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Salis agita il campo largo: Renzi la spinge, il Pd frena, M5S e AVS la ignorano

Il nome di Silvia Salis agita il centrosinistra, trasformandosi rapidamente in un rebus che rischia di ridisegnare gli equilibri di un’area politica già in perenne tensione. A dare fuoco alle polveri è Matteo Renzi, che ha individuato nell’ex martellista e attuale vicepresidente del Coni la figura perfetta per sparigliare le carte. Il leader di Italia Viva non usa mezzi termini e la spinge apertamente verso le primarie, descrivendola come la “federatrice ideale” del cosiddetto campo largo, una figura trasversale capace di unire mondi diversi e di parlare a quel centro che spesso si sente orfano di rappresentanza.

Tuttavia, l’entusiasmo renziano trova un muro gelido al Nazareno. Per il Partito Democratico, dopo che l’esito del referendum sembrava aver blindato la leadership di Elly Schlein proiettandola come candidata naturale alla presidenza del Consiglio, l’ipotesi di una discesa in campo di Salis rimetterebbe tutto in discussione. La potenziale corsa della sindaca di Genova è vista come un pericoloso “boomerang”. Il timore dei vertici dem è che una sua candidatura non serva a unire, ma a spaccare definitivamente la coalizione e forse anche i democratici stessi, introducendo una variabile fuori controllo proprio mentre si cerca di costruire una sintesi unitaria. Dal punto di vista del PD, forzare la mano su un profilo esterno in questo momento potrebbe minare la stabilità interna e delegittimare il percorso fatto finora dalla segretaria.

Ancora più fredda è l’accoglienza nel resto del fronte progressista. Il Movimento 5 Stelle e l’alleanza Verdi-Sinistra sembrano aver scelto la strada dell’indifferenza tattica: per loro la partita non è nemmeno aperta, convinti come sono che il perno della coalizione debba restare Giuseppe Conte. Ignorando le manovre di Renzi, i pentastellati e AVS blindano l’ex premier, vedendo in Salis un’operazione di disturbo più che una reale proposta di governo.

Eppure, nonostante l’ostilità o il silenzio dei partiti strutturati, Silvia Salis continua ad avanzare nei sondaggi. La sua figura sembra intercettare un gradimento silenzioso ma concreto, capace di attrarre i moderati del centrosinistra e di esercitare un fascino pericoloso su una parte dell’elettorato PD. È proprio questa capacità di penetrazione a preoccupare Schlein: il rischio è che Salis diventi il catalizzatore di un malcontento interno, una calamita per chi sogna una leadership diversa, finendo per trasformare il sogno del campo largo in una frammentazione ancora più profonda.

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