Il “laboratorio Toscana” racconta una cosa chiara: il Movimento 5 Stelle non ha mai davvero archiviato il Reddito di Cittadinanza, lo ha solo messo in “manutenzione” per adattarlo ai tempi e in attesa di rilanciarlo.
Quello che sta avvenendo in Toscana, con l’accordo tra il governatore Eugenio Giani e i pentastellati, non è una semplice misura assistenziale locale, ma una precisa manovra politica. L’idea è quella di creare un “Reddito 2.0” che parta dal basso per scalare verso le elezioni politiche. In Toscana la ricetta è semplice: 500 euro a chi è rimasto fuori dalle maglie strette del governo Meloni, purché abbia un ISEE sotto i 15mila euro e sia pronto a formarsi.
Dal 2 aprile scorso – come ha evidenziato il Fatto Quotidiano – i cittadini che risiedono in Toscana da almeno tre mesi possono fare domanda per il “reddito regionale di reinserimento lavorativo”: un sostegno economico fino a 500 euro al mese, per un massimo di nove mesi, rivolto a chi ha perso il lavoro e ha esaurito gli ammortizzatori sociali. La misura, finanziata con 23 milioni di euro, è rivolta a persone disoccupate con Isee inferiore a 15mila euro che non percepiscono altri aiuti, né nazionali né regionali, ed è subordinata alla partecipazione a percorsi di formazione e a politiche attive del lavoro.
Per Giuseppe Conte, questa è la prova del nove per il Campo Largo. Dimostrando che Pd e M5S possono scrivere insieme una legge sulla povertà a livello regionale, si toglie l’alibi a chi, nel Partito Democratico, era ancora scettico sul ritorno a sussidi di questo tipo. È un modo per dire: “Visto? Si può fare senza spaccare la coalizione”.
La strategia per le prossime politiche sembra quindi tracciata. Non si chiamerà probabilmente più “Reddito di Cittadinanza” – un brand ormai troppo polarizzante – ma il Reddito 2.0 diventerà una misura di inserimento regionale coordinata dallo Stato. In pratica, il M5S sta usando la Toscana come “vetrina” per mostrare agli elettori che l’alternativa alle politiche attuali esiste già ed è pronta per essere esportata in tutta Italia.
Resta da capire se questo modello riuscirà a reggere l’urto delle critiche sui costi, ma una cosa è certa: la battaglia sul welfare sarà il cuore del prossimo scontro elettorale.


