Scegliere di partire, se lo desiderano. Ma soprattutto scegliere di restare, senza dover rinunciare alle proprie ambizioni”.
Incentrato sul ruolo della cultura nella comunità cittadina, il contributo di Cettina Caliò Perroni, che si occupa di traduzione letteraria francese e ha al suo attivo varie collaborazioni con quotidiani nazionali attraverso articoli pubblicati sulle pagine culturali e letterarie. “Sono una catanese di provincia, – afferma – e sono cresciuta in una realtà urbana molto diversa da questa, da qualche anno vivo in questo territorio, che sto imparando a conoscere. E mi rendo conto che a volte lo sguardo di chi arriva da fuori permette di cogliere degli aspetti di un luogo che magari chi ci vive da sempre non vede o non riesce a vedere più. Quando parliamo di cultura, spesso pensiamo a libri, mostre, spettacoli, ad eventi vari ed eventuali. E tutto questo è importante, naturalmente. Ma credo che la cultura cominci molto prima. Comincia dalla consapevolezza di chi siamo, dalla storia dei luoghi che abitiamo. In questo senso possiamo dire che la cultura coincide con l’istruzione e con l’educazione alla bellezza, perché quando dico educazione alla bellezza, mi riferisco alla cura e all’attenzione che una comunità deve avere verso se stessa e verso il luogo che vive. Questa cura e questa attenzione sono una responsabilità condivisa e costante che coinvolge l’amministrazione, i cittadini e le scuole, perché la scuola forma i cittadini di domani. La parola cultura viene dal latino, significa coltivare, avere cura, abitare”.
A chiudere la presentazione del movimento civico “Taormina in Comune”, l’avv. Danilo La Monaca, che ha evidenziato come sia necessario costruire, insieme a quanti hanno a cuore il futuro della città, una valida alternativa di governo. “Oggi – ha detto La Monaca – stiamo posando la prima pietra di un edificio che vogliamo costruire insieme ad altri. Non da soli, ma insieme a tutti coloro che condividono una visione di Taormina diversa da quella proposta dall’attuale maggioranza e che vogliono contribuire alla costruzione di una valida alternativa di governo per la nostra città. Oggi iniziamo a costruire una casa comune: una casa aperta a tutti quei cittadini che non si sentono rappresentati dall’attuale azione politico-amministrativa. Dobbiamo, però, chiarire subito un punto fondamentale. Costruire un’alternativa non significa mettere insieme chiunque a qualunque costo. Non significa unirsi soltanto contro un avversario comune, perché in questo modo si perderebbe il vero significato del percorso che stiamo avviando. Costruire un’alternativa significa condividere valori, principi e un metodo di lavoro fondato sulla democrazia, sulla collegialità e sul rispetto reciproco. Si sta insieme perché si condivide una visione del futuro, non perché si è costretti dalle circostanze”.


