Il trionfo del Paris Saint-Germain in Champions League parla ancora una volta italiano, e per la precisione porta con sé un orgoglioso e profondo accento siciliano. I parigini hanno concesso un memorabile bis europeo dopo il netto cinque a zero inflitto all’Inter nella finale dello scorso anno, superando questa volta l’Arsenal ai calci di rigore per quattro a tre, al termine di una sfida infinita e palpitante. Dietro i muscoli, la corsa e la straordinaria tenuta fisica della corazzata guidata in panchina da Luis Enrique c’è il lavoro silenzioso, metodico e prezioso di Cristoforo Filetti, che ha così potuto sollevare al cielo la coppa dalle grandi orecchie per il secondo anno consecutivo.
Cristoforo Filetti, preparatore atletico, ha conosciuto il tecnico del Psg, Luis Enrique, in Italia ai tempi in cui l’asturiano allenava la Roma e poi il tecnico spagnolo ha deciso di portarlo con sé nell’avventura in terra parigina.
Nato a Catania nel 1986 (e originario di Acireale), laureato in Scienze motorie a Tor Vergata, Filetti ricopre il ruolo di preparatore atletico e sport scientist della prima squadra del club francese, un compito di primissimo piano che lo ha trasformato in uno dei principali artefici dei successi transalpini sul tetto d’Europa. La sua è la storia di un’eccellenza italiana che ha saputo imporsi ai vertici del calcio mondiale grazie alla scienza applicata allo sport, all’analisi dei dati e a una dedizione totale, doti che hanno conquistato la fiducia cieca del tecnico spagnolo e dei campioni sotto la Torre Eiffel.
Nonostante i palcoscenici scintillanti di Parigi e degli stadi più prestigiosi del continente, Filetti non ha mai reciso il legame viscerale con la sua terra d’origine e rimane profondamente innamorato delle atmosfere uniche della Sicilia e di luoghi che ama, come Taormina, dove torna quando gli impegni di calendario gli consentono per ricaricare le energie.
Questa seconda Champions League di fila consacra definitivamente il professionista catanese nell’élite dello staff tecnico internazionale, dimostrando come la pianificazione atletica e lo studio scientifico della performance siano ormai l’arma segreta fondamentale per vincere le maratone calcistiche più dure del pianeta. Mentre Parigi festeggia i suoi eroi sul campo, la Sicilia può così celebrare un suo figlio illustre che, con competenza e passione, ha saputo mettere la propria firma indelebile sulla storia moderna del calcio europeo.


