HomeItalia - EsteriVannacci o sconfitta: i numeri costringono il centrodestra all’accordo con il Generale

Vannacci o sconfitta: i numeri costringono il centrodestra all’accordo con il Generale

Il destino del centrodestra e la stabilità della prossima legislatura sembrano ruotare attorno a un ago della bilancia inaspettato: il generale Roberto Vannacci. Secondo le ultime simulazioni basate sugli scenari della nuova riforma elettorale, la coalizione di governo si troverebbe di fronte a un bivio matematico prima ancora che politico. Senza l’apporto di Futuro Nazionale, che nei sondaggi viene dato fra il 3% e il 4%, il centrodestra non riuscirebbe a superare il campo largo e di conseguenza vedrebbe a serio rischio l’esito delle Politiche, con poche chance di far scattare il premio di maggioranza previsto dalla legge. Un doppio rischio, perché la coalizione di governo si gioca l’obiettivo della guida del Paese e di costruirsi dei numeri solidi a Palazzo Madama.

L’alleanza appare numericamente obbligata, con il partito di Vannacci — che ha recentemente assorbito il movimento “Indipendenza” di Gianni Alemanno — che diventa ago della bilancia con il suo 3% di base. Questa piccola percentuale rappresenta però la soglia critica per ribaltare l’esito delle urne. Se il centrodestra decidesse di correre senza imbarcare il generale, lo scenario simulato prefigurerebbe una sconfitta: un ipotetico campo progressista riuscirebbe infatti a conquistare 227 seggi, lasciando ad una significativa distanza la coalizione di destra ferma a 149.

L’ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione si configura quindi come una mossa di puro realismo elettorale, necessaria per blindare la vittoria, ma non priva di incognite politiche. La necessità di “imbarcare” una forza che aggrega mondi diversi della destra radicale pone una sfida di coesione interna per i leader della coalizione attuale, costretti a bilanciare i numeri necessari per vincere con la complessità di una convivenza programmatica con il generale che di recente ha detto addio alla Lega e ha, quindi, “divorziato” dal capo del Carroccio, Matteo Salvini.

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